In questo caso, poiché Israele nega alla Palestina la possibilità di esistere come Stato, il riconoscimento può e deve venire prima come riconoscimento di un diritto. D’altra parte l’esistenza riconosciuta dall’Onu di un’autorità nazionale palestinese costituisce già il nucleo di uno Stato. Se non sbaglio il riconoscimento c’è già dalla gran parte del mondo e se non fosse per le resistenze di Israele e Stati Uniti a retrocedere da un’occupazione militare che permane da decenni in violazione dei diritto internazionale, lo Stato palestinese sarebbe cosa fatta da decine di anni. Quanto alla democraticità mi pare che anche Hamas si stato eletto e niente ha impedito e impedisce ad altre rappresentanze politiche di proporre un’alternativa (nandocan)
di Massimo Marnetto
Esiste prima lo Stato o il suo riconoscimento? Io credo che occorra riconoscere prima la Palestina, benché senza governo, né confini precisi, perché è l’unico modo per fermare il genocidio del suo popolo, la distruzione di quel che resta delle case e il furto di terra da parte dell’esercito e dei coloni spalleggiati dal Governo Netanyahu. Ma soprattutto, perché Hamas si batte solo con diritti, dignità e speranza.
Basta solo un metro quadro di Stato Palestinese per salvare un intero popolo. Chi ha una patria, può avere un progetto di pace, rispetto e rinascita, l’antidoto al ripresentarsi della lebbra dell’odio. Se invece si continua con la grande rappresaglia – identificando la popolazione allo sbando con Hamas – il fuoco della rivalsa non si spegnerà mai. Riconoscere la Palestina adesso è un atto di lungimiranza, proiettato nella riconciliazione. Ma per capirne il valore occorrono statisti ipermetropi e il nostro Governo non li ha.
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