Ora facciamo un passo indietro e riepiloghiamo. Al referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha trionfato il ‘sì’ all’acqua pubblica con il 54% dei consensi, pari a circa 26 milioni di voti: in sostanza, i cittadini hanno votato per l’abolizione della “adeguata remunerazione del capitale investito dai gestori” e pertanto la bolletta dell’acqua non avvrebbe dovuto essere più gravata del 7% corrispondente al profitto del’impresa. In questi due anni però poco è stato fatto per ottemperare all’obbligo derivante dal risultato del referendum. A luglio di quest’anno l’Espresso e Il Fatto Quotidiano hanno pubblicato ciascuno un’inchiesta dai risultati affatto esaltanti: “L’Italia, da Nord a Sud, appare come un mosaico di situazioni differenti. Ci sono città, tra cui Ferrara, che hanno ridotto la partecipazione pubblica nelle multiutility, e Regioni, come la Toscana, che davanti alle richieste dei comitati hanno
A questo punto sorge il sospetto che le lobby dell’acqua non si siano date per vinte – nonostante il referendum – e tentino con ogni mezzo di tornare in partita. Sospetto avvalorato dalla scoperta del progetto contenuto nel documento ‘Destinazione Italia‘ di cui ho parlato ieri e scoperto per primo da Civati. Oggi la notizia di Pistoia: ce n’è d’avanzo per invitare tutti i cittadini a tenere gli occhi aperti: da quando in qua nel nostro Paese la volontà popolare viene rispettata, se di mezzo c’è l’interesse di qualcuno?
