Cina, di tutto e di più: media con l’Europa, cerca di fermare il massacro Ucraina e attacca gli Stati Uniti

Il “Global Times” di oggi, in pratica il “Quotidiano del popolo” di Pechino in versione internazionalista, pubblica un ampio resoconto su una naturale vocazione della Cina a mediare nella guerra russo-ucraina. Con una significativa sottolineatura: “I colloqui tra Xi, Macron e Scholz – è scritto – infondono nuove speranze per risolvere la crisi ucraina e mostrano che Cina ed Europa condividono interessi di sicurezza”.

La Cina e l’Europa

Il punto, sembra di capire, è proprio questo. I cinesi cercano di rimarcare le differenze tra gli interessi in campo. In primo luogo, quelli degli Stati Uniti. Xi su questo è stato chiaro: il diritto internazionale deve andare a braccetto col principio di “sicurezza”. E ancora: i valori sono importanti, ma la sopravvivenza, probabilmente, viene prima. Certo, l’ideale sarebbe poter contemperare le due cose, e per questo ci vuole un approccio “cooperativo” e l’uso della diplomazia. Niente guerre sante, insomma, che servono solo ad esasperare gli animi e a tagliarsi i ponti alle spalle.

Il ‘Grande pacificatore’

In definitiva, la Cina sta giocando con abilità il suo ruolo di “grande pacificatore”, anche se sullo sfondo si intravede una strategia che punta a dividere il Vecchio continente dagli Usa. Calma, pazienza e rinuncia a qualche cosa, dunque. Nessun gioco “a somma zero”, per poter vincere tutti. Come ha detto il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in una conferenza stampa che è sembrata una vera lezione di diplomazia. Ma, per dirla tutta, dobbiamo anche vedere il rovescio della medaglia: gli Stati Uniti diffamano la Cina, scrivono, corti e netti, nella stessa prima pagina del “Global Times”. Il quale, facendo da contrappunto all’apertura, chiarisce, per chi ancora non l’avesse capito (specialmente i commentatori europei) quale sia la reale posizione  del colosso asiatico sulla crisi ucraina.

Non solo cosa dice, ma chi lo dice

Chiariamoci. Non è tanto quello che dice, in questo momento, la stampa cinese. Ma chi lo dice. Sì, perché il “Global Times” è la versione “internazionalista” del “Quotidiano del popolo”, organo del Partito comunista. Insomma, ci siamo capiti. Ogni virgola è come se fosse uscita, direttamente dalla bocca di Xi Jinping. Bene, i cinesi accusano il Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti di avere diffuso notizie false e calunniose. In particolare, alcuni anonimi funzionari avrebbero rivelato al New York Times (in due articoli, del 25 febbraio e del 2 marzo) che la Cina “sapeva della progettata invasione dell’Ucraina” e che avrebbe pregato Putin di rimandarla, a dopo le olimpiadi invernali.

Disinformazione Usa

Il Ministero degli Esteri di Pechino ha reagito al vetriolo, affermando, prosegue il “Global Times”, che la disinformazione è un vecchio trucco che gli Stati Uniti hanno sempre giocato. Aggiungendo, testualmente, che “per coincidenza, nonostante la situazione in Ucraina, gli americani sembrano avere aumentato i loro investimenti nella regione indo-pacifica, per contrastare la crescente influenza della Cina. Il che indica che gli USA tentano di spostare i problemi legati alla crisi ucraina e di trarre profitto dai conflitti di altri Paesi”. Una chiave di lettura geo-strategicamente diversa, anzi, quasi alternativa, rispetto a quella sostanzialmente eurocentrica che va per la maggiore nel Vecchio continente.

L’Ucraina usata e gettata nel fuoco

E, calcando la mano, il “Global Times” esprime, infine, quelli che possono essere considerati i veri sentimenti del Partito comunista cinese sulla crisi, attribuendoli, però, a non meglio precisati “analisti”: “Gli Stati uniti e la Nato stanno, insieme, spingendo l’Ucraina nel fuoco. In qualità di iniziatori del conflitto, gli americani stanno aggiungendo benzina sul fuoco, mentre accusano la Cina di non fare uno sforzo per aiutare. Il che è irresponsabile e immorale”.

Un colpo al cerchio e uno alla botte, da quelle parti la diplomazia gliel’ha insegnata Confucio: dici quello che non pensi e pensa quello che non dici.

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