
17 gennaio 2013* – La lettera che ci ha inviato l’Agcom a seguito dei nostri esposti per le ripetute ed eclatanti violazioni delle regole sul pluralismo dell’informazione nel periodo precedente all’entrata in vigore della par condicio è un vero e proprio epitaffio inciso sulla tomba della adeguatezza di quella istituzione. Per la verità non é che ci fosse bisogno della lettera per arrivare a questa conclusione… ma impressiona la sicumera con cui sostanzialmente si dice: “noi non possiamo fare niente”. Colpisce già l’incipit della risposta che si riferisce a: “presunte violazioni nell’intervista all’on. Berlusconi nella trasmissione Domenica Live”. Tutta l’Italia ha parlato della scandalosa intervista della D’Urso e loro presumono (sic!). La lettera passa poi a sciorinare una tesi secondo la quale sarebbe impossibile l’applicazione della stessa delibera Agcom n.22 del 2006 che regola i trenta giorni precedenti lo scioglimento delle Camere perché: “non si può determinare a priori il dies a quo”.
Cioé vale a dire che tutti sapevano che il Presidente della Repubblica dopo pochi giorni avrebbe sciolto le Camere ma all’Agcom non ne erano informati. Infine, la “chicca”: solo a conclusione della campagna elettorale l’Autorità potrà intervenire (dunque le eventuali sanzioni le applico quando mi pare e non per ripristinare immediatamente, come vuole la legge, l’equilibrio tra i vari soggetti in campo). Insomma un disastro, che dà ulteriormente il senso del dramma che vive il nostro sistema dell’informazione. A questo punto é inutile perdere tempo con Agcom, che peraltro anche in par condicio si limita a blandi ed ecumenici richiami senza mai sanzionare. É tempo che intervengano altre istituzioni di garanzia a livello europeo ed internazionale. A loro d’ora in avanti ci rivolgeremo vista l’impossibilità di vedere applicate dagli organi preposti le pur inadeguate regole sul pluralismo.
* da articolo 21, il grassetto è di nandocan
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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