Banditi a Gaza i giornalisti palestinesi

da Remocontro

Fermare la “guerra ai giornalisti palestinesi” a Gaza, uccisi dall’esercito israeliano per rendere totale il blackout mediatico sul massacro in corso della popolazione civile. Uccisi spesso con indosso i loro giubbotti di reporter in un numero mai visto in nessun conflitto recente.
Colleghi che con grande coraggio, a rischio della vita propria e dei familiari, continuano invece a documentare i crimini cui assistono fino all’ultimo respiro e il cui lavoro, purtroppo, salvo lodevoli eccezioni, è spesso ignorato dalla gran parte dei media italiani.

Non è accettabile che da 18 mesi sia impedito ai giornalisti della stampa internazionale di accedere a Gaza, anche per proteggere con la loro presenza la vita dei colleghi palestinesi, e che sia negato il diritto all’informazione. Reso sempre più difficile anche a quei giornalisti israeliani che raccontano in modo limpido quanto accade a Gaza e in Cisgiordania, senza accettare intimidazioni.

Al termine dell’incontro “Verità su Gaza”, alla sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, da controcorrente Lazio, con Articolo 21 eAmnesty International Italia, la richiesta di una mobilitazione dei giornalisti in Italia e in Europa, davanti al Parlamento europeo, con comunicati dei cdr sui giornali e videocomunicati. E che la Rai dedichi, oltre a un’attenzione costante e veritiera dei suoi Tg e Gr, una prima serata dedicata Gaza e a quella che l’Onu definisce la pulizia etnica in corso.

Drammatica la testimonianza del collega Alhassan Selmi: “Non è facile sapere se domani sarò vivo, ma vado avanti. Senza cibo, acqua, medicine, è difficile sopravvivere. Non smettete di parlare di noi”. (nella foto: Hossam Shabat)


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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