***di Massimo Marnetto, 10 aprile 2020 – Si parla già di “rilancio” dell’economia, per ripartire dopo l’emergenza con un forte piano pubblico di investimenti. Ma qui viene il punto: per fare cosa?
Nuove opere è la risposta scontata, meglio se “grandi”. Invece credo che la quota maggiore della spesa dovrebbe indirizzarsi sulla manutenzione del già esistente. L’ultimo ponte crollato conferma quanto già il disastro di Genova aveva reso evidente: la manutenzione seria delle opere pubbliche non si fa più da anni. E non solo nella viabilità, ma anche nelle scuole, ospedali, carceri, parchi, musei, uffici postali e in tutti i luoghi pubblici, dove siamo abituati a vedere muri scrostati e soffitti pieni di muffa e vetri incrinati.
Un piano “Aggiusta Italia”, darebbe lavoro a migliaia di imprese diffuse sul territorio, senza consumare suolo. Inoltre, fornirebbe in modo tangibile l’immagine del ritorno della presenza dello Stato nella quotidianità del cittadino. Entrare in ambulatorio della Asl e vedere muri freschi di vernice, ascensori funzionanti e bagni puliti sarebbe già il segno di una rinascita vera. Il premio che ci potremmo assegnare come cittadini, per aver risposto, con disciplina e onore, alla grande epidemia.
