COP 28 a Dubai

di Massimo Marnetto

 ”Il petrolio non è responsabile dei danni all’ambiente”. “Ci vuole più atomo per salvare il pianeta”. Con questi due clamorosi proclami si chiude la COP 28, a Dubaii. Un mastodontico summit che – invece di entrare nel merito dell’abbattimento delle emissioni di CO2 – ha lanciato una sorta di ”negazionismo camuffato”. Quel pensiero che non rigetta il problema (surriscaldamento), di cui anzi si mostra preoccupato; ma ne elude la soluzione agendo sulla negazione delle cause (combustione fossili) e alterazione dei rimedi (nucleare), per evitare cambiamenti radicali (drastica riduzione dell’energia da fonti fossili).

Certo, non si poteva prevedere nulla di diverso, visto che l’evento si è svolto in uno dei paesi con il più alto impatto ambientale sul suo territorio, nonché settimo esportatore mondiale di petrolio e gas. Il meta-messaggio che l’organizzatore emiratino Sultan Al Jaber ha voluto lanciare è chiaro: ‘‘Signori, guardatevi intorno, tutti questi grattacieli li abbiamo fatti col petrolio. E voi pensate veramente che rinunceremmo a tutto questo lusso per far contento qualche ambientalista sfigato? Viva l’ambiente, purché non cambi niente!”


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