Cibo da coccodrillo a Gaza e ancora armi per Israele

Per misurare il proclamato dissenso americano nei confronti di Netanyahu per l’operazione Gaza basterà dire che senza il costante finanziamento USA Israele non avrebbe potuto neppure cominciarla, né questa né altre. Le critiche e gli appelli di Biden alla moderazione servono solo a salvare la faccia con gli alleati europei (nandocan)

Ugo Tramballi su Remocontro

«Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare alle foto in bianco e nero di Arromanches, Normandia. A metà strada fra Omaha e Sword Beach, è dove gli Alleati costruirono un porto galleggiante per alimentare con uomini e mezzi la testa di ponte dello sbarco del 6 giugno 1944». Ugo Tramballi amaro, nelle sue ‘SlowNews’, a dirci sul porto che gli americani ora vogliono costruire davanti a Gaza, e dove «il verbo sfamare definisce meglio l’obiettivo della missione».

Il molo galleggiante dello sbarco in Normandia

Rimorso portuale americano

Il Genio è salpato dalla base di Norfolk, Virginia. Quando arriverà nel Levante mediterraneo e un migliaio di militari avranno assemblato le piattaforme galleggianti, gli Stati Uniti garantiranno tre milioni di pasti al giorno ai 2,3 milioni di palestinesi di Gaza. Fra i bambini la malnutrizione sta incominciando a fare più vittime dei bombardamenti israeliani.

Gli aiuti se e come arriveranno

I paracadute dal cielo e i camion via terra hanno dimostrato di essere inefficaci. La via più sicura dovrebbe essere il porto galleggiante. Resta da chiarire chi trasferirà i pasti a terra, come e dove, nel caos di Gaza. Chi li distribuirà una volta arrivati? Gli americani non intendono mettere piede nella striscia e gli israeliani non sono disposti a svolgere ruoli diversi da quelli militari. Forse a garantire l’ordine nella distribuzione saranno i clan familiari palestinesi che sono sempre esistiti nella striscia: prima, durante e certamente anche dopo Hamas.

Pane ai palestinesi e bombe per Israele

La missione umanitaria ordinata da Joe Biden è iniziata senza che ne venisse interrotta un’altra, in un certo senso molto più prosaica. In questi cinque mesi di conflitto gli americani hanno garantito a Israele 28mila tonnellate di munizioni, equipaggiamento militare, mezzi blindati e materiale sanitario. Le cifre sono del quotidiano israeliano Ha’aretz. Prima le bombe poi il cibo, i destinatari sono sempre gli stessi: i civili di Gaza.

Mercato bombe

Bombardare costa più che sfamare: fra 1.500 e 3.500 dollari un proiettile da 155mm; quello da 120 dei carri Merkava, circa 7.500; le bombe intelligenti che sgancia l’aviazione vanno dai 21.000 in su.

Israele verso il precipizio economico

Ancora Ha’aretz calcola che la guerra stia costando a Israele due miliardi di dollari. Ma solo in munizioni: poi c’è il carburante per far muovere i carri armati e volare i bombardieri; il costo di Iron Dome, i missili anti-missili lanciati da Hamas; gli stipendi ai 350mila riservisti richiamati al fronte. E c’è il costo indiretto della guerra: secondo l’autorità governativa per l’innovazione, metà delle startup d’Israele – la base del suo successo tecnologico – resteranno senza finanziamenti entro sei mesi.

Il disonesto Bibi e l’indeciso Joe

«Si sbaglia», aveva protestato Bibi Netanyahu quando era stato accusato da Joe Biden di «danneggiare Israele continuando la guerra senza prevedere una via d’uscita politica». Era lui, Bibi – sosteneva Bibi – il salvatore d’Israele. Aveva ragione il presidente americano: con i suoi comportamenti Netanyahu sta rovinando le relazioni con l’alleato essenziale. E senza gli Usa, Israele non avrebbe potuto fare la guerra né potrebbe continuarla.

Cascata di miliardi sul massacro

Il bilancio israeliano per la Difesa è di quasi 18 miliardi di dollari, metà dei quali spesi in stipendi e pensioni. L’aiuto militare americano è di 3,8 miliardi l’anno, più i 14 che si aggiungeranno quando il Congresso di Washington approverà il pacchetto che prevede anche finanziamenti per Ucraina e Taiwan.

Pasti da coccodrillo

Se l’aiuto militare si fermasse, Israele non avrebbe i mezzi economici né militari per combattere per tutto il tempo che Netanyahu ha deciso di prendersi. Ma Biden non lo farà: continuerà a dare bombe agli israeliani e pasti da coccodrillo ai civili di Gaza.

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