Roma, 14 luglio 2017 – Negli anni settanta quelli con la comunità di San Paolo sono stati gli ultimi miei contatti con quanti venivano chiamati cristiani del dissenso. Giovanni Franzoni, ex abate benedettino della grande Basilica romana, era già stato sospeso “a divinis” e l’eucarestia in quello stanzone disadorno di via dei Mercati Generali assomigliava molto più che alla messa tradizionale alla liturgia dei primi cristiani, col pane e col vino che l’ex abate di San Paolo, in abito casual, non poteva più consacrare a norma del diritto canonico. Alla lettura del Vangelo seguivano i commenti sull’attualità da parte delle persone convenute, con Giovanni sempre al centro della conversazione . Si parlava di guerre e di pace, di fabbriche e disoccupati, di chiesa dei poveri e di giustizia sociale. Molto prima di Papa Francesco, Giovanni ha provato a spiegare col suo esempio, come tanti altri sacerdoti e laici perseguitati dalla gerarchia ecclesiastica, che la coerenza col Vangelo ha un prezzo. Da allora non sono più andato a messa, ma quegli incontri rimangono tra le cose più belle della mia vita. Ciao, Giovanni.