Il pericoloso equivoco di Ratzinger

***di Gilberto Squizzato, 11 febbraio 2022

Ratzinger, descrivendosi ormai in punto di morte, affronta finalmente la questione degli abusi sessuali nella Chiesa e quello delle responsabilità dei vescovi che hanno tenuto nascosti i propri e quelli dei propri preti per evitare il discredito dell istituzione cattolica. Tormentato da questo rimorso, si affida alla clemenza del suo Dio, sicuro della sua bontà e contando sul suo generoso perdono.

Troppo comodo. Ben fermo nella dottrina che consente al clero di rimettere i peccati, non gli passa neanche per la testa che il perdono va chiesto e ottenuto dagli offesi e dalle offese e che senza questo é vano appellarsi a qualche altra e più alta Clemenza. Neppure un Dio puó sostituirsi alle vittime che hanno subito violenza e se esse non lo concedono il perdono non esiste.

Il rigore del Vangelo e la reticenza dei vescovi

Non lo dico io ma il carpentiere di Nazareth appeso in croce da Pilato: “Se dunque ti presenti con la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che sei in torto con tuo fratello, va prima a riconciliarti con lui e poi torna a offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24). Essendo dunque inequivocabilmente fuori discussione che il perdono non puó essere estorto a nessuno, ne consegue che quando esso non viene concesso dalla vittima è proibito al credente tornare all’altare a presentare il proprio dono e dunque chiedere perdono a un Dio che non ha il titolo per concederlo a nome e per conto della vittima.

Il Vangelo su questo ha un rigore sconosciuto alle dottrine che concedono invece a vescovi e preti di erogare il perdono per conto di Dio perfino a insaputa della vittima che ha subito il torto. Se poi aggiungiamo la terribile invettiva di Gesù “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, meglio sarebbe per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6) c’è davvero poco di cui stare tranquilli per i vescovi, compresi quelli italiani così reticenti rispetto alla richiesta impellente di un’ inchiesta indipendente sugli abusi del clero.

La malattia del clericalismo

Mi chiedo: e non è forse tempo che il clero cattolico si spogli di prerogative perdoniste che non gli sono concesse? O mi sbaglio? Non è questa la malattia del clericalismo che Francesco descrive come una piaga mortale? È del terribile equivoco cattolico di ritenere che si possa offendere Dio quando invece é solo l’altro che puó essere da noi ferito e ucciso che la coscienza cattolica si deve finalmente liberare.

PS. Chissà perché questi diluvi di abusi sessuali sono prerogativa della Chiesa cattolica e non di quelle riformate…

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