Giustizia, l’Anm torna a bocciare la riforma Nordio

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L’Associazione dei magistrati in audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato. Per il presidente Giuseppe Santalucia, è «mal scritta» e fonte di «incertezza» una delle disposizioni sulla pubblicazione delle intercettazioni.

Norme poco chiare che creano «incertezza», destinate a non reggere sul piano pratico e a rischio di incostituzionalità. L’Associazione nazionale magistrati torna a bocciare la riforma della giustizia del ministro Nordio in audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato.

Potere di PM

La norma che «incorre in una possibile censura di incostituzionalità» è quella che ha ristretto fortemente il potere di impugnare le sentenze di assoluzione da parte del pm, ha avvertito il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. Mentre «mal scritta» e fonte di «incertezza» è una delle disposizioni sulla pubblicazione delle intercettazioni.

E pone dei problemi pratici l’introduzione del giudice collegiale sulle misure cautelari: «La collegialità non regge sul piano organizzativo. I 250 magistrati in più da qui a 2 anni , non saranno in carne e ossa negli uffici e non basteranno».

Abuso d’ufficio

Quanto all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, l’Anm ha ricordato i vincoli internazionali a partire dalla Convenzione di Merida che obbliga gli Stati, che come l’Italia l’hanno sottoscritta, a «criminalizzare» quella condotta.

«Scopo dichiarato dell’abrogazione è contenere il numero delle indagini, visto che il dato delle condanne è già irrisorio», effetto della circoscrizione del reato introdotta con la riforma 2020. Ma nella realtà non si arriverà a una «cestinazione» delle indagini, perché «di fronte a una notizia di reato il pm ha l’obbligo di approfondire e l’obbligo sarà guidato da una norma incriminatrice più grave». (Ansa – Roma, 6 settembre 2023)@fnsisocial


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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