
Conflitto d’interessi, monopolio televisivo, rivoluzione della legalità sono i tre temi cruciali che Renzi ha sempre evitato, mentre se non si affrontano e risolvono si resta nella morta gora del ventennio berlusconian-inciucista. In Spagna, anni fa, il tetto per la proprietà catodica privata era il 25% di una rete. La legge del 1957 che inibisce la candidatura a chi possieda o controlli una concessione statale andrebbe estesa anche a incarichi di governi e istituzionali, e sottratta a interpretazioni “furbe”.Per una svolta di legalità basterebbe cominciare dall’abrogazione della prescrizione non appena intervenga il rinvio a giudizio e dall’introduzione del reato di ostruzione di giustizia, con le durissime sanzioni di rito anglosassone.
Quanto alle promesse, un taglio draconiano dei costi della Casta è tecnicamente facilissimo, ma resterà aria fritta se affidato al governo Napolitano-Lettalfano. Renzi può ottenerlo solo se su questo si muove di conserva col Movimento Cinque Stelle. Se son rose fioriranno.
SUBITO LA LEGGE ELETTORALE
di Caterina Soffici, da “Il Fatto Quotidiano”, 10 dicembre 2013
“Mai il proporzionale” disse un mese fa alla Leopolda. Ora mantenga la promessa. La cosa più urgente è fare una legge elettorale con almeno tre caratteristiche: che siano gli elettori a scegliere i propri rappresentanti, che abbia uno sbarramento almeno al 4% (addio a Casini e company) e che dia la possibilità a chi vince le elezioni di governare il paese, senza larghi inciuci e intese sottobanco.
Il Parlamento deve tornare il sovrano di questa nostra Repubblica e il Colle ritornare al suo posto, costituzionalmente parlando. Che lo faccia alla francese, alla tedesca, con doppio turno o con tuffo carpiato è uguale, l’importante è il risultato. Si ricordi che 9 milioni di italiani, in un certo famoso referendum, dissero che volevano il maggioritario.
Cosa non fare? Indulgere nella retorica della rottamazione e del confronto generazionale come valore assoluto. E se per mettere 7 donne contro 5 uomini nella nuova segreteria ha preso “l’inesperta di professione” come Marianna Madia, la miracolata di Veltroni e Letta, ci accontentavamo anche di un pareggio: 6 uomini e 6 donne andava bene lo stesso. Non c’è bisogno di strafare.
