Dove più debole è l’etica della legalità prosperano le mafie. Perciò alla violenza organizzata si risponde efficacemente soltanto con la solidarietà dei cittadini nella difesa di una legge uguale per tutti. Questo mi ha insegnato e ci insegna don Luigi Ciotti, padre coraggio che incontrai per la prima volta a Torino quasi cinquant’anni fa. L’occasione venne con un servizio per tv7 sugli immigrati dal meridione d’Italia che si riunivano ogni domenica mattina a Porta Palazzo. A crocchi e capannelli, più o meno grandi a seconda del paese di provenienza, riempivano la grande piazza di voci e canti della loro terra. Uno spettacolo unico e indimenticabile. In una città ancora quasi straniera sapevano di poter trovare aiuto e conforto fra chi aveva dovuto affrontare la medesima sorte. Don Ciotti, che aveva da poco fondato il “gruppo Abele”, volle darmi una mano e mi fece accompagnare da uno di quei migranti per facilitarmi il compito nelle riprese televisive e nelle interviste. Credo che oggi dovremmo fare tutti un grande crocchio intorno a lui, a “Libera” e alla sua lotta di liberazione. Contro le mafie e quell’illegalità diffusa che le alimenta e in settant’anni di democrazia non siamo ancora riusciti a debellare (nandocan).
***di Santo Della Volpe, 31 agosto 2014 – Le minacce di Riina a Don Ciotti sono rivelatrici di quanto il lavoro di Libera , delle associazioni che vi aderiscono ,delle migliaia e migliaia di persone e giovani che sono impegnati nella battaglia antimafia, abbia inciso e colpito le mafie. Ma sono anche il segnale di quanto debba essere moltiplicato questo impegno, di tutti, delle singole persone, delle Istituzioni,della politica, della cultura e dell’informazione. Perché appena si abbassa la guardia, le mafie ritornano a minacciare i simboli e le persone. E’ il loro linguaggio di morte e di violenza; conoscono quello e contro quelle minacce, come scrive Libera, solo il “noi” vince, solo il noi collettivo, fatto di singoli impegni quotidiani messi in comune in una grande politica collettiva.
Non e’ un caso che la conversazione di Riina con il suo compare Lorusso, in quell’ora d’aria del settembre scorso, parta proprio dalla beatificazione di Don Puglisi, da quel prete scomodo ,ucciso al quartiere Brancaccio di Palermo, perché con l’educazione, con il rapporto con i giovani e l’esempio quotidiano etico e morale,contrastava il controllo del territorio da parte delle famiglie mafiose. Ed infatti le minacce a Don Ciotti coinvolgono anche le cooperative sui terreni confiscati alle mafie , cioè quei beni che i mafiosi vedono ogni giorno utilizzati da giovani agricoltori e trasformati in beni collettivi, sostituendo la loro logica mafiosa di arricchimento violento e criminale, con l’etica del bene comune, della legalità, del lavoro collettivo gestito sotto l’egida delle Istituzioni.
Significa che la mafia si sente doppiamente colpita nel controllo del territorio: dall’etica della legalità , dagli 8000 giovani che ogni estate passano le loro vacanze nei campi estivi di Libera, ma anche dai fatti concreti.
Quindi a fianco del lavoro quotidiano di magistratura e forze di polizia, ci vogliono impegni maggiori da parte della politica, per rafforzare le leggi contro la corruzione e le mafie, per la legalità e la confisca dei beni mafiosi.E dobbiamo rilanciare l’impegno di chi nella società’ ha il compito di tenere accesi i riflettori sulle mafie, di denunciare corruzione e malaffare.
L’informazione, che troppo spesso e’ altalenante nel dare risalto alle notizie sulle mafie, ha ora il dovere di rilanciare inchieste e servizi giornalistici. Soprattutto in quel servizio pubblico radiotelevisivo che proprio nel suo radicamento nella società, nei valori etici e morali del nostro paese, fonda una delle sue ragioni di esistenza.
*da articolo 21, il grassetto è di nandocan
