Due anni fa Roberto Scarpinato pronunciava un memorabile discorso alla commemorazione per il ventennale dalla strage di Capaci: «Caro Paolo, ci sono forze che tentano di nasconderci la verità. Ma hanno le ore contate». Un mese fa una lettera minatoria al magistrato. Martedì 7 ottobre alle 16.30, in piazza Montecitorio, un sit-in per sostenere uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla corruzione e alle mafie. Sono del gennaio 2012, su nandocan, una serie di articoli con le sue proposte di riforma, queste sì davvero necessarie e urgenti, ma purtroppo inattuate (nandocan)
di Edoardo Bettella, 6 ottobre 2014 – «Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno». Con queste parole, Paolo Borsellino confidava alla moglie Agnese, pochi giorni prima della strage di via D’Amelio, quale sarebbe stato il suo destino. Parole riprese, vent’anni dopo, da Roberto Scarpinato, durante il suo discorso commemorativo alla cerimonia per ricordare i due magistrati palermitani uccisi dalla mafia nel 1992.
Scarpinato accusa i mandanti: «Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato Paese».
Poi, parla dell’eredità che lui e altri magistrati hanno raccolto: «Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo».
Martedì 7 ottobre, dalle 16.30 alle 18, davanti al parlamento, ci sarà un sit-in per dare sostegno a Roberto Scarpinato e a tutti gli altri magistrati che ogni giorno rischiano la loro vita per indagare sui rapporti tra la mafia e lo Stato. Scorta civica, organizzatrice dell’evento, e le numerose associazioni che ne fanno parte, vogliono rivolgere la loro voce anche verso il Palazzo, pieno di uomini che, di fronte alle continue minacce, non fanno nulla per tutelare i magistrati. Anzi, trattano con la mafia.
Come ha fatto presente Scarpinato, il loro tempo volge al termine: «Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato, quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte. E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione».
