di Piero Schivazzi, 5 novembre 2013* – Sarà che in Inghilterra il 5 novembre evoca odore di polveri da sparo. Ma le 38 domande ricevute dall’episcopato britannico, per tradizione il più avvezzo alla democrazia, e messe subito in rete attraverso un’indagine anonima e aperta a tutti, potrebbero esercitare sulla compassata, e ingessata, istituzione del sinodo l’effetto dei 36 barili con cui Guy Fawkes, nell’anno del Signore 1605, fu sul punto di far esplodere il parlamento di Sua Maestà.
Destinato nelle intenzioni al filtro di vescovi e parrocchie, il sondaggio promosso da Francesco è dunque diventato patrimonio di tutti, “regolari” e specialmente “irregolari”, a cominciare dai diretti interessati, cioè le coppie protagoniste delle realtà nuove , o “rerum novarum”, con allusione alla più nota delle encicliche, rispetto alla quale l’incipit del documento presentato oggi mostra un’affinità suggestiva.
“Si profilano oggi problematiche inedite fino a pochi anni fa”, esordisce il testo che introduce il questionario, “dalla diffusione delle coppie di fatto, che non accedono al matrimonio e a volte ne escludono l’idea, alle unioni fra persone dello stesso sesso, cui non di rado è consentita l’adozione di figli”.
“Non possiamo più recitare la parte dello struzzo”, ha sintetizzato a riguardo esplicito Monsignor Bruno Forte, teologo progressista di fama mondiale, che Francesco ha richiamato dal suo decennale confino in provincia come arcivescovo di Chieti e nominato segretario speciale dell’assemblea straordinaria che si terrà dal 5 al 19 ottobre 2014 sulle “sfide pastorali della famiglia”, convogliando a Roma i presidenti di tutte le conferenze episcopali.
Il suo invito a non nascondere la testa e a non voltare lo sguardo trova nitida eco nel preambolo: “Se ad esempio si pensa al solo fatto che nell’attuale contesto molti ragazzi e giovani, nati da matrimoni irregolari, potranno non vedere mai i loro genitori accostarsi ai sacramenti, si comprende quanto urgenti siano le sfide poste all’evangelizzazione nella situazione attuale, peraltro diffusa in ogni parte del villaggio globale”.
È stato il Papa stesso a presiedere le riunioni preparatorie, il 7 e l’8 ottobre, contribuendo alla individuazione e redazione delle domande, comprese le più spinose: “Nel caso di unioni di persone dello stesso sesso come comportarsi pastoralmente in vista della trasmissione della fede?”.
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* da Huffington Post, il grassetto è di nandocan
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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