Fabrizio Barca: le mie domande a Renzi, Cuperlo, Civati e Pittella

Barca Fabriziodi Fabrizio Barca, 19 ottobre 2013* – Se mai ve ne fosse stato bisogno, la costruzione della Legge di Stabilità e le reazioni che ne sono seguite, dentro (prima ancora che fuori) la compagine di governo, ci ricordano che il rinnovamento vero e radicale del paese richiede un rinnovamento vero e radicale dei partiti. Che tornino a coagulare lo straordinario bagaglio di saperi dispersi nelle filiere territoriali produttive e sociali del nostro paese e a tradurli in una visione e nei modi per attuarla.

Perché ciò avvenga i partiti devono recuperare identità di valori, darsi un metodo moderno di confronto – acceso, regolato, aperto all’apporto dell’associazionismo esterno caparbiamente indipendente, verificabile sulla Rete – e un’organizzazione efficace . Sono le idee che ho discusso in questi mesi con circa 14mila cittadini che, iscritti o non iscritti al Pd, considerano questo partito ancora la ciambella di salvataggio del Paese.

Ma ora a questi cittadini e a moltissimi altri non interessa sapere cosa ne pensi io. Interessa sapere cosa ne pensi e cosa intenda fare chi si è candidato a guidare il Pd. Lo leggeremo e con la dovuta franchezza lo discuteremo sulla base delle mozioni che stanno uscendo. Ma già ora, dietro il paravento riprodotto dai media, trapelano alcune intenzioni.

Prendiamo ad esempio quelle di Matteo Renzi, emerse grazie all’incalzare di Sergio Staino e soprattutto al clima franco e allegro – sì, allegro – di una serata fiorentina.

Ecco un estratto:

“In questi anni – ha affermato Renzi in quell’occasione – il partito si è strutturato intorno ai dipartimenti romani. Invece da cosa è fatto il Pd? Da 3 gambe: 1) I circoli, che vanno aperti: il problema non è tenere persone chiuse in una stanza a parlare tra loro. L’importante è portare i circoli là dove c’è la vita vera: nelle piazze, nei luoghi senza rappresentanza. 2) Ci vuole un Pd che con i suoi parlamentari giochi all’attacco e non stia in difesa. 3) Chi fa il sindaco, l’assessore, non abbia paura di considerare il partito come un luogo diverso da sé.”

E ancora:

“Vorrei che il Pd da gennaio facesse una campagna a tappeto, comune per comune, con gli strumenti nuovi di partecipazione che tengano insieme il social network e il colloquio interpersonale; che diano senso ai circoli e agli iscritti e che contemporaneamente valorizzino le nuove forme di comunicazione. Partiamo dal basso questa volta – ha aggiunto Renzi – per decidere la riforma della scuola anziché dire le nostre idee e imporle agli insegnanti sentiamo e facciamoli partecipare davvero. La tua mobilitazione cognitiva seria sugli insegnanti e su quello che loro chiedono”.

Come realizzare tutto ciò, chiedo a Matteo Renzi e agli altri candidati? Visto fra l’altro che la “freschezza che viene dal girare in mezzo alla gente” – per citare di nuovo Matteo Renzi del Corriere del 18 ottobreun Segretario può ottenerla soltanto se decide di schiodarsi sia da Roma sia da Firenze, viaggiando dal lunedì al sabato in tutti i territori del paese.

Siete d’accordo che per rinnovare il Pd servono almeno 4 delle mie 6 proposte – sulle quali peraltro solo Pippo Civati si è esplicitamente espresso – e un finanziamento pubblico come quello che disegna Piero Ignazi? O cosa altro proponete, di operativo? Di verificabile una volta eletti? E ancora: quando vi confronterete assieme, all’italiana, non all’americana, sulla “libera associazione” che intendete organizzare? Terrete assieme 5 o 6 incontri, o forse 7, sui temi che ci angustiano, L’Europa, per cominciare?

Intanto e comunque buon lavoro.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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