Chi ha paura della stampa estera?

renzi622_207 Vincenzo, vuoi mettere lo sprint di Telemaco con la tela di Penelope? Allora dillo che ti piace il selfie con la noia!(nandocan :-))

, 3 luglio 2014* – Perché Renzi ha preferito un precipitoso rientro in Italia, dopo il discorso inaugurale del semestre italiano a Strasburgo, per andare a “Porta a porta”? Trasmissione, tra l’altro, trasmessa in prima serata da Rai1, ma ferma a poco più del 14% di share. Che logica c’è? Visto che Renzi ha un evidente settimo senso mediatico, viene il sospetto che l’apparente gaffe nasconda una fragilità politica. I giornalisti della sala stampa del Parlamento europeo avrebbero probabilmente sottoposto il Presidente del consiglio italiano ad una cross examination accurata sul programma del semestre. Ecco il punto. Forse era meglio evitare, per entrare nella più soffice e prevedibile cerimonia mediatica di Vespa. De gustibus. Attenzione. La società dell’informazione ha la sua netiquette, che contribuisce alla parabola della reputazione. Insomma, si è inverato un sintomo di qualcosa che non funziona. Dopo Berlusconi serviva una svolta, che non si intravvede. Il rapporto tra media e politica rimane malato.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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