
L’Iniziativa Europea per il Pluralismo dei Media, che lancia oggi il suo nuovo sito, www.mediainitiative.eu, è una campagna transnazionale 2.0 che chiede alla Commissione Europea di adottare una direttiva specifica a tutela della libertà di stampa e del pluralismo dell’informazione grazie allo strumento della raccolta di firme certificate online. Il sito, plurilingue, presenta l’impegno alla mobilitazione digitale dei cittadini firmatari in rete attraverso una campagna di sensibilizzazione multisoggetto sulle diverse criticità dell’ informazione in Italia e in Europa, dalla mancata risoluzione del conflitto d’interessi alla crisi che determina un autentico “mediacidio”, dall’esigenza di individuare organismi terzi di autocontrollo dell’emittenza pubblica al tema della libertà digitale.
Il sito offre molteplici interazioni per la community dei suoi simpatizzanti: si può diventare volontari per la campagna, iscriversi alla newsletter, donare un piccolo contributo per il crowdfunding o anche solo prestare il proprio profilo Twitter o dedicare un post sul proprio blog. La sezione video propone una galleria di contributi ed endorsement a favore di Media Initiative: da Stefano Rodotà a Lidia Ravera, da Moni Ovadia alla candidata alle primarie dei Verdi europei, Monica Frassoni. Si possono scaricare numerosi appelli a firmare.
Partendo dai tredicimila cittadini che hanno già sottoscritto, con l’obiettivo di raggiungere presto il target di un milione di firme in tutta Europa, il sito web di Media Initiative inizia oggi la sua attività di e-democracy: per la prima volta uno strumento telematico inciderà direttamente, come prevede il Trattato di Lisbona, sull’adozione di un provvedimento legislativo efficace nei 28 Stati membri dell’Unione. Per firmare basta avere un documento e un minuto di tempo per compilare il modulo online, la cui riservatezza è rigorosamente garantita.
Gli iniziatori della campagna, European Alternatives e Alliance Internationale des Journalistes, rivolgono alla rete un appello affinché in tanti si uniscano alla battaglia: “Abbiamo bisogno di volontari digitali e di cittadini attivi che diano una mano, anche con i social network, a valorizzare la conquista democratica di poter votare in rete per avere misure concrete a sostegno dell’informazione libera e pluralista”.
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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