Reader’s – 16 giugno 2023 – rassegna web di nandocan magazine


Nipotini di Mubarak

di Alessandro Negrini

Uno dei tratti più distintivi della vittoria di quella subcultura devastante quale è il berlusconismo, è il numero di persone, anche laureate e quindi non stigmatizzabili come prive di strumenti di lettura della Storia, che all’elenco sterminato delle nefandezze e dei crimini perpetrati dal Berlusconi politico e dal Berlusconi imprenditore rispondono: “Va beh, non è certo l’unico puttaniere”, o “Non è certo l’unico amico di mafiosi” o, di peggio in peggio, “Avrà fatto degli errori ma nessuno è un santo”.

Questo spingere sempre più in basso il limite accettabile di erosione dell’etica pubblica in nome di un presunto peccato condiviso è il caposaldo di quella decadenza nichilista tutta costruita sulla difesa del proprio io e della distruzione di qualsivoglia istanza collettiva.

Crimini della politica corrotta

Prima del berlusconismo, i “vizi”, che sono crimini della politica corrotta esistevano, ma andavano quantomeno celati, non solo per evitare di andare in galera, ma anche per non rischiare una miccia che potesse portare ad indignazione e a rivolte sociali.
Oggi quei vizi, che sono crimini, non occorre nemmeno più celarli, perché divenuti parte perdonabile di un unico valore: l’aver fatto, o il far soldi. Quello per il quale prima ci si vergognava di fare, seppur facendolo, oggi diventa vanto, vizietto perdonabile eretto a etica capovolta.

A questo pezzo di società non importa più, se mai è importato, l’essere oggi governati da una Presidente del Consiglio che all’epoca in Parlamento votò sostenendo che la minorenne a libro paga Ruby Rubacuori “nelle feste eleganti” di Berlusconi era la nipote di Mubarak, e che dunque era legittima la telefonata di Berlusconi in questura per farla rilasciare. Dei 312 deputati che votarono compatti dichiarando che sì, Ruby era la nipote di Mubarak, vi era anche Ignazio La Russa, oggi seconda carica dello Stato.

Vizi “perdonabili”

Il tessuto sociale oggi è costituito anche da chi sostiene che quei reati gravissimi, comprovati da centinaia di pagine e di sentenze passate in giudicato, siano vizi perdonabili. O contestabili. O negabili. Un universo figlio legittimo di quel berlusconismo che ha limato giorno dopo giorno, anno dopo anno quel bisogno di alzarsi e indignarsi. Di dire No, non in mio nome.

La subcultura del berlusconismo

Il berlusconismo normalizzato come corpo del paese, che non scandalizza più, che non fa più male alla sensibilità di una società pervasa da quella subcultura in ogni suo ceto e categoria, in primis quella dei giornalisti.

Padroni e dipendenti

Paolo Mieli, nella puntata di Mentana, si è dichiarato pentito dell’aver pubblicato per primo l’anticipazione della notizia del primo avviso di garanzia che arrivò a Berlusconi nel 1994. Pentito di aver dato una notizia vera.
Non più cittadini. Non più giornalisti . Non più politici.
Ma solo padroni e dipendenti.
Tutti nipotini di Mubarak.


Rai, l’allarme delle organizzazioni internazionali per la libertà dei media

FNSI – USIGRAI

«Crescente preoccupazione riguardo le pressioni a cui è soggetta l’indipendenza dell’emittente»: l’appello è stato firmato da European Centre for Press and Media Freedom, la Federazione europea dei giornalisti, International Press Institute e OBC Transeuropa.

A seguito delle recenti dimissioni dell’amministratore delegato della Rai e di altri significativi cambiamenti all’interno del consiglio di amministrazione, European Centre for Press and Media Freedom (Ecpmf), la Federazione europea dei giornalisti (Efj), International Press Institute (Ipi) e OBC Transeuropa (OBCT) «esprimono una crescente preoccupazione riguardo le pressioni a cui è soggetta l’indipendenza dell’emittente, ed esortano il parlamento ad avviare un dibattito finalizzato alla riforma della governance e del sistema di finanziamenti della Rai e alla salvaguardia della sua indipendenza editoriale».

Avviare una riforma


“….In base alla riforma avanzata dalla Lega, il finanziamento dell’emittente pubblica diverrebbe direttamente soggetto alla determinazione annuale stabilita dalla legge di bilancio. Secondo gli standard europei di libertà di espressione, la Rai, in quanto emittente di servizio pubblico, dovrebbe godere di autonomia operativa e amministrativa rispetto a qualsiasi altra persona o entità, compreso il governo e qualsiasi sua agenzia. Tale autonomia deve essere sempre rispettata”.

La nota si chiude con l’esortazione al parlamento italiano «ad avviare una riforma esaustiva della legislazione che disciplina l’emittente pubblica italiana per assicurarne l’indipendenza da ogni interferenza politica. Questa riforma dovrebbe consentire alla Rai di operare in un contesto di governance sostenibile, e di risorse certe ed adeguate, garantendo sia la sua indipendenza editoriale sia la sua responsabilità pubblica, come raccomandato dalla proposta per l’European Media Freedom Act».


Amen

di Massimo Marnetto

‘Berlusconi è stato un uomo sovraccarico di peccati, ma Dio è misericordia. Preghiamo”. Ecco l’omelia che avrei voluto sentire. Invece le parole del cardinal Delpini sono state un misto di imbarazzo, ipocrisia e omertà. Una morale ad personam che conclude la vita di un uomo che ha piegato la legge civile e le prescrizioni religiose a suo vantaggio. Amen.


Da cosa nasce la scrittura?

di Giovanni Lamagna

Non ci sono dubbi: “… la scrittura nasce sempre da una perdita, da una complicazione del vivere e dal desiderio di compensare il dolore che essa provoca.”; come giustamente scrive Fabrizio Coscia a pag. 27 del suo “Soli eravamo” (Ad Est dell’Equatore 2015)

Io voglio aggiungere che la scrittura, il bisogno di scrivere nasce anche e spesso dalla solitudine, da una profonda solitudine, e dal bisogno conseguente di lenire il dolore della solitudine, trovando conforto in chi si spera leggerà le cose che scriviamo e magari ce ne rimanderà qualche riscontro.

Ma, forse, innanzitutto e soprattutto, trovando la compagnia di noi stessi nel momento in cui ci ritroviamo davanti a una pagina e proviamo a trasferire su di essa (quasi alter-ego) i nostri stati d’animo e pensieri di quel momento.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere