Quel che è peggio, Sallusti, incoraggiato dal successo di Trump, sembra rivaleggiare con lui nelle farneticazioni sull’Islam: “Lo abbiamo scritto e riscritto più volte, in questi anni di sangue: il problema è l’islam, religione violenta e incompatibile con la nostra civiltà, in nome della quale sono stati commessi nella storia e continuano a essere commessi crimini atroci….”.
Contro questa pericolosa e controproducente semina di odio verso i migranti ho condiviso ieri una lettera aperta ai sunnominati colleghi, pubblicata da Ennio Remondino e Mimmo Mombezzi su Remocontro. Leggetela anche voi e condividetela, se siete d’accordo.
Fortuna che non mancano tra i giornalisti quelli che, anche accogliendo l’invito della “Carta di Roma”, propongono una risposta più ragionevole alla minaccia terroristica, che non viene dai richiedenti asilo ma semmai dalla nostra incapacità di favorirne l’integrazione nelle nostre comunità. “Respingere i rifugiati e i nostri principi umanitari non risolverebbe nulla salvo mutilare ulteriormente l’identità europea”, scrive oggi Livio Zanotti sul suo blog. E il più popolare tra gli esperti italiani di geopolitica, il direttore di “Limes” Lucio Caracciolo spiega molto bene sulla Repubblica le ragioni per cui “barricarsi nella fortezza Europa” non soltanto “non è praticabile”, ma “non servirebbe a garantire dalla minaccia di attentati” e rappresenta al contrario proprio quello che i terroristi ricercano. Trasformare, cioè, i nostri paesi in “territori-groviera, segnati da ghetti e buchi neri in cui esasperate popolazioni locali e immigrati si sfideranno non solo a parole…Il round finale avverrebbe fra razzisti che si esibiscono difensori della nostra ‘purezza’ e gruppi di islamici radicalizzati. A quel punto avremmo chiuso il cerchio dell’autolesionismo…”
Ciò detto, è chiaro che in assenza di una risposta politica al disagio sociale che conduce alla “guerra tra poveri” delle nostre periferie, tutto quello che abbiamo scritto finora può avere l’effetto di una predica inutile. L’educazione, nelle scuole e nelle parrocchie, può fare molto, ma nel tempo breve non è sufficiente. Per far fronte al diffondersi di partiti e movimenti razzisti e xenofobi, tanto più preoccupante alla vigilia di un anno elettorale nei maggiori paesi del continente europeo, servirebbe una nuova sinistra radicale capace di coniugare la difesa dei principi di libertà, solidarietà e accoglienza con la rappresentanza dei ceti più disagiati. Per quanto riguarda l’Italia, se il Partito democratico si dimostra purtroppo sempre meno adeguato a questo compito decisivo, bisognerà ricostruire rapidamente un’alternativa che raccolga nel tradizionale serbatoio della sinistra, oggi in gran parte disperso nell’astensionismo e tra i Cinque Stelle, il necessario consenso. Se la protesta popolare delle nostre periferie dovesse invece restare isolata, nonostante che l’ inesperienza dei suoi attuali rappresentanti richieda con sempre maggiore evidenza il sostegno di un “tutor”, sarebbe un guaio davvero per tutti.
