“È la sconfitta dello Stato”, ha scritto giorni fa sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, commentando le barricate di Gorino. “È la sconfitta di chi chiede all’Europa di essere solidale, di aiutare il nostro Paese a gestire i flussi di profughi che a migliaia continuano a sbarcare e poi non sa gestire l’assistenza per venti persone, non è in grado di predisporre misure adeguate ad ospitare una ragazza incinta, altre giovani, alcuni minorenni già fiaccati da giorni e giorni di viaggio”. Mi pare di udire la protesta: ma come, proprio nei giorni in cui decine di migliaia di italiani sfollati a causa del terremoto hanno bisogno di un tetto per ripararsi dal freddo dell’inverno ci vieni a chiedere più attenzione per i migranti? Beh, forse mi illudo, ma io credo che la solidarietà non faccia distinzioni di pelle e che chi condivide il dramma degli sfollati sarà il primo a muoversi a pietà anche per chi è vittima di tragedie ancora maggiori.
Guardateli negli occhi,
immaginate
lo sguardo fisso all’orizzonte
in cerca
di un approdo ospitale.
Allo stremo di forze consumate
nella fuga infinita dalla morte.
Maledetta la sorte
che li ha portati su una terra ostile,
dove hanno posto l’ultima speranza.
Il mare li ha salvati
e voi che fate?
(nandocan, 31 0ttobre 2016)
***Le 8 sopravvissute di Gorino: 1 su 47 muore in mare (da Remocontro del 27 ottobre 2016) – Mare Nostrum, Mare Mostrum. Dall’inizio del 2016 ad oggi i corpi ingoiati dalle acque del Mare Nostrum sono già 3740 e alla fine dell’anno mancano ancora due mesi. «Sono numeri raccapriccianti», denuncia l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati. Le 3771 vite umane perse nel 2015 durante la traversata sembravano un record negativo ineguagliabile. Ma il peggio doveva ancora venire.
Perdite ancora più gravi, se si considera che moltissimi migranti quest’anno hanno deciso di evitare la pericolosissima via del mare per tentare la fuga via terra, attraverso la rotta Balcanica. Nel 2015 si sono affidati alle carrette almeno un milione e 15mila profughi. Quest’anno, per il momento, appena 327.800. Un crollo vertiginoso. Ma le morti invece crescono con percentuali da guerra al fronte.
Il rapporto è passato da un morto ogni 269 migranti sbarcati sulle coste italiane a un morto ogni 88. E se si considera la sola rotta del Mediterraneo Centrale, quella che collega la Libia alla Sicilia, il rapporto sale a uno su 47. Il che significa che per ogni barcone con 300 migranti, almeno sei non arriveranno mai a destinazione. È la rotta segnata col teschio, la più pericolosa. Qualcosa di simile a ciò che sta accadendo ad Aleppo.
I trafficanti senza scrupoli caricano all’inverosimile imbarcazioni sempre più precarie, e non si fermano neanche davanti a condizioni meteo pessime, rendendo spesso il lavoro dei soccorritori un’impresa. «L’Italia è oggi ancora più sola di prima perché l’Europa fa un passo avanti e uno indietro, non prende decisioni, è paralizzata, serve uno scatto di orgoglio e di umanità», denuncia Stephane Jaquemet, delegato dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i Rifugiati.

