Il paese dell’indignazione lavabile: un’invettiva
Antonio Cipriani su Remocontro
Lo scorso Polemos ha affrontato il tema del conflitto generazionale ormai evidente. Una classe dirigente arrogante e mediocre ha occupato ogni spazio con la pretesa di saperne di più, di avere una superiorità morale nei confronti degli altri cittadini, di chi è costretto a subire gli effetti delle scelte ottuse e pessime che vengono portate avanti da anni. E che per di più viene colpevolizzato con cinismo.
La colpevolizzazione è una delle armi più usate da chi, senza alcun valore umano, sociale e culturale, giudica il prossimo con sufficienza e cinismo. I disoccupati sono quelli che non vogliono lavorare, i poveri sono quelli che non vogliono fatturare, i migranti sono viaggiatori sprovveduti, i giovani sono meno bravi dei loro genitori, i più giovani un disastro e via andando sul viale dei luoghi comuni: chi protesta è un fallito, chi studia e non per fare profitti a qualunque costo perde tempo.
Con un rumore di fondo mediatico cialtrone e con un retrogusto securitario.
E non parliamo del governo attuale tasciofascico: loro sono quello che sono, non potrebbero essere altrimenti, camminano all’ombra delle loro convinzioni. Convinzioni e ideologie che a me fanno venire la pelle d’oca, ma onestamente non mi aspetto e non mi aspettavo un atteggiamento libertario, civile, con uno sguardo verso chi sta peggio. Mi aspetto e mi aspettavo esattamente quello che è: il peggio del peggio, frutto anche di una mentalità che si è andata a costruire nel Paese da decenni. Nei decenni in cui la classe dirigente ha agito per meglio distruggere il bene comune, culturale, ambientale e politico.
Quindi, come direbbe il barbiere anarchico citando una sua vecchia lettura: che fare?
Opporsi al declino, innanzitutto.
Ognuno con le armi che ha. Resistendo anche di fronte a una narrazione tossica. Che non è quella del settimanale Internazionale. La copertina di questa settimana, per esempio, mostra giovani infangati in Romagna; volontari, la meglio gioventù che ha infilato gli stivali e si è messa a spalare.
Sono gli stessi ragazzi raccontati come sfaticati, quelli che mentre i governanti tagliano boschi e cementificano le aree alluvionali, asfaltando anche sentieri più sentieri, si pongono il dubbio del futuro, del loro futuro. Sono quelli che mentre il ceto politico del Paese affastella condoni e altre forme di costruzioni assurde, ponti inutili e opere faraoniche, getta vernice lavabile per dire al mondo: ci siamo anche noi. E mentre sale l’onda mediatica del disprezzo per azioni simboliche per il bene comune di tutti, crescono i silenzi sulle cause dello sfacelo italiano, ribadisco: sfacelo culturale, amichettistico, ambientale, affaristico.
Penso che tutti noi, come atto civile e politico, dovremmo fare mezzo passo indietro. Ascoltare le ragioni degli altri, dei giovani, dei perdenti della società, dei più deboli, di chi non abbassa la testa di fronte alla spietatezza mafiosa che sta diventando un modo di essere costante. Mezzo passo indietro. Per meglio osservare la realtà, sottraendoci dai venti mediatici, dagli interessi di pochi che comunicano ai molti certezze assolute basate sulla prevalenza del successo economico. Un successo di pochi che stiamo pagando tutti a caro prezzo.
Tornando al fango, mi viene in mente che gli stivali indossati dai volontari che stanno ripulendo la Romagna sono importanti e potenti perché quel fango lo spalano senza alcun incentivo al profitto, ma per il bene comune.
Ecco, ricordiamocene quando la vernice lavabile del buon senso provvisorio mediatico della classe dirigente sparirà e tornerà la patina del cinismo. Il bene comune è il futuro. E noi dobbiamo ricordarcene e difenderlo. Non esiste una terza via.
MELONI: “Libereró la cultura dal potere intollerante della sinistra”.

Gilberto Squizzato su Facebook
Che gioia! Finalmente la sinistra sarà costretta a fare cultura e a combattere il pensiero di destra! Che non è il post-fascismo patetico dei nostalgici, ma assolutismo dei valori di chi comanda (religione, nazionalismo, modello unico di famiglia) e soprattutto modello sociale gerarchico, svalutazione del lavoro, esaltazione del merito valutato solo in termini economici, neo corporativismo, protezione degli evasori fiscali, precariato di massa.
Ricordate Mussolini?
Ricordate quando per andare al potere Mussolini sostenuto incredibilmente proprio dalla plebe messa in ginocchio dalla guerra si face paladino degli interessi dell’imprenditoria reazionaria del nord e degli agrari contro la classe operaia e i contadini che rivendicavano diritti e ridistribuzione della ricchezza prodotta dal paese? In fondo è cambiato poco. Meloni e la sua destra sfruttano il malcontento dei poveri e dei non garantiti aizzandoli contro gli immigrati.
Per difendere in realtà gli interessi del grande capitale e della borghesia benestante e bottegaia comprimendo (con la scusa ipocrita del “merito”) i diritti delle classi lavoratrici meno retribuite, ridurre le loro garanzie già drasticamente erose dalla riconversione industriale 4.0, mettere fuori gioco i sindacati, proletarizzare la piccolissima borghesia, logorare e comprimere i già annientati diritti e salari dei precari.
Dunque Meloni, pur recitando abilmente la parte di chi ha ripudiato Mussolini e fascismo assumendo la democrazia come regola elettorale, ripropone e attua in realtà, fatti i debiti aggiornamenti, la stessa politica economica classista e reazionaria del Duce.
Una vera e moderna “coscienza di classe”
Per rispondere a questa cultura iper-classista e reazionaria serve una cultura capace di restituire ai lavoratori di tutti i livelli una vera e moderna “coscienza di classe” che li renda consapevoli del grande inganno perpetrato da più di un quarantennio dalla cultura nell’iperliberismo tatcheriano e reganiano contro il quale la sinistra italiana non è stata capace di elaborare un modello economico e sociale contrapposto e alternativo.
Soprattutto la sinistra non potrà più bearsi delle comparsate in tv dei suoi leader e leaderini confondendole con il lavoro culturale di base che si fa invece nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici, nelle strade e anche in rete.
Statue di fango

di Massimo Marnetto
Dopo vari tentativi controproducenti, i giovani di Ultima Generazione hanno trovato la formula giusta di protesta: l’auto-imbrattamento. Quello messo in atto davanti al Senato, gettandosi sulla testa un gavettone di fango.
Nessuna opera d’arte oltraggiata, che attira indignazione; né il traffico bloccato, che fa imprecare chi fa tardi. Ma solo fango sul loro corpo, un gesto di grande forza comunicativa perché ”patito” e non inflitto: e che ricorda i giovani che spalano lo stesso fango in Romagna, proprio a causa degli eventi provocati dal clima alterato.
C’è bisogno di questi gesti estremi per superare l’estrema indifferenza ambientale. Se Ultima Generazione abbandona le rappresaglie artistiche aumenterà il proprio consenso. Trasformandosi in statue di fango, devono fare quello che tocca ai giovani di ogni generazione: segnalare ai vecchi che le cose sono cambiate. E devono cambiare anche le priorità.
Le uniche regole a cui dovrebbe obbedire la nostra coscienza.

di Giovanni Lamagna
Le uniche regole che dovremmo assumere a guida delle nostre scelte e delle nostre azioni dovrebbero essere quelle che Sigmund Freud definì – in modo estremamente chiaro e preciso – con le espressioni “principio del piacere” e “principio di realtà”. E che Lacan ribattezzò con i termini, a mio avviso abbastanza equivalenti, di “desiderio” e “Legge”, anche se forse, soprattutto il secondo, meno precisi e più equivoci di quelli usati da Freud.
In altre parole, prima di agire e di compiere qualsiasi scelta, dovremmo chiederci: “Cosa desidero davvero? Qual è il mio desiderio profondo?”. E poi: “E’ realizzabile questo desiderio o è un irrazionale capriccio della mia fantasia, fuori e contro la realtà? Fa danni a qualcuno o è del tutto compatibile con il desiderio di altri?” E, infine: “Anche se fa oggettivamente e indirettamente dei danni a qualcuno, sono io davvero il responsabile di questi danni?”
Il Super-ego
Una volta ottenuto il via libera dalla nostra coscienza che si è posta queste domande, dovremmo poter agire di conseguenza; liberamente, abbastanza serenamente e senza paralizzanti sensi colpa. Spesso, invece, molti di noi assumono a regola di comportamento quanto impone loro il Super-ego; a voler usare un altro termine famoso inventato da Freud. Cioè l’insieme delle norme che tutti abbiamo introiettato – soprattutto durante la nostra infanzia, fanciullezza e adolescenza – dall’ambiente che ci circondava, in primo luogo dalla nostra famiglia; in altre parole una coscienza eterodiretta.
In questo modo molti di noi dimostrano di non essersi mai emancipati da quelle epoche della vita (infanzia, fanciullezza e adolescenza), di non essere mai diventati veramente adulti. In uno dei suoi scritti più famosi (la trentunesima lezione di “Introduzione alla psicoanalisi”) Freud fece ricorso ad una frase divenuta celebre: “Dove era l’Es, deve subentrare l’Io”. Io oggi, se mi posso permettere e col massimo rispetto per il padre della psicoanalisi, aggiornerei e completerei tale sua frase con quest’altra: “Dove era il Super-io, deve subentrare l’Io”.
- La marea giovane di Mélenchon contro la destra in Europa
Chissà se in Francia, trascorsa la mediocre esperienza della presidenza Macron, il radicalismo di sinistra riuscirà a battere quello di Marie Le Pen e della destra. Chissà se, girato il vento, toccherà finalmente al leader di “France insoumise“ di vincere l’anno prossimo, proprio con l’appoggio dei giovani, la gara per l’Eliseo. (nandocan) Massimo Nava suContinua a leggere “La marea giovane di Mélenchon contro la destra in Europa” - Disarmare l’Intelligenza Artificiale
“Un punto di vista di parte sulle tecnologie”, sottolinea l’autore, riferendosi, con un compiacimento che peraltro condivido, alla recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza artificiale. Non è mai troppo tardi per richiamare alla vigilanza sull’impiego delle nuove tecnologie digitali. Eppure sono molti anni che autorevoli esperti della materia – penso anche al collega eContinua a leggere “Disarmare l’Intelligenza Artificiale” - Pareggio
di Massimo Marnetto È importante la lettera di proposta di incontro inviata da Zelensky a Putin, anche se ha sortito un rifiuto. Il motivo è la fine del mito mortifero della ‘’vittoria’’ inseguito dagli ucraini (e non solo) e ora in crisi anche presso i russi, vista la capacità di Kiev di colpire con maggioreContinua a leggere “Pareggio” - How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacy
Chiedo scusa ai non molti lettori che trovassero difficoltà nella lettura della versione originale se non ho neppure provato a tradurre l’articolo ma la materia è troppo delicata per rischiare di travisarlo con una traduzione (nandocan) Amos Brison +972 podcast Having grown up in the Jewish public school system in Israel, I’ve been thinking aContinua a leggere “How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacy” - Libano, su Tiro l’inferno di nome e la disumanità di fatto
Provate a pensare cosa vuol dire evacuare una città di duecentomila abitanti e collocatelo idealmente in un progetto di annessione del Libano o di gran parte di esso ad un “grande Israele” e anche questo vi sembrerà più chiaro. Meno chiara semmai è la differenza di trattamento da parte dei governi europei per l’annessione russaContinua a leggere “Libano, su Tiro l’inferno di nome e la disumanità di fatto”
