L’UE nelle mani delle mafie?

unione europeafeatdi Piero Innocenti, 11 novembre 2012 – La relazione redatta dalla Commissione (speciale) UE (presidente l’italiana Sonia Alfano) sulla criminalità organizzata, la corruzione, il riciclaggio, presentata il 26 settembre c.a., è, attualmente, all’esame del Parlamento europeo. Sul contenuto di questo corposo documento le considerazioni, in gran parte negative, possono essere, riassuntivamente, ricondotte al vecchio detto “molto fumo e poco arrosto”, senza per questo voler denigrare nessuno. Dico questo, in realtà, con molta tristezza e qualche preoccupazione. Quanto al primo, consolidato stato d’animo, esso discende dagli anni (tanti) trascorsi leggendo vari piani strategici contro la delinquenza che si sono rivelati, con il passar del tempo, solo buone intenzioni cartacee o poco più. Quanto alla preoccupazione ( già, peraltro, attestata su livelli alti, valutando, negli ultimi due anni, i profitti -stimati- della c.o. italiana, i mancati introiti nelle casse dello Stato per l’evasione fiscale ecc…) è aumentata esponenzialmente dopo la lettura dei dati citati nella relazione suddetta.

Provo ad elencarli, perché il quadro generale è davvero drammatico ed i lettori, dalla semplice elencazione, potranno farsi la loro opinione. Partiamo dai 670 miliardi di euro (avete letto bene, 670 miliardi) che rappresenterebbero il costo annuo per le imprese dovuto all’impatto della c.o. “..sull’economia europea e mondiale, con ripercussioni significative sulle entrate fiscali degli Stati membri e dell’Unione nel suo insieme…”. A questa montagna di denaro ( quasi un terzo dell’attuale debito pubblico italiano) dobbiamo aggiungere i 25 miliardi di euro quale profitto della criminalità collegata alla tratta degli esseri umani (“..fenomeno criminale che interessa tutti i paesi dell’UE..”), i 18 ( o 26 ) miliardi di euro provenienti dai traffici di specie selvatiche e loro organi (“..l’UE è il principale mercato di destinazione a livello mondiale..”), i 10 miliardi di perdita erariale per il contrabbando di sigarette, i 3 miliardi che incidono sulla salute pubblica, per i medicinali contraffatti che arrivano dalla Cina e dall’India. Ma non è tutto.

Ci sono, poi, 100 miliardi di euro per mancati introiti comunitari per le frodi dell’Iva ( in questo siamo maestri!), i 290 miliardi per i danni economici e sociali causati dalla criminalità informatica, i 120 miliardi per la corruzione (“..almeno 20 milioni di casi di piccola corruzione nei settori pubblici dell’Unione…”, anche in questo ambito non siamo secondi a nessuno!) e, dulcis in fundo, il denaro riciclato, non quantificato, perché spropositato, che si attesterebbe intorno al 2,7% del Pil globale. Tutto questo mentre nel nostro paese, in queste ore, alcuni ministri sono alla ricerca, affannosa (almeno apparentemente) di poco più di 2 miliardi di euro per non far pagare la mal-nota seconda rata Imu. In questa situazione di forte condizionamento-inquinamento da parte della criminalità, quali possibilità reali ha l’Unione europea di sopravvivere?

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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