Dai conventi alle masserie. I ritiri della politica
Enrico Rossi su Facebook
C”è stato un tempo in cui la sinistra usava tenere le proprie convention nei conventi, rinchiudersi in località amene e silenziose. L’elenco sarebbe lunghissimo. Di solito da questi incontri, dopo i primi due di Pontignano e Gargonza di D’Alema e di Prodi, non è mai uscito nulla di particolarmente nuovo o interessante. Mi sono sempre chiesto perché la politica per riunirsi e riflettere dovesse ritirarsi.
La politica dei conventi
Come è evidente la stessa significativa parola
ritirarsi segna una distanza dalla realtà di tutti i giorni che la politica soprattutto dovrebbe frequentare e da cui non dovrebbe mai staccarsi.
Era meglio che la sinistra si fosse riunita nelle città piene di centro congressi o in una delle tante e grandi case del popolo ancora presenti e vive nelle regioni rosse. Avrebbe ritrovato la capacità di discutere e pensare in mezzo alla gente e dato un segno di vicinanza al suo popolo.
Ora vedo che la destra si riunisce nella masseria da Bruno Vespa.
Le masserie, presenti soprattutto in Italia meridionale, sono storiche dimore rurali, spesso molto belle e grandi, che vengono ristrutturate dai proprietari per adibirle ad agriturismi e a bed and breakfast. Anche qui si finisce per dare il segnale che si voglia stare lontani dalla gente, dal rumore e dalla fatica della realtà. Anche qui non emerge dalle interviste e dagli interventi nessuna novità particolare, non fosse altro per il fatto che è Vespa a fare le domande e a condurre l’evento.
Così si finisce per fare gossip, chiacchiericcio.
Meloni era vestita di bianco, sembrava rilassata e decisa e si sentivs come a casa sua.
I convenuti hanno poi mangiato bene, a cena, con menù a base di piatti stellati
Alla premier è stata riservata una delle 12 suites imperiali.
Bravi. bravi esponenti della destra!
Continuate così e vedrete che anche voi avete trovato con le masserie la strada per diventare in breve tempo insopportabili alla gente.
Al pari e anche di più di quanto non sia riuscita a fare la sinistra con i conventi.
Controffensiva ucraina per entrare nella Nato
Piero Orteca su Remocontro
A Vilnius, vertice Nato a luglio, l’Ucraina chiederà di entrare nella Nato, e il come e il quando lo combatte adesso del Donbass. I suoi effetti saranno decisivi, per le scelte che verranno fatte dalle Cancellerie sul futuro della guerra. Kiev prima o poi costretta a trattare, perché la guerra sta costando troppo a tutti, primi gli ucraini vittime. Cedendo a Mosca cosa?
Mentre il nodo dell’adesione formale di Kiev alla Nato, è più ingarbugliato da sciogliere, del previsto. Spinte e controspinte interne, ma la regola di non ammissione Nato di un Paese in guerra è muro invalicabile, salvo dichiarare guerra alla Russia e al mezzo mondo che la sosterrebbe.

Sempre Nato per la guerra Ucraina
Solo polacchi, inglesi e baltici, vorrebbero un ingresso immediato dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica. O, quantomeno, una sorta di ‘road map’, che ne calendarizzi esattamente le procedure. Gli altri, con gli Stati Uniti in testa, seguiti da Francia e Germania, frenano e propongono formule alternative. Una sorta di vago impegno (senza date e obblighi), che nei fatti già esiste fin dal 2008. Sarà proprio il meeting della Nato in Lituania, a luglio, fortemente voluto da Zelensky, a far capire a tutti, quale linea gli alleati vorranno seguire per sbrogliare la matassa. Le ‘garanzie di sicurezza’chieste da Kiev, infatti, possono essere accolte in modi diversi e con percentuali di coinvolgimento che, in questo momento, non sono collegialmente condivise.
L’articolo 5 dell’Alleanza
Nessun membro Nato (o quasi) auspicherebbe di trovarsi nelle condizioni poste dall’articolo 5 del Trattato, quello che fa riferimento all’entrata in guerra generale se uno dei ‘soci’ dovesse essere attaccato. È retroattivo? Certo che no. Ma se l’Ucraina divenisse componente della Nato, qualsiasi azione bellica subita in futuro farebbe scattare la clausola. A Washington, ma anche a Parigi e a Berlino, evidentemente preferiscono rispondere con i fatti. Nel senso di eludere la domanda, impedendo che l’Ucraina sia integrata a tutti gli effetti nell’Alleanza.
America e la guerra delegata
Su questo punto, il Presidente Usa è stato chiaro: contrastare la Russia fino in fondo va bene, ma non fino al punto da arrivare alla Terza guerra mondiale. Certo, da parte ucraina la delusione si taglia col coltello, e viene espressa, significativamente, dalle parole del Ministro per l’Integrazione europea, Olha Stefanishyna: «Abbiamo bisogno di chiarezza, perché l’adesione dell’Ucraina alla Nato è inevitabile e non sarà una merce di scambio». Ma l’orgoglio nazionale ucraino non rappresenta il resto d’Europa, divisa tra le esigenze della ‘realpolitik’ e le pulsioni ideali democratiche e libertarie. Così si va avanti, tra mezze promesse, incoraggiamenti, rassicurazioni e molta ipocrisia.
Europa letta in americano
«Un certo numero di leader dell’Europa occidentale – scrive ‘Politico EU’ – è sempre più in difficoltà per le garanzie di sicurezza e offre un linguaggio più ottimista sull’adesione. Ma sotto la retorica, la pianificazione effettiva è confusa, un riflesso della difficoltà di mettere un gruppo eterogeneo di governi dalla stessa parte, mentre infuria la lotta sul campo in Ucraina».
Controffensiva diplomatica campo di battaglia
La diplomazia è sotto pressione perché la crisi sta accelerando: la controffensiva ucraina, a lungo preparata con l’assistenza dell’Occidente, è partita proprio in questi giorni. I suoi effetti saranno decisivi, per orientare le scelte che verranno fatta dalle Cancellerie sul prosieguo della guerra. Per questo Zelensky e i suoi ci stanno giocando il tutto per tutto e rischiando perdite colossali. Sanno che una vittoria sul campo, anche parziale, potrebbe aprire la strada a scenari più ampi: militari, ma soprattutto strategici, diplomatici e geopolitici. Se le nove brigate corazzate, addestrate dalla Nato, riconquisteranno parte del Donbass, allora potrebbero cambiare radicalmente anche i piani di medio-lungo periodo di Stati Uniti ed Europa. E al vertice di Vilnius l’Ucraina avrebbe maggiore forza contrattuale per chiedere, trovando la formula giusta, ‘garanzie di sicurezza’ veramente operative.
Previsioni incerte
Bisognerà aspettare e vedere se lo sforzo titanico di Kiev frutterà dei risultati tangibili. Le previsioni, in questa fase, sono ancora molto incerte. In un’intervista concessa al Washington Post, il famoso generale David Petraeus (già comandante in capo delle forze Usa in Irak), ha espresso ‘ottimismo’ sulla riuscita dell’offensiva ucraina, ipotizzando che possa anche estendersi all’istmo di Kerch, in Crimea. Una valutazione confortante per la Casa Bianca, almeno ufficialmente. Perché poi, il Washington Post ricorda ai distratti che, tra i documenti ‘top secret’ del Pentagono, divulgati a febbraio, c’era pure un rapporto che sosteneva che «la controffensiva sarebbe stata costosa e con pochi guadagni». Nell’attesa di verificare l’esito di questa sanguinosa battaglia campale, però, per Kiev resta lo scoglio della resistenza di molti alleati al suo pieno ingresso formale nella Nato.
La Nato polacca e baltica
Un atteggiamento che urta, in particolare, la Polonia. Ecco quello che scrive il quotidiano ‘Rzeczpospolita’per giustificare l’impasse: «Il Presidente Biden teme che impegni specifici con l’Ucraina in questa fase significherebbero che la Nato è de facto in guerra con la Russia. Questo potrebbe portare a un conflitto globale. Un altro problema sono le dispute di confine tra Kiev e Mosca: l’intelligence americana non si aspetta che la tanto attesa controffensiva ucraina spinga i russi fuori da tutte le terre che hanno sottratto a partire dal 2014, compresa la Crimea».
Beh, se questo è lo stato dell’arte, come efficacemente riassunto dei polacchi, allora Varsavia e i baltici non potranno più considerare l’Ucraina uno Stato-cuscinetto con cui proteggersi dalla Russia.
Tags: controffensiva Nato Ucraina
Il sesso fatto e il sesso mostrato o visto.

di Giovanni Lamagna
A me il sesso – lo dico senza alcun falso pudore o ipocrita reticenza – piace non solo farlo, ma anche vederlo fare.
Non capisco, quindi, coloro che definiscono come pornografica ogni manifestazione della sessualità vissuta pubblicamente e non nell’intimità del privato.
Che, quindi, associano ogni manifestazione esplicita della sessualità alla prostituzione (da cui deriva il termine “pornografia”), cioè ad una realtà moralmente riprovevole.
Non capisco, infatti, perché una cosa sarebbe bella e moralmente accettabile da farsi e, invece, brutta o moralmente inaccettabile da mostrarsi o da vedersi.
- Tra Iran e Usa un accordo-fantasma che solleva dubbi
Il titolo non sorprende. A leggere le cronache sul Medio Oriente, capita quasi sempre di restare con più domande che risposte esaurienti sulla situazione. A cominciare dal perché e per come, decenni dopo la fine del colonialismo, si finisca ancora col cercare queste ultime nelle vicende politiche di Stati che stanno a migliaia di chilometriContinua a leggere “Tra Iran e Usa un accordo-fantasma che solleva dubbi” - La marea giovane di Mélenchon contro la destra in Europa
Chissà se in Francia, trascorsa la mediocre esperienza della presidenza Macron, il radicalismo di sinistra riuscirà a battere quello di Marie Le Pen e della destra. Chissà se, girato il vento, toccherà finalmente al leader di “France insoumise“ di vincere l’anno prossimo, proprio con l’appoggio dei giovani, la gara per l’Eliseo. (nandocan) Massimo Nava suContinua a leggere “La marea giovane di Mélenchon contro la destra in Europa” - Disarmare l’Intelligenza Artificiale
“Un punto di vista di parte sulle tecnologie”, sottolinea l’autore, riferendosi, con un compiacimento che peraltro condivido, alla recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza artificiale. Non è mai troppo tardi per richiamare alla vigilanza sull’impiego delle nuove tecnologie digitali. Eppure sono molti anni che autorevoli esperti della materia – penso anche al collega eContinua a leggere “Disarmare l’Intelligenza Artificiale” - Pareggio
di Massimo Marnetto È importante la lettera di proposta di incontro inviata da Zelensky a Putin, anche se ha sortito un rifiuto. Il motivo è la fine del mito mortifero della ‘’vittoria’’ inseguito dagli ucraini (e non solo) e ora in crisi anche presso i russi, vista la capacità di Kiev di colpire con maggioreContinua a leggere “Pareggio” - How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacy
Chiedo scusa ai non molti lettori che trovassero difficoltà nella lettura della versione originale se non ho neppure provato a tradurre l’articolo ma la materia è troppo delicata per rischiare di travisarlo con una traduzione (nandocan) Amos Brison +972 podcast Having grown up in the Jewish public school system in Israel, I’ve been thinking aContinua a leggere “How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacy”
