Videomessaggi e Agcom: qualche domanda

lg-tv-300x209di Roberto Zaccaria, 19 settembre 2013 – Ieri sera nel “prime time” quasi tutti i TG del paese, salvo le all-news che hanno una struttura editoriale diversa, hanno impaginato e trattato il videomessaggio di Berlusconi come una notizia tra le altre.  Alcuni TG e forse la maggior parte, gli hanno dato maggior evidenza, ma con servizi medi di non più di 3 minuti, altri (TGLa7) l’hanno collocato addirittura come quarta notizia. I TG di Mediaset ed in particolare il TG5 lo hanno invece integralmente trasmesso. Dobbiamo dire che è una legittima ed autonoma  scelta editoriale dei direttori o forse si può azzardare qualcosa di più?

Non diremo che si tratta di sostegno privilegiato, ai sensi dell’incolore legge Frattini, perché B. non è più uomo di governo; non diremo neppure che si tratta di una violazione della delibera Agcom pronunciata per i videomessaggi in campagna elettorale, perché ancora formalmente non ci siamo. Siamo d’accordo con Nicola D’Angelo che precisa che nessun obbligo avevano, per legge, i direttori di trasmettere un comunicato di questo genere. Ma vorremmo comunque rivolgere un paio di domande all’Autorità che controlla le comunicazioni a garanzia dei cittadini.

Esiste un principio di pluralismo nell’informazione anche al di fuori del periodo elettorale ed esiste l’obbligo dell’Agcom di controllarlo e di sanzionarne le trasgressioni? Ebbene siamo curiosi di sapere quante settimane dovremo attendere per conoscere i soliti dati illeggibili che metteranno insieme le presenze nei prime time e quelli della notte profonda. Esiste la possibilità che senza ricevere un formale esposto o reclamo, la nostra Autorità possa decidersi di agire autonomamente e di valutare se questo comportamento da parte delle testate Mediaset non costituisca una clamorosa violazione dei principi di pluralismo,  par condicio ed imparzialità.

La trasmissione integrale di un videomessaggio di “propaganda” politica da parte di un’emittente televisiva (di proprietà del soggetto beneficiato) è informazione o pubblicità? Dubbio amletico. Come si vede sono domande che precedono i fondati dubbi di Beppe Giulietti sulle conseguenze di un irrisolto conflitto d’interessi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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