“Sono un fascista omofobo”

Cosi parla un esponente di primo piano del governo Netanyahu, il ministro delle finanze Smotrich, che – notizia ANSA dello scorso gennaio – è tornato a chiedere “la distruzione totale di Gaza”. Haaretz ne chiede le dimissioni ma senza l’appoggio dei Sionisti religiosi il governo non è in grado di reggere. Il loro è il Dio vendicatore della Bibbia a cui Smotrich fa spesso riferimento: “Cancellerai il ricordo di Amalek sotto il cielo”, cita riferendosi a Gaza. Ecco un ministro di Israele che nessuno accuserà di antisemitismo, ma ce la sta mettendo tutta per favorirlo. (nandocan)

*da Remocontro

«Smotrich deve pagare il prezzo dei suoi ripetuti appelli al genocidio dei palestinesi». È il titolo (feroce) dell’editoriale di Haaretz, il prestigioso quotidiano liberal di Tel Aviv, che così ieri giudicava il ruolo e l’attività politica dell’attuale Ministro delle Finanze.

Fascista e omofobo, per sua ammissione

«Sono un fascista omofobo, ma sono un uomo di parola…non lapiderò i gay…», confessa Smotrich. Notizia Ansa gennaio 2023. Senza pietà invece per i palestinesi, bombardandoli. Il noto esponente dei Sionisti Religiosi, uno dei partiti estremisti su cui si regge il governo Netanyahu, è tornato a chiedere «la distruzione totale di Gaza», senza lasciare nessuno spazio ad ambiguità o interpretazioni. Lo ha fatto durante una manifestazione, svoltasi proprio mentre in Israele stava per arrivare il Segretario di Stato Blinken, che cercherà, affannosamente, di far concludere un difficile accordo con Hamas, sul cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi.

Suprematismo ebraico e la diaspora Usa

Quello di Smotrich è stato un messaggio ‘trasversale’, rivolto prima di tutto all’Amministrazione Biden, che ogni giorno che passa sembra sempre più rassegnata alla prevista (e catastrofica) battaglia di Rafah. Haaretz non usa mezzi termini: Smotrich, visto come la pensa, si dovrebbe dimettere. «O, come membro del Gabinetto di sicurezza – prosegue ancora il giornale – dovrebbe essere immediatamente licenziato per le sue ultime dichiarazioni. Questo è il modo in cui si comporterebbe qualsiasi Paese adeguatamente governato. Tanto più un Paese contro il quale la Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha emesso misure provvisorie, che gli impongono di astenersi dal genocidio. Inclusa una che lo obbliga ad affrontare adeguatamente anche l’incitamento al genocidio».

Alibi politico a Netanyahu

Smotrich ha gettato benzina sul fuoco e la sua presa di posizione rischia di essere un boomerang per Israele. Ma ha fornito un alibi politico a Netanyahu. Per resistere alle pressioni americane sull’assalto di Rafah. Su questo tema il leader estremista è stato chiaro:«Non ci sono lavori che possono essere fatti a metà – ha detto – e per Rafah, Deir al-Balah e Nuseirat ci vuole una distruzione totale. Cancellerai il ricordo di Amalek sotto il cielo -ha concluso – non c’è posto per loro sotto il cielo». Le ultime notizie sono che il massiccio attacco prima o dopo si farà, e che dovrebbe essere particolarmente sanguinoso. L’altro ‘assist’ di Smotrich viene offerto alle accuse sudafricane presentate all’Aja. E qui gli analisti di Haaretz ricordano che il ricorso si basava anche su «una serie di dichiarazioni pericolose e provocatorie da parte di una lunga lista di personaggi pubblici israeliani – dal Presidente al Primo ministro, ad altri Ministri e membri della Knesset, fino a cantanti famosi e personalità dei media».

Democrazia e Stato di diritto

Ma soprattutto, si citava il sistema legale del Paese, che non era intervenuto per fare rispettare le regole del diritto internazionale, a un governo che sembrava quasi infischiarsene. Il fatto – scrive testualmente Haaretz – «che il sistema legale non ha punito gli istigatori, come indicativi dell’intenzione di commettere un genocidio». Secondo gli specialisti del quotidiano israeliano, proprio la debolezza dell’azione legale dimostrata dal Procuratore generale, Gali Baharav-Miara, e dal Procuratore di Stato, Amit Aisman, costituisce uno dei punti dell’accusa all’Aja.

Magistratura al rallentatore

Dopo le raccomandazioni della Corte di giustizia Internazionale, Baharav-Miara ha cominciato ad agire contro le dichiarazioni incendiarie di funzionari governativi e uomini politici. Bisognerà vedere, come si comporta adesso nel caso Smotrich, cioè davanti all’esponente che tiene praticamente sotto ricatto il Presidente Netanyahu.

‘Il marcio Israele di oggi’

«Nel marcio Israele di oggi – conclude l’editoriale di Haaretz – un uomo come Smotrich non solo non si sente minacciato, ma osa anche minacciare di lasciare il governo se Israele firmerà un accordo che libererà gli ostaggi, rinviando così l’operazione di Rafah. Ciò è accaduto mentre presentava la posizione del suo partito sull’accordo».

E a confermare le parole di Haaretz, è poi arrivata la ‘chiusa’ del Ministro delle Finanze, proprio a proposito dell’attacco a Rafah, rivolta evidentemente a Netanyahu: «Ero disposto a pagare un prezzo politico allora e sono disposto a pagare un pesante prezzo pubblico anche questa volta». Cioè, con le sue dimissioni manderebbe il governo a casa se si rinunciasse all’assalto. Ad Haaretz, aspettano.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere