di Giovanni Lamagna
Sono fermamente convinto che l’uomo non possa fare a meno di lavorare e che quindi non debba smettere di lavorare, anche da anziano, perfino da vecchio, pena il condannarsi all’infelicità.
Altro che essere condannato a lavorare, a “guadagnarsi il pane con il sudore della fronte”, come dice la Bibbia (Genesi 3; 19)! Intendiamoci, con questo non voglio affatto dire che il lavoro non sia anche sudore e fatica. Anzi, il più delle volte il lavoro a cui l’uomo, giovane-adulto, si consegna per guadagnarsi il pane (da vivere) è soprattutto (se non solo), non poche volte, lacrime e sangue; altro che sudore! E, però, una volta andato in pensione (quindi chiusa questa fase della sua vita, costretta dalla necessità materiale, soggetta al vincolo dell’economia), l’uomo – almeno a mio avviso – non può fare a meno di continuare a lavorare.
Un nuovo lavoro
Deve scegliersi allora un nuovo lavoro, questo sottratto (finalmente!) ai vincoli della necessità economica (si spera) e legato piuttosto al suo desiderio di fare qualcosa che lo esprima, che lo realizzi, che lo renda ancora possibilmente utile agli altri. Senza questo nuovo lavoro, se non si trova un nuovo lavoro, l’uomo è destinato fatalmente a cadere in depressione, persino ad ammalarsi fisicamente. Ecco perché sostengo la tesi che l’uomo è mosso a lavorare da un bisogno psicologico. Non solo (e forse prima ancora che) da un bisogno economico.
Aggiungo: quando l’uomo lavora per un bisogno psicologico, intrinseco, interiore (come fanno gli artisti o i filosofi, ad esempio), non si pone neanche limiti di orario e non avverte neppure la necessità di fare vacanze.
Un piacere
Perché un tale lavoro non ha nulla del dovere e della necessità: è solo un piacere, una sorta di ri-creazione, nel senso letterale del termine. Trova un solo limite: quello di recuperare le energie fisiche, che, superata una certa soglia di fatica, vengono, ad un certo punto, meno e hanno, dunque, bisogno di essere ricaricate.
Chi ha trovato questo tipo di occupazione, però, anche quando è costretto a fermarsi un po’ per riposare, non vede l’ora di riprendere il suo “lavoro”. Perché questo è la sua stessa vita; è ciò che gli dà senso e, paradossalmente, perfino energie nuove, da qualche parte evidentemente nascoste.
- No senatore La Russa. Non siamo tutti uguali. Oggi in particolareEnnio Remondino su Remocontro Eh sì, sono abbastanza vecchio per aver vissuto di persona gli ultimi anni del fascismo e l’8 maggio 1945, che segna ufficialmente la fine della seconda guerra mondiale, lo festeggiai insieme al mio nono compleanno. Nei pacchi UNRA, chili con carne e chewing gum, roba di un altro mondo. Come iContinua a leggere “No senatore La Russa. Non siamo tutti uguali. Oggi in particolare”
- Gaza, genocidio rimosso, ora la tregua ammazza a rateNell’indifferenza che nasce dall’abitudine ad una conta quotidiana di vittime, la strage di palestinesi continua, a Gaza oggi come nel Libano ieri. Pare che questa sia la soluzione scelta da Israele e dal suo grande alleato alla questione demografica posta dall’inserimento ebraico nel Medio Oriente. Del resto basta confrontare la cartina del territorio di IsraeleContinua a leggere “Gaza, genocidio rimosso, ora la tregua ammazza a rate”
- L’impeachment unica soluzione per salvare il mondo da TrumpChe sia Trump che il governo russo considerino l’alleanza atlantica un inutile retaggio del passato non dovrebbe sorprendere, sorprende piuttosto che non ne abbiano ancora preso atto i governi europei con un aggiornamento o una coerente revisione dei rapporti la Russia (nandocan) Vittorio Da Rold su Remocontro Quanti danni può ancora portare Donald Trump all’equilibrioContinua a leggere “L’impeachment unica soluzione per salvare il mondo da Trump”
- Scompetenzadi Massimo Marnetto La vicenda Minetti mette in evidenza una tara tipica del nostro sistema pubblico, che potremmo chiamare ‘’scompetenza’’. Ovvero un sistema di competenze parziali, che impediscono di risalire al responsabile, in caso di inadempimento. La ‘’scompetenza’’ è fatta di atti plurimi, ma non chiari, così, se il procedimento s’inceppa, la colpa è diContinua a leggere “Scompetenza”
- Brigata Ebraica e Netanyahudi Massimo Marnetto La Brigata Ebraica ha tutto il diritto di sfilare il 25 Aprile, perché ha lottato per la Liberazione. Chi la contesta sbaglia e di grosso. Se però i suoi sostenitori accettano la presenza di bandiere di Israele, sono responsabili di una provocazione inaccettabile, perché adesso quella bandiera è simbolo del genocidio aContinua a leggere “Brigata Ebraica e Netanyahu”





