Non condividevo tutto quello che diceva, ma apprezzavo il suo sforzo di essere imparziale, concedendo ai suoi nemici giurati – Davigo, Travaglio e tutti quelli che non la pensavano come lui – qualche apprezzamento occasionale (“però qui non gli si può dar torto…”). Bordin era un giornalista dotato di una memoria militante, che usava per trovarne negli articoli incoerenze e imprecisioni. Finiva sempre in ritardo (“dobbiamo assolutamente chiudere…”), ma tutti sapevano che a lui era concesso sforare e a noi ascoltatori quei minuti in più facevano piacere. Lo mandavo a quel paese quando diventava fazioso e se mi faceva incavolare gli rispondevo parlando da solo. Insomma, quel Pasquino scanzonato e polemista indolente mi mancherà.
