Qualche domanda a Renzi, “sine ira et studio”

Caro Renzi, ecco come puoi subito dimostrare che “non finisce la sinistra ma solo un gruppo dirigente”! (nandocan)
*****LEGALITÀ E CONFLITTO D’INTERESSE, LE VERE SFIDE DI RENZI di Paolo Flores d’Arcais, da “Il Fatto Quotidiano”, 10 dicembre 2013 –
Conflitto d’interessi, monopolio televisivo, rivoluzione della legalità sono i tre temi cruciali che Renzi ha sempre evitato, mentre se non si affrontano e risolvono si resta nella morta gora del ventennio berlusconian-inciucista. In Spagna, anni fa, il tetto per la proprietà catodica privata era il 25% di una rete. La legge del 1957 che inibisce la candidatura a chi possieda o controlli una concessione statale andrebbe estesa anche a incarichi di governi e istituzionali, e sottratta a interpretazioni “furbe”.Per una svolta di legalità basterebbe cominciare dall’abrogazione della prescrizione non appena intervenga il rinvio a giudizio e dall’introduzione del reato di ostruzione di giustizia, con le durissime sanzioni di rito anglosassone.

Quanto alle promesse, un taglio draconiano dei costi della Casta è tecnicamente facilissimo, ma resterà aria fritta se affidato al governo Napolitano-Lettalfano. Renzi può ottenerlo solo se su questo si muove di conserva col Movimento Cinque Stelle. Se son rose fioriranno.

SUBITO LA LEGGE ELETTORALE

di Caterina Soffici, da “Il Fatto Quotidiano”, 10 dicembre 2013

“Mai il proporzionale” disse un mese fa alla Leopolda. Ora mantenga la promessa. La cosa più urgente è fare una legge elettorale con almeno tre caratteristiche: che siano gli elettori a scegliere i propri rappresentanti, che abbia uno sbarramento almeno al 4% (addio a Casini e company) e che dia la possibilità a chi vince le elezioni di governare il paese, senza larghi inciuci e intese sottobanco.

Il Parlamento deve tornare il sovrano di questa nostra Repubblica e il Colle ritornare al suo posto, costituzionalmente parlando. Che lo faccia alla francese, alla tedesca, con doppio turno o con tuffo carpiato è uguale, l’importante è il risultato. Si ricordi che 9 milioni di italiani, in un certo famoso referendum, dissero che volevano il maggioritario.

Cosa non fare? Indulgere nella retorica della rottamazione e del confronto generazionale come valore assoluto. E se per mettere 7 donne contro 5 uomini nella nuova segreteria ha preso “l’inesperta di professione” come Marianna Madia, la miracolata di Veltroni e Letta, ci accontentavamo anche di un pareggio: 6 uomini e 6 donne andava bene lo stesso. Non c’è bisogno di strafare.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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