Avevo scritto su questo blog, alla vigilia delle primarie, che se Elly Schlein avesse vinto avrei preso in considerazione l’idea di tornare nel PD, magari in quello stesso circolo di Roma/ Centro storico dove ero parte del direttivo (Giulia Urso segretaria), prima che con l’indecorosa proposta di riforma costituzionale Renzi-Boschi mi sentissi costretto anch’io, come poi tanti altri, a dare le dimissioni. Ora forse lo farò, anche se quel circolo ha dovuto purtroppo lasciare la sede storica di via dei Giubbonari. Magari dopo aver verificato che con il rientro dei “fuoriusciti” dal renzismo vi sia stato anche lì un rinnovamento. E che le promesse fatte dalla Schlein su una vera partecipazione della base alle decisioni fondamentali abbiano mostrato la loro validità. Rinnoverò intanto la mia iscrizione al Forum delle disuguaglianze e delle diversitá, fondato e animato come é noto da Fabrizio Barca, che pure di quello stesso circolo faceva parte. (nandocan).
Il nuovo Pd c’è e si vede
di Andrea Pertici
Come scrivevo qualche settimana fa, c’è un nuovo #Pd. L’elezione di #EllySchlein ha reso costituente un congresso che alcuni volevano evitare che lo fosse.Indica certamente la volontà di un cambiamento profondo, da parte degli elettori di centrosinistra, eleggere a segretaria del partito una persona che fino a poche settimane prima non ne faceva parte, che da anni portava avanti idee ben diverse da quelle nelle quali il Pd aveva perso la sua identità.
Una persona, che, appena eletta, non ha perso tempo nell’indicare da che parte sta un partito progressista. Subito alla CGIL (altro che “disintermediazione” renziana che dileggiava il sindacato), portando chiare idee progressiste e non esitando a sostenere il salario minimo; subito in piazza a sostenere i diritti delle persone LGBTQI; subito in campo per difendere la #Costituzione ANTIFASCISTA, contro i maldestri tentativi di revisionismo storico e ideale.
Molte ancora le sfide che attendono in nuovo #Pd, che nel prossimo anno deve darsi, tra l’altro, una piattaforma per portare nell’Unione europea un forte cambio di passo, per una prospettiva federalista, che renda l’Unione meno burocratica e più forte e coraggiosa, liberata finalmente dai nazionalismi, che vediamo dove ci stanno portando.
La nuova segreteria
È in questo contesto che nasce anche la nuova segreteria, davvero ricca di belle figure, molte delle quali conosco e so con quanta forza e chiarezza potranno portare avanti le partite di loro competenza. Tra queste, senza voler far torto a nessuno, mi fa davvero piacere trovare Annalisa Corrado, con cui abbiamo iniziato praticamente insieme l’impegno politico e di cui ho imparato a conoscere direttamente le competenze e le capacità. Oltre alla simpatia, che in politica, come nella vita, rende le cose più facili.
Anche in questo passaggio Elly è stata brava e ci ha restituito l’idea che le cose possano cambiare davvero. Buon lavoro a tutta la segreteria e in particolare agli amici e le amiche che ne fanno parte e a cui ho già scritto di persona.
Volete….?

di Massimo Marnetto
Ricordo a chi si duole della crisi delle nascite, che un figlio arriva dopo che una coppia ha una casa sicura e un lavoro sicuro. In Italia invece, mancano le case sociali e c’è la precarietà a oltranza. Non solo, se poi nonostante tutto arriva un figlio, non ci sono sufficienti asili pubblici. Certo, tutte queste prestazioni di base costano.
Ma lo Stato non avrà mai i soldi sufficienti per dare case e sostegno alle giovani coppie, se continua a favorire l’evasione fiscale con rottamazioni e condoni. Ecco allora stabilito il nesso che la politica non denuncia: l’evasione fiscale causa la riduzione natale. Se qualcuno volesse reagire a questo lento declino, ecco gli slogan: Volete più bambini? Fate più scontrini! – Volete generazioni future? Fate più fatture!
Documenti segreti Usa svelati e per l’Ucraina una lunga lista d’attesa Nato
Piero Orteca su Remocontro
Le carte, comparse su Twitter e su Telegram, includono foto di grafici di consegne di armi previste, truppe, battaglioni e piani militari per la prossima offensiva ucraina. Lo riporta il New York Times. Mentre il Financial Times privilegia i segreti politici. Gli Stati Uniti non vogliono saperne, almeno per ora, di aprire le porte della Nato all’Ucraina, ad evitare di finire in guerra diretta con la Russia. ‘Scaricabarile’ sull’Unione europea, dove si litigherà a parte con grossi problemi di opinione pubblica interna che Biden elettorale cerca di evitarsi.

Nato oltre la facciata degli unanimismi
Alla riunione Nato di Bruxelles, martedì scorso, si è discusso anche di come quadrare il cerchio: cioè, seguire le indicazioni della Casa Bianca, senza perdere troppo la faccia. Cosa non particolarmente difficile, perché il punto di vista americano è condiviso, da tempo, da nazioni come Francia e Germania. Sono i baltici e la Polonia, semmai, a cercare di voler accelerare i tempi per avere il ‘cuscinetto’ di Kiev nell’Alleanza. Secondo diplomatici di rango, ‘che hanno familiarità con i fatti’, sentiti dal Financial Times, c’è un’evidente spaccatura nella Nato. Diversi Paesi, a partire dagli Usa, frenano sulla procedura di adesione dell’Ucraina.
Oltre la Polonia e i Baltici
La domanda è stata formalmente presentata lo scorso settembre, ma da allora è rimasta praticamente congelata. Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando Washington faceva il tifo per vedere Kiev, prima possibile, nella Nato. Allora erano essenzialmente Berlino e Parigi a frenare, per ‘ragioni di sicurezza’ (nessuno voleva provocare Mosca), ma anche per questioni di business. Però il mondo cambia e oggi è tutta un’altra storia. Prendete Biden: se la scenografia politico-elettorale è una bella cosa, esiste la ‘realpolitik’ che non fa sconti e che bisogna rispettare, se si vuole continuare a occupare lo Studio Ovale per altri quattro anni. In questo momento, l’Amministrazione Usa non vuole offrire a Putin l’alibi di sentirsi circondato e magari azzardare qualche mossa disperata.
Oltre al fatto che, fare entrare nella Nato una nazione già in stato di guerra, solleverebbe dei problemi insormontabili, sia formali che sostanziali
Scenario strategico allargato
Molti osservatori potrebbero essere sorpresi, dall’ambiguo approccio diplomatico degli americani. Ma se le riflessioni sulle origini della guerra in Ucraina si allargano, fino a comprendere scenari geopolitici più vasti, allora alcune scelte sembreranno maggiormente comprensibili. L’impegno ad accogliere Kiev nell’Alleanza è stato preso nel 2008. Ma si è trattato solo di una sorta di dichiarazione d’intenti, senza una tempistica specifica. Dopo la crisi del 2014 e l’annessione russa della Crimea, in pratica, il processo è andato avanti al rallentatore e nessuno ci pensava quasi più, quando infine è stato resuscitato dall’invasione di Putin.
Lo ‘zar’ è stato capace di rimettere in discussione, come uno sprovveduto, tutto quello che aveva già guadagnato senza sparare un colpo. Ma l’ottusa aggressività del leader russo, ha messo in moto una lunga catena di errori (e di orrori) che ci ha portati al punto in cui siamo.
Unione europea uso Nato?
E il fatto che sia necessario, anzi, indispensabile chiudere prima possibile questa guerra è testimoniato da una semplice analisi comparativa: mentre l’adesione politica di Kiev all’Unione Europea marcia spedita, quella militare alla Nato è praticamente bloccata. A luglio, a Vilnius, in Lituania, il Presidente Zelensky si aspetta proposte concrete dai partner dell’Alleanza. In realtà, a quanto ci pare di capire, l’unica cosa che riuscirà a ottenere sarà un’altra montagna di soldi. Per comprare quelle armi, quei rifornimenti e quelle munizioni che non lo faranno vincere, ma che serviranno a perpetuare indefinitamente il bagno di sangue.
Più soldi ma poco altro
Le premesse sono state poste martedì scorso, quando il fondo di assistenza finanziaria per l’Ucraina è stato raddoppiato e portato fino a 500 milioni di euro l’anno. Un segnale. Soprattutto l’indicazione della priorità assoluta di uno scenario strategico che si va delineando. Biden ha assoluto bisogno di dare risposte, in primis alla sua opinione pubblica, con la campagna elettorale per le Presidenziali praticamente già iniziata. Ci sono chiari segnali che il fronte interno se ancora non scricchiola, quantomeno comincia a interrogarsi. E i sondaggi parlano chiaro. Tra le altre cose, anche il quadro delle informazioni sulla guerra e la loro affidabilità si fa complicato.
L’ultima fuga di notizie americane ‘classificate’ (pilotata, ma sicuramente non dai russi), lascia a bocca aperta. Qualcuno, dentro gli apparati federali degli Stati Uniti, gioca contro? Probabile. Gli interessi in ballo sono giganteschi e l’Ucraina è solo un insanguinato ‘campo neutro’.
Democrazia, Internazionale, Politica, Temi, Interventi
Letterina di Pasqua 2023
di Giovanni Lamagna
Io non credo in nessun Dio che risorge. Credo però nella possibilità che l’uomo possa rialzarsi dalle sue cadute, che ogni giorno possa diventare una persona un poco migliore. Credo nei piccoli passi, nei piccoli gesti, quelli che appena si notano o non si notano per nulla ma che, a lungo andare, fanno la Storia. Non credo nei miracoli: quelli soprannaturali. Credo però che un sorriso, una carezza, la parola giusta detta al momento giusto, un gesto di aiuto, un atto di solidarietà, la fraternità, l’amicizia, l’amore possano fare miracoli: quelli naturali. Simili al seme che prima muore e poi dà frutto, all’arcobaleno che colora il cielo dopo la tempesta, al sole che risorge ogni giorno, al corpo stanco che va dormire la sera e si risveglia fresco e riposato la mattina dopo, al tempo che guarisce molte ferite, corporali e spirituali. Queste sono le resurrezioni in cui credo!
- Iran: ecco perché il tempo per Trump sta scadendo
Gig, perché buona parte dei i suoi elettori non baderà alle motivazioni politiche o etiche di guerre che si svolgono molto lontano da casa quanto piuttosto all’aumento dei prezzi e del costo della vita (nandocan) Piero Orteca su Remocontro La strategia di logoramento seguita da Teheran nelle trattative con Washington finora ha pagato. Lo statoContinua a leggere “Iran: ecco perché il tempo per Trump sta scadendo” - L’Iran che ha vinto la guerra e il G7 del vuoto spinto
Alberto Negri su Remocontro Difficile sino a ieri anche solo immaginarlo ma Teheran ha tenuto testa a due superpotenze nucleari e tecnologiche alleate. A costo di perdite e distruzioni enormi, ma è accaduto, sostiene Alberto Negri. E il potere degli Stati uniti in Medio Oriente ne esce indebolito. Il risultato di chi aveva pensato cheContinua a leggere “L’Iran che ha vinto la guerra e il G7 del vuoto spinto” - Per una federazione della Terra
Alla recente assemblea dell’associazione “Costituente Terra” il presidente professor Luigi Ferrajoli ha posto al centro della discussione tre interrogativi fondamentali: – che cos’è il costituzionalismo globale e perché costituisce oggi una necessità impellente; – che cos’è il federalismo garantista; – come possa costruirsi e operare una Federazione della Terra nell’interesse dell’umanità. Ferraioli ha poi ricordatoContinua a leggere “Per una federazione della Terra” - Rumore di fondo
di Antonio Cipriani Certo, di socialità social è pieno il mondo. Che ci vuole, basta un telefonino, un posto dove poggiare le terga e si dipinge la vita in rapporto con gli altri attraverso uno schermo piatto. Che poi anche in piedi, camminando, funziona bene. Le strade sono piene di automi che procedono guardando unContinua a leggere “Rumore di fondo” - Europa senza decoro non sanziona l’israeliano Ben Gvir
A questo punto però gli elettori europei avrebbero diritto a sapere quale o quali governi hanno impedito che si giungesse ad un voto all’unanimità sulle sanzioni a Ben-Gvir. Fatto sta che da decenni grazie a questa sconcertante omertà dell’Europa pur in presenza di evidenti violazioni del diritto internazionale il colonialismo impunito dei governi israeliani siContinua a leggere “Europa senza decoro non sanziona l’israeliano Ben Gvir”
