Alternativa alla destra

Mi capita spesso di trovarmi d’accordo con le analisi politiche di Enrico Rossi e se giornali e politici prestassero all’ex presidente della regione Toscana (1910-1920) anche solo un po’ dell’attenzione che rivolgono a Renzi e Calenda anche l’alternativa alla destra ci guadagnerebbe (nandocan)

Enrico Rossi su Facebook

Buongiorno e buona domenica.
Appena Renzi è sceso in campo per essere alternativo alla destra, immediatamente per il centrosinistra le questioni si sono ingarbugliate.
Il risultato delle europee, deludente per la destra -soprattutto Fratelli d’Italia e Lega, e confortante per la sinistra -PD e Alleanza Verdi e Sinistra- poteva, dopo il congresso del M5stelle, aprire la fase della costituente di uno schieramento e un programma alternativo alla compagine guidata da Meloni; quindi alla costruzione di una visione comune del futuro del Paese e dell’Europa e alla condivisione di una nuova politica internazionale impegnata per la pace.
Temi non semplici su cui sarebbe stato importante lavorare subito con impegno e serietà.
Invece, da qualche mese a questa parte, a sinistra non si fa altro che discutere di Renzi e dividerci pericolosamente, consentendogli così di tornare ogni giorno sotto i riflettori e ritornare ad essere quasi un dominus nella situazione politica del centrosinistra.
È questo un frutto avvelenato che, a mio avviso, deve essere rimosso quanto prima dal tavolo di discussione. PD, AVeS e M5stelle non possono escludere, anzi dovrebbe ricercare un’alleanza con un centro liberale per battere la destra estrema che ci governa. Ma il punto è di quale centro stiamo parlando e con quale guida. A me pare evidente che né Renzi e neppure Calenda possano avere le caratteristiche per essere i giusti interlocutori.

Renzi

Renzi è non solo è divisivo, ma è ritenuto, persino oltre i fatti, di essere l’artefice di tante sconfitte della sinistra e del mondo del lavoro, non solo di tipo elettorale ma anche sul piano valoriale, culturale e legislativo.
Interi mondi come quelli dei lavoratori dipendenti, della scuola e della sanità si sono sentiti abbandonati dalle politiche del governo e del PD a guida renziana.
Per molti, a sinistra, egli è diventato oggettivamente il simbolo di un tradimento, di una ferita ancora aperta e sanguinante inferta ad una identità, a un sistema di ideali che andava aggiornato ma non irriso e distrutto.

Calenda

Quanto a Calenda, come fidarsi di un personaggio che firma un accordo con il PD dell’ingenuo e troppo draghiano Letta, e poi a pochi giorni dalle elezioni lo sconfessa per mettersi con Renzi?
Non è difficile capire, come attestano tanti sondaggi, che l’alleanza con questi due politici farebbe perdere più voti di quanti ne potrebbe portare.
Di tutto questo è bene che si tenga conto, provando a rimediare e seguendo un giusto metodo di lavoro.

Prima di tutto occorre costruire una solida alleanza politica e programmatica tra PD, AVeS e M5stelle, non dall’alto ma coinvolgendo, ascoltando e consultando veramente la base degli elettori.

Prima l’alleanza a sinistra

Poi, insieme, si potrebbe aprire anche ad altre forze con una discussione che assumerebbe un valore completamente diverso: non di ricatto o di sottomissione ma di effettivo allargamento di uno schieramento progressista già solido e ben piantato nella realtà politica e sociale.
Inoltre, le forze che si oppongono alla destra sono costitute non solo dal centro liberale, uscito sconfitto dalle elezioni europee, ma anche da un centro cattolico, assai critico verso le scelte del governo Meloni e ancora privo di una rappresentanza politica, infine da una sinistra civica, pacifista e ambientalista, che pone temi importanti e molto avvertiti da tanti cittadini insoddisfatti dagli attuali partiti.

I renziani in Liguria

Fa bene quindi Schlein a definire surreale il dibattito estivo sulle alleanze e a chiedere ai renziani in Liguria di abbandonare le giunte con la destra se vogliono aderire allo schieramento di centrosinistra.
Aggiungerei che, per quanto riguarda il futuro, un’eventuale alleanza con il centro liberale non può essere incentrata su accordi ai vertici con Renzi e con Calenda, per il semplice motivo che la loro storia politica non li rende affidabili.
Se veramente i due leader del centro pensano di stare nello schieramento alternativo alla destra di Meloni, facciamo un passo indietro e consentano a gente nuova di assumere la guida nei loro rispettivi partitini.


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