Reader’s – 11 dicembre 2022. Rassegna web

Oggi, domenica, vi propongo due riflessioni a margine dell’attualità. La prima è il “polemos” malinconico e giustamente severo di Antonio Cipriani che commenta su Remocontro una storia, quella del nostro paese, che “procede per emergenze”. L’altra, decisamente più caustica e un tantino “goliardica” , dalla “Bottega del Barbieri”: “una noticina sugli arresti “eccellenti” in zona Parlamento UE”, dove Daniele Barbieri “continua a denunciare i mondiali della vergogna (64 partite e 6500 morti) mentre cerca di allargare il discorso allo sport del capitale”. Come avrete inteso, questo è il giornalismo che preferisco, che dice “pane al pane e vino al vino” ma evita sia il conformismo del “pensiero unico” sia la tentazione di accarezzare “la pancia” del lettore.

La democrazia incrinata dei disastri annunciati

di Antonio Cipriani

Scrivere dei disastri annunciati è ormai inutile. Piangere le vittime, osservare con le lacrime agli occhi i danni, lo sfacelo. Riannodare le cause e gli effetti, perdersi nelle responsabilità. Indignarsi davanti allo schermo, di fronte alle facce devastate delle persone che hanno perso tutto, che vivono il lutto e il dolore. Fare analisi, aprire inchieste, creare documenti, fare liste, decidere fondi per la ricostruzione, mostrare come è comunque efficace il sistema, come un mondo di persone capaci, di volontari e coraggiosi ogni volta risolve problemi, mette le mani nel fango. Salva vite, salva cose preziose, tira fuori dalle chiese i quadri antichi, ripulisce gli altari, i davanzali, le scale, le cantine, le strade, i marciapiedi.

Poi gli effetti diventano consuetudine e burocrazia.Le cause si sfilacciano tra inchieste giudiziarie e torpori politici, la palude della burocrazia fa il resto. I media dimenticano. I poveri restano nella loro sofferenza. La vita continua, d’altra parte ci sono accidenti della sorte… La storia nel nostro Paese procede per emergenze. Una dopo l’altra, l’ultima cancella la precedente. Tutto è enfatizzato, tutto è rumore di fondo in attesa che in poco tempo, sempre meno, scompaia dai media, dalla coscienza civile, dalle nostre esistenze affannate.

In mezzo ci siamo noi. Gli attoniti. Quelli che ogni volta dovrebbero prendere parte, ricordare, riannodare, agire nella memoria, per il futuro, nella democrazia che dovrebbe contenere i valori della prevenzione, di ciò che agisce come principio di precauzione e che invece corre come corpo estraneo politico e culturale, sull’autostrada mediatica. Rendendo ogni circostanza della realtà un qualcosa di assurdo, che ci rende sonnambuli e ci porta a occhi chiusi a esprimere un voto, a delegare al meno peggio un sentimento o una speranza, a vedere che sul piano inclinato della storia tutto scivola verso la stessa ineluttabile direzione.

Sarà sempre così? Vivremo in una democrazia incrinata in balia di interessi che non ci appartengono? Oggi sembra impossibile invertire la rotta, ma la storia ci insegna che niente è per sempre, e che un seme sotto la neve può fare la differenza.

Tags: disastri ambientali Polemos


Le impressioni (di d.b) sugli Euro “Panzeri” e su chi tiene il sacco

di Daniele Barbieri

Al momento in cui scrivo questa notarella (pomeriggio di sabato) l’operazione “corruzione Ue-Qatar” è ancora vaga; perciò sarò cautissimo … come un falco in picchiata.

1 – Nel 2015 uscì un bellissimo, irriverente film di Jaco Van Dormael intitolato «Dio esiste e vive a Bruxelles». Da vecchio ateo dubito di un qualche dio ma da ieri sera sono propenso a credere che ove esistesse in effetti potrebbe aggirarsi in questi giorni a Bruxelles e dintorni.

2 -Facile dire: «noi l’avevamo detto». Nel nostro caso da 22 puntate quotidiane con parecchi articoli prima.

3- Non bisogna disprezzare il lavoro altrui, specie se faticoso. E dunque dò atto che la stragrande maggioranza dei giornalist* italian* ha dovuto sudare finora per tenere nascoste le grandi schifezze e le piccole rivolte dentro qatar-22. Ce l’avevano fatta, da par loro, come sempre quando si tratta di sport (ma anche di politica, di economia, di operai ammazzati dai padroni, di ricchi che ri/rubano ai poveri e cosucce simili). Ma adesso questi cattivi magistrati di Bruxelles aprono una breccia nel muro, Per un giorno o due bisognerà dunque dire/scrivere qualcosa che abbia un vago senso. Poi la “categoria” si ritufferà con grande ardore nella fatica quotidiana di vendersi e/o di aderire alla “servitù volontaria”.

I QuAT(A)Rini

3 bis – Studiare nella classica skuola mi è servito a poco. Quasi tutto quello che è importante io l’ho imparato fuori dalla squola e perlopiù contro di essa. Ma perfino lì (e nonostante la grande maggioranza dei prof con zero capacità) cioè a scuol-squallore qualcosina di utile, prima del 1968, l’ho incontrata, A esempio questa frasetta: «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo… si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire».

4- E fra ventiquattro ore? Il punto difficile è sempre quello: che facciamo (e cosa fanno Loro, i nostri nemici di sempre) domani? La lotta continua, si sa: anche contro lo sport del capitale. Illudersi però che la crepa aperta a Bruxelles aiuterà molte/i a capire che questo sport al 90 per cento è una merda (perché il 90 per cento di ogni cosa è merda in un sistema capitalistico) è fuori luogo. Abbiamo precedenti: chi è più vecchio ricorderà persino gli arresti dei calciatori in diretta tv negli stadi del 23 marzo 1980: servì a poco, subito vinse la solita idiozia del “poche mele marce”. E di nuovo dando il giusto riconoscimento al lavoro altrui mi tocca ammettere che in Italia le squadre di calcio (in particolare Juventus e Milan) hanno fatto di tutto per sputtanarsi nei secoli: eppure un piccolo purgatorio in B e poi di nuovo il paradiso, Memorie “sopite”… tifosi felici e coglionati. Se avete nostalgia del latino è lo stravecchio «panem et circenses». Ma forse è meglio il pur vecchiarello «Feste, farina e forca»; in certi passaggi storici la farina scarseggia o è cara quasi come il gas (comprato negli Usa o in dittature “amiche”) ma proprio nei tempi più duri tornano utili i vari oppiacei: come dio (minuscolo) e Cesare (nome proprio di aspirante golpista). In queste ore c’è chi “in basso” si fa rodere il culo e magari pensa: «per Cesare ci vogliono subito le storiche ventitré coltellate». Può darsi ma vorrei chiedervi: come mai quando noi “estremisti” vi abbiamo cercato per molto meno… non vi abbiamo mai trovato?

NOTA DELLA “BOTTEGA”

Da quando la FIFA ha assegnato al Qatar i mondiali almeno 6500 lavoratori sono morti mentre costruivano le infrastrutture per le gare.

In Qatar i diritti umani sono quotidianamente calpestati. Ma il Qatar è così schifosamente ricco che i grandi media italiani (schifosamente servi) vedono solo tiri, parate, gol. Problemi? Sangue? Giustizia? Dignità umana? 

Lo spettacolo a ogni costo. 

Questo piccolo blog ha scelto di stare contro ogni fascismo e questi Mondiali ne sono parte. Abbiamo scritto #000080;”>Boicottare (ogni giorno) i mondiali di calcio in Qatar e così faremo fino al 18 dicembre. Grazie a chi ci segnalerà riflessioni, notizie e iniziative ma anche le punte massime dello “schifezzario” che passa per giornalismo.

E grazie a chi ci aiuterà ad allargare il discorso sullo sport dello sfruttamento, dello spreco e dell’inganno .

Delle vignette di oggi 1 è di Benigno Moi, le altre le abbiamo trovate in rete: se c’è da citare quale “fonte” avvisateci e lo faremo.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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