Reader’s – 15 giugno 2023. Rassegna web di nandocan magazine


“Via l’abuso d’ufficio e bavaglio ai giornalisti. – titola La Repubblica – Stop all’appello del pm. A palazzo Chigi arriva il disegno di legge del Guardasigilli. Un solo testo in otto articoli. Giovedì il consiglio dei ministri. Annacquato il reato di traffico di influenze. Interrogatorio obbligatorio prima dell’arresto”. Sui giornali di stamane le dichiarazioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio (nandocan).

In onore di Berlusconi

di Massimo Marnetto

Nordio lo ha promesso sulla bara di B.: abolirà l’abuso d’ufficio in suo onore. Mi sembra pochino per un uomo che ha imperversato in lungo e in largo per il codice penale. Mi aspetterei la depenalizzazione della frode tributaria e del falso in bilancio. Anzi, pure i reati di finanziamento della mafia e di iscrizione a logge segrete, nonché – per farlo proprio contento – la corruzione di giudici e testimoni. E poi, perché non dedicare a un uomo così gioioso la fine di ogni punizione per il sesso con minorenni? Meloni, Nordio: così sì che lo renderete orgoglioso.


L’omelia

Alessandro Gilioli su Facebook

L’omelia di Delpini è stata tutto fuori che un elogio funebre e gliene va dato atto.
Un’omelia molto cattolica, agostiniana: era un uomo, l’uomo è peccatore quindi cos’altro può fare se non peccare, ora il giudizio spetta a Dio.
Per il resto: uomo d’affari, uomo di parte. E il vescovo a un certo punto ha pure citato “le feste”.
Giù nelle prime file devono aver avuto qualche brivido. E di certo hanno apprezzato pochissimo: se si aspettavano una laudatio post mortem, non è arrivata.

*****Ho letto anch’io l’omelia e penso che Gilioli ne abbia dato un’interpretazione appropriata, forse la più oggettiva che ho letto. Ma come il personaggio anche quell’omelia può essere interpretata in vari modi: molto cattolica, agostiniana certo, ma anche un capolavoro di ipocrisia. E poi ci sono i fatti, che in politica contano più della psicologia. (nandocan)


In Perù una proposta di legge potrebbe eliminare le tribù incontattate del paese

di Maurizio Bongioanni

Il progetto di legge 3518 è sostenuto da deputati legati alle compagnie fossili. Significherebbe un genocidio per le popolazioni incontattate del Perù.

Il Perù sta valutando una nuova legge che potrebbe avere conseguenze devastanti per le tribù incontattate del paese: il progetto di legge 3518, presentato da alcuni deputati che hanno legami con grandi compagnie dei combustibili fossili, se approvato permetterà di deforestare ed estrarre petroliogas e minerali dalle riserve indigene.

Perenco-perù

A rischio 25 popoli incontattati

Secondo i sostenitori della legge, la deforestazione sarebbe necessaria per il progresso del paese, in quanto permetterebbe l’estrazione di risorse e la promozione dello sviluppo economico. Tuttavia, secondo diverse organizzazioni indigene tra cui Aidesep (Associazione interetnica per lo sviluppo della giungla peruviana) e Orpio (Organizzazione regionale dei popoli indigeni dell’est), oltre a Survival, le conseguenze del progetto di legge in discussione al congresso peruviano potrebbe avere conseguenze catastrofiche.

In particolare, i 25 popoli incontattati e di recente contatto, ufficialmente riconosciuti dal paese, potrebbero perdere in un colpo solo ogni riconoscimento e con esso tutti i loro diritti in quanto popoli indigeni. Inoltre, le riserve indigene già istituite per questi popoli potrebbero essere revocate e le richieste di nuove riserve bloccate.

Quella del Perù diventerebbe una legge genocida

Le organizzazioni indigene e i loro alleati hanno avviato una campagna contro il progetto di legge, scrivendo ai deputati peruviani esprimendo la loro preoccupazione e chiedendo che la proposta venga abbandonata. “Questo progetto di legge è un palese furto di terra da parte dell’industria del gas e del petrolio, e dei suoi alleati, e potrebbe distruggere completamente i popoli incontattati del Perù. Nulla di simile è mai stato tentato, in nessuna parte del mondo” ha detto Teresa Mayo di Survival international.

Sarebbe un genocidio”, ha continuato Mayo. “I popoli indigeni coinvolti non potrebbero sopravvivere a questa totale distruzione dei loro diritti. I loro territori sarebbero aperti ulteriormente allo sfruttamento industriale e poiché dipendono totalmente dalle loro terre per sopravvivere, potrebbero essere spazzati via. È un attacco sfrontato e scandaloso ai diritti umani dei popoli indigeni del Perù. Non si può permettere che sia trasformato in legge”.


Il suicidio ‘politically correct’ delle università anglo-americane: Oxford e Cambridge in crisi

Michele Marsonet su Remocontro

«Il mix di ‘politically correct’, ‘wokismo’ e ‘cancel culture’ si sta trasformando in un cancro che rischia di divorare le università anglo-americane». I lettori potrebbero anche pensare che chi scrive stia esagerando, ma purtroppo non è così’, avverte Michele Marsonet. «Lo dimostrano due recenti episodi avvenuti nei più antichi e prestigiosi atenei britannici: Oxford e Cambridge».

Oxford, Cambridge e le identità di genere

La società studentesca “Oxford Union” ha invitato a parlare la filosofa femminista Kathleen Stock, che recentemente ha dovuto lasciare l’Università del Sussex dopo aver ricevuto numerose minacce e subito altrettanto numerosi boicottaggi.

Harry Potter e la censura

Pur essendo per l’appunto femminista, la Stock ha posizioni ‘eterodosse’ sull’identità di genere, poiché sostiene che il sesso è un fatto naturale e non culturale. È in buona compagnia. Per aver difeso tesi analoghe J.K. Rowling, la celebre autrice della saga di Harry Potter, è stata ostracizzata dall’industria editoriale e cinematografica. Al punto che il suo nome è addirittura sparito nei film tratti dai suoi libri.

Tra libertà di parola e libera prepotenza

Tornando a Kathleen Stock, la sua conferenza alla “Oxford Union” è stata interrotta dai fautori del “politically correct”, che non l’hanno lasciata parlare urlandole insulti a più non posso. Ironicamente, quest’anno ricorre il bicentenario della stessa “Oxford Union”, per il quale è stato scelto lo slogan “Celebrando 200 anni di libertà di parola”.

A Cambridge niente ‘Economist’

Una situazione ancora peggiore si è manifestata a Cambridge. L’ateneo aveva invitato a parlare sull’ideologia di genere Helen Joyce,editorialista della rivista ‘The Economist’, nonché autrice del libro ‘Trans’, ovviamente non in linea con le posizioni del ‘politicamente corretto’.

Dissenso sotto scorta

Centinaia di manifestanti le hanno impedito di tenere la conferenza prevista. La Joyce si è dovuta nascondere in una stanza per un paio d’ore, assieme ad alcuni studenti che temevano di essere riconosciuti dai dimostranti. La Joyce, scortata dalla polizia, ha poi lasciato l’ateneo usando una porta sul retro.

Crisi culturale oltre che politica

Questa volta la politica è intervenuta. Il premier britannico Rishi Sunak ha detto con chiarezza che in una società libera è necessario il libero dibattito.

Guardando a simili avvenimenti, tuttavia, c’è da chiedersi se Usa e Regno Unito siano ancora società libere, o se non stiano piuttosto diventando simili alle autocrazie che vogliono combattere.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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