Giorgio Napolitano da vicino, senza trombe, tromboni e avvoltoi

Da Remocontro, a bilanciare le critiche già apparse su “nandocan magazine” di Lamagna e Marnetto, una nota di Roberto Speciale, per due legislature europarlamentare, ma soprattutto, dirigente del Partito comunista genovese, quando era forza politica vincente che portava in Parlamento più di una decina tra deputati e sanatori.

Protagonista della storia italiana ed europea

La parola più chiara su Giorgio Napolitano l’ha detta Mario Draghi: «Assoluto protagonista della storia italiana ed europea degli ultimi 70 anni». Un gigante della coerenza e della lucidità culturale e politica. Come tutti gli uomini con limiti ed errori (e ci mancherebbe) ma con un profilo umano e politico altissimo. Il fatto che vi siano stati in questi giorni dichiarazioni avverse di alcuni, evidenti segni di rabbia e di ostilità anche se minoritari non fa che confermare che vi sono in Italia molti nani, camerieri per professione, e filofascisti incancreniti come i tifosi ultras di Verona e Lazio insultanti.

Nani e ballerini

Sallusti sproloquia (è brutto fuori perché è brutto dentro). Grillo non perde occasione per dire cose banali e con cattiveria, almeno la Meloni tace avendo già espresso quei giudizi nel passato e non potendo certo ripeterli oggi.

Il socialista scomodo

Ho conosciuto ed apprezzato Giorgio Napolitano, anche quando molti, persino a sinistra, non ne condividevano il pensiero o l’avversavano. Napolitano è stato allievo e sodale di Giorgio Amendola ma è andato ben oltre. Capiva che non bastava prendere le distanze dall’URSS su singole questioni ma bisognava rifiutarla come modello. Il socialismo democratico, l’unità tra le forze politiche di sinistra e non solo, la costruzione dell’Europa era per lui il modello, la strada da percorrere senza incertezze ma con pazienza e perseveranza. Per combattere meglio le diseguaglianze, le ingiustizie, lo sfruttamento.

Un costruttore e non un distruttore

C’è chi ha scritto che non andava fino in fondo, che non forzava la mano. È vero ma era una scelta perché lui era parte di una stessa formazione culturale e politica e non riteneva utili strappi, scissioni, frammentazioni ma considerava l’impegno a dislocare, se non tutti, tanti sulla strada giusta e che riteneva e che era obbligata. Era un costruttore e non un distruttore. Non solo della politica e dei partiti ma anche delle istituzioni, mettendo al centro il parlamento e cercando efficacia e stabilità nel Governo. La sua cifra non era il guizzo, lo scatto improvviso che si esaurisce subito, ma l’impegno incessante, di lunga lena, che lascia tracce e che influenza gli altri.

Il vecchio PCI prima di Occhetto

Ho partecipato a molti incontri nazionali prima e dopo la svolta di Occhetto. Allora ero Segretario regionale della Liguria del PCI e componente della direzione nazionale composta di 30/35 persone. Quegli incontri erano volti a dare un carattere, un segno a quella svolta necessaria dando vita (detto in breve) a una forte socialdemocrazia europea. Con lui Macaluso, Bufalini, Chiaromonte e tanti altri tra i quali noi, più giovani. Non era una corrente, non era una trama ma una riflessione da offrire a tutti, un pensiero da rendere concreto non solo per salvare una storia ma anche per darle una prospettiva duratura nel futuro.

Non sempre e non pienamente si è ascoltata quella voce. Da qui le incertezze, gli ondeggiamenti della nascita prima del PDS, dei DS e poi soprattutto del PD e la sua incompletezza.

Napolitano a Genova

Alla fine del 1988 (prima della caduta del Muro e della svolta del PCI) tenemmo l’ultimo congresso del PCI in Liguria. Venne Napolitano a concluderlo e fu, per molti versi, un grande congresso di discussione e impegno. La proposta che mi fu fatta di entrare nella Segreteria nazionale del Partito che si sarebbe formata e che io rifiutai. Tempi spregiudicati con gli ‘staff’ che sostituivano i dirigenti e i pensieri diversi, legittimi e leali.

Presidente della Repubblica

Napolitano come Presidente della Repubblica è stato impeccabile e autorevole. Ne abbiamo apprezzato in tantissimi il suo impegno. Gli si rimprovera di aver sostituito Berlusconi con Monti? Fu un atto inevitabile e giustissimo che lo stesso Berlusconi accettò e controfirmò per non finire nel disastro la sua esperienza politica. L’Italia era al crack economico e finanziario, Berlusconi, diciamolo chiaramente, era diventato poco più di una macchietta a livello internazionale (ho letto allora, per fare un esempio, i giornali brasiliani su una sua visita di Stato in quel Paese. Parlavano di esibizioni di lap-dance nella sua suite, e di impegni ufficiali disertati).

Contro nazionalismi e populismi

Napolitano ha fatto ciò che doveva fare ed ha sempre detto parole chiare contro nazionalismi e populismi. E poi al secondo mandato, che non voleva, e che è stato costretto ad accettare per l’incapacità dei partiti e dei parlamentari ha sferzato senza pietà quell’assise ottenendone scroscianti applausi come segno ulteriore di una malattia molto grave.

Infine Giorgio Napolitano è il primo Presidente della Repubblica che ha voluto un funerale laico e la presenza, alla sua camera ardente, di Papa Francesco è un segno di rispetto e di amicizia. Era l’ora per celebrare l’Italia e la Repubblica come stato laico. Anche in questo è stato il primo.

Qualcuno dovrebbe scrivere un libro su di lui: «Io Presidente, laico, democratico, europeista».


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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