Contro «terrorismo e tirannia» 100 miliardi di dollari in aiuti militari per Ucraina, Israele e Taiwan, e Joe Biden mette gli Usa «nazione essenziale» alla guida del conflitto bellico globale.
Due crisi, quella di Gaza e quella ucraina, messe assieme per fini di politica interna. Il presidente Usa lo ha fatto per cercare il consenso necessario al voto sulle leggi di bilancio. Israele a coprire altre armi all’Ucraina. Ma il discorso rivolto all’America, per finanziare assieme Zelensky e Netanyahu mette dall’altro lato della barricata tutti i Paesi musulmani e molto del Sud del mondo
Hamas e Putin nemici dell’America
Presidente chiede altri soldi, tanti, perché le ‘minacce alla democrazia’, vanno combattute, e questo contrasto costa. E nel mezzo di una tempestosa crisi mondiale, come quella israelo-palestinese, che interessa tutto l’universo dell’Islam, Biden lega Hamas a Putin per ottenere i dollari per finanziare ancora Zelensky assieme a Netanyahu. Collocando, quasi automaticamente, dall’altro lato della barricata tutti i Paesi mussulmani, dal Marocco fino all’Indonesia. E basta guardare a come ribollono le piazze di tutti questi Stati, per comprendere i sentimenti della popolazione verso l’Occidente.
E in un colpo solo, il Presidente degli Stati Uniti ha regalato a Russia e Cina, la ‘simpatia’ della gran parte dell’Islam, del Sud del mondo e dei ‘non allineati’.
Israele tra difesa e vendetta
Tutti abbiamo preso le parti di Israele, ferito ferocemente da Hamas. Ma questo non significa applicare, alla lettera, la legge del Levitico: occhio per occhio e dente per dente. Che è quello, purtroppo, che sta succedendo a Gaza. Ora, i 20 camion di aiuti al giorno concessi da Netanyahu a Biden (che fra l’altro ancora non si vedono) ci sembrano ben poca cosa per etichettare come un successo la visita in Israele del Presidente Usa. Quella è stata solo una comparsata elettorale di poche ore, che doveva servire a mandare qualche messaggio trasversale (all’Iran) e a creare il clima per una precisa richiesta al Congresso: altri 106 miliardi di dollari, perché Israele è in pericolo.
Quegli altri 106 miliardi a chi?
Andando a spulciare nel documento contabile, si scopre che la proposta ne prevede 14,3 per Gerusalemme e ben 61 per l’Ucraina. E qua va fatta una riflessione. La Casa Bianca sta mettendo assieme le due guerre, perché il Congresso (col veto dei Repubblicani), in occasione delle trattative per evitare lo ‘shutdown’ federale, ha già tagliato uno stanziamento di 6 miliardi di dollari destinati a Kiev. E, mentre la controffensiva di Zelensky arranca, a Washington sono meno pronti a continuare a svenarsi, e potrebbero anche (e lo faranno presto) chiedere all’Europa un contributo finanziario più massiccio. Dato che, quella guerra, come dicono gli strateghi del Pentagono e della Nato, o si vince (contro una potenza nucleare come la Russia) oppure deve andare avanti all’infinito. Fino all’ultimo russo. O ucraino.
Washington Post avverte
Così il Washington Post descrive la situazione: «Molti Repubblicani in entrambe le Camere affermano, inoltre, che si opporranno agli sforzi per collegare gli aiuti di Ucraina e Israele. Gli Stati Uniti hanno già speso più di 60 miliardi di dollari per l’Ucraina, e una quota crescente di legislatori repubblicani, incoraggiati da Trump, hanno iniziato a chiedere che gli alleati europei paghino una quota molto maggiore del conto, se non il resto. I 60 miliardi di dollari rappresentano circa l’8% del budget militare annuale americano». Tuttavia, l’esborso pro-Ucraina non si ferma qui. La proposta chiede anche quasi 10 miliardi di dollari da destinare a ‘interventi umanitari’, che dovrebbero essere spesi tra Israele, Gaza e, appunto, Ucraina e qualche altro Paese. Ma su questo punto c’è ancora molta confusione.
Patto col diavolo: più armi meno migranti
Biden, comunque, si è guardato le spalle e ha inserito, a sorpresa, anche un cospicuo finanziamento (14 miliardi di dollari) sotto la voce ‘immigration enforcement’, che in teoria può voler dire tutto: dal rafforzamento del ‘muro’ sul Rio Grande, fatto di barriere, fossati e fili spinati, al potenziamento della repressione poliziesca al confine, fino alla moltiplicazione dei controlli doganali. Questo era il prezzo che Biden si era impegnato a pagare ai Repubblicani, in cambio del via libera per il finanziamento di nuovi massicci armamenti all’Ucraina. «È un errore ritardare gli aiuti a Israele – sostiene il senatore Josh Hawley citato dal Washington Post -anche perché sull’Ucraina, la Casa Bianca sa che non sta avendo lo stesso consenso nel Paese. Per questo stanno chiedendo una cifra enorme tutta in una volta».
Insomma, collegare, con un gioco di prestigio contabile, la crisi tra Israele e palestinesi alla guerra sostenuta ormai ‘ful time’ da Usa ed Europa in Ucraina non sembra una buona idea. Soprattutto, la gente vorrebbe sentir parlare di nuovi piani di pace. E non solo di come fare a tenere in vita vecchie guerre.
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