Credere in qualcosa

Che vogliamo o no, siamo tutti credenti. Di una qualche verità, sia pure provvisoria, non possiamo fare a meno. Credere che non vi possa essere una verità assoluta ma soltanto una verità più o meno condivisa è la premessa necessaria alla saggezza oltre che a una convivenza pacifica, nel rispetto dei valori altrui e magari anche nel dialogo sui medesimi col nostro prossimo (nandocan)

di Massimo Marnetto

Partecipo a un battesimo. Il prete è un gesuita profondo e ironico. Nella predica parla di Ultimo, il cantante che ha detto che i giovani non votano e non vanno a messa: ‘’Il nesso tra le due cose è la mancanza di riferimenti’’. Inizio a rimuginare su questo concetto e non seguo più il rito. Penso all’eccesso di precetti da parte degli adulti svuotati dalla mancanza di coerenza, una miscela micidiale che tradisce la fiducia dei ragazzi e li lascia soli ad annaspare in un mare di dubbi, alla ricerca di stima, amicizia, affetto e senso.

Poi arrivano ai 18 anni e chiediamo loro di votare, di credere in qualcosa, di identificarsi nei nostri valori, quelli che non gli abbiamo mai spiegato con le nostre scelte, perché avevamo da fare cose pratiche. ‘’Andate in pace!’’  Lascio i miei pensieri e ritorno al rito. Il prete ci chiede un applauso per il battezzato in segno di buon augurio. Mi unisco. Ma per la prima volta ho la sensazione che mettere un neonato davanti alla sua vita sia un gesto da estremisti della speranza.

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