Riconoscimento

In questo caso, poiché Israele nega alla Palestina la possibilità di esistere come Stato, il riconoscimento può e deve venire prima come riconoscimento di un diritto. D’altra parte l’esistenza riconosciuta dall’Onu di un’autorità nazionale palestinese costituisce già il nucleo di uno Stato. Se non sbaglio il riconoscimento c’è già dalla gran parte del mondo e se non fosse per le resistenze di Israele e Stati Uniti a retrocedere da un’occupazione militare che permane da decenni in violazione dei diritto internazionale, lo Stato palestinese sarebbe cosa fatta da decine di anni. Quanto alla democraticità mi pare che anche Hamas si stato eletto e niente ha impedito e impedisce ad altre rappresentanze politiche di proporre un’alternativa (nandocan)

di Massimo Marnetto

Esiste prima lo Stato o il suo riconoscimento? Io credo che occorra riconoscere prima la Palestina, benché senza governo, né confini precisi, perché è l’unico modo per fermare il genocidio del suo popolo, la distruzione di quel che resta delle case e il furto di terra da parte dell’esercito e dei coloni spalleggiati dal Governo Netanyahu. Ma soprattutto, perché Hamas si batte solo con diritti, dignità e speranza.

Basta solo un metro quadro di Stato Palestinese per salvare un intero popolo. Chi ha una patria, può avere un progetto di pace, rispetto e rinascita, l’antidoto al ripresentarsi della lebbra dell’odio. Se invece si continua con la grande rappresaglia – identificando la popolazione allo sbando con Hamas – il fuoco della rivalsa non si spegnerà mai. Riconoscere la Palestina adesso è un atto di lungimiranza, proiettato nella riconciliazione. Ma per capirne il valore occorrono statisti ipermetropi e il nostro Governo non li ha.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere