Contromafie: contro Corrotti,Codardi,Cretini

2014-10-26 12.52.37***di Giuseppe Giulietti, 26 ottobre 2014 – Sulla manifestazione della Cgil e sulla Leopolda non sono certo mancate le analisi e i commenti, del resto si tratta di appuntamenti rilevanti che, nel bene e nel male, incideranno sugli scenari politici e sociali delle prossime settimane. Minore attenzione, invece, ha destato “Contromafie“, ovvero gli stati generali dell’antimafia riuniti a Roma da Libera, la storica associazione presieduta da Don Luigi Ciotti.

Eppure, nella sala dell’Auditorium della Conciliazione e nei tanti gruppi di lavoro che hanno riempito i quattro giorni romani, si sono ritrovati non solo i protagonisti storici della lotta contro le mafie, ma anche magistrati, studiosi poliziotti, amministratori, giornalisti, autori e, soprattutto, ragazze e ragazzi, quelli che tutti invocano, ma che pochi incontrano ed ascoltano sul serio. Molti di loro, per altro, li avevamo visti, lo scorso 19 ottobre, impegnati nella marcia della pace tra Perugia e Assisi. Questi giovani, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono né renziani, né antirenziani e neppure grillini, vendoliani o camussiani, men che meno ovviamente hanno nulla a che spartire con la destra razzista, xenofoba, per non parlare poi di chi trescava e tresca per acchiappare i voti di mafie e camorre.

Nei gruppi di lavoro non c’è stato spazio per invettive, urla, radicalismi verbali, al contrario grande attenzione è stata dedicata alla radicalità delle analisi e dei progetti. Inasprimento delle norme sul riciclaggio, codice degli eletti, banche dati, educazione alla legalità, nuove norme per garantire il sequestro e l’uso sociale dei beni sequestrati ai mafiosi, sostegno ai giovani che creano lavoro laddove fiorivano malaffare e illegalità; queste solo alcune delle proposte uscite da questo cantiere di idee e di autentica passione civile.

A Contromafie non c’era una vecchia Italia nostalgica, ma un pezzo di quella che crede davvero nella modernità che non significa individuare lo spot più efficace, ma le migliori risposte alle domande emergenti . Non a caso un vero boato ha salutato Nando Dalla Chiesa quando ha proposto il teorema delle “Tre C“: “Corrotti, Codardi e Cretini sono i nostri nemici, a loro bisogna contrappone Coraggiosi, Corretti, Competenti”.

Chi vorrà davvero far cambiare verso all’Italia forse farà bene a studiare il teorema delle “tre C” e ad ascoltare anche le proposte uscite da Contromafie.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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