
Dipende da cosa si intende per libertà d’espressione. Non penso che si possa considerare tale un’istigazione a delinquere, che è reato anche nei paesi civili. Se è necessario precisarlo per internet, sono d’accordo. Personalmente sono contrario a tutte le conclusioni dogmatiche, dalla “sacralità” assoluta della rete all’identificazione globale con un giornale di satira. E in piazza sono andato anch’io con la matita in mano, senza cartelli. Se lo avessimo fatto in tanti, forse oggi avremmo nel mondo qualche protesta sanguinosa in meno. (nandocan).
***di Antonio Di Bella, 18 gennaio 2015* – 7 milioni di copie . E’ record per Charlie Hebdo. Tutti lo comprano alcuni addirittura lo rubano per rivenderlo a caro prezzo su e bay. Ma…c’è un ma. Il Journal du dimanche rivela i risultati di un nuovo sondaggio. Il 42 per cento dei francesi è favorevole a limitare la libertà di espressione su internet. Certo bisogna tenere presente che i francesi rispondevano a questo sondaggio mentre in tv passavano le immagini delle ambasciate francesi assaltate e delle chiese bruciate in molti paesi arabi (Niger, Yemen e Algeria). Ma il problema c’è. Personalmente ritengo che si debba fare una distinzione fra palco teatrale, giornali, vignette da una parte e messaggi o video dall’altra. Per essere chiari: il comico Dieudonné deve a mio parere avere totale libertà sul palcoscenico (a costo di tollerare i suoi deliri antisemiti) ma deve essere fermato quando incita alla violenza antisemita su youtube. E per la difesa delle vignette di Charlie mi identifico con la copertina de l’Express: tutti in piazza con la matita in mano.
*da articolo 21, il grassetto è di nandocan
