175 anni fa la Repubblica Romana

Abito da vent’anni alle pendici del Gianicolo, tra San Pietro e il monumento a Garibaldi, meta preferita delle mie passeggiate domenicali. E volentieri festeggio anche il mio piccolo anniversario con i versi composti vent’anni fa: “Brindo alla casa in via delle Fornaci/accanto alla stazione di San Pietro/il papa benedice a qualche metro / torme di pellegrini un po’ vivaci. / Garibaldi a Cavallo sta sul colle, / guarda dall’alto Roma e il Vaticano,/ spara il cannone e pensa a quando volle/ donare il regno al popolo sovrano. / Io starò in mezzo a far quel che mi piace / finché ce lo consente Berlusconi*. / Auguro che quei due* facciano pace / per liberarci da questi coglioni”. (nandocan)

*Pace all’anima sua

*Garibaldi e il Vaticano

di Massimo Marnetto

”La sovranità è per diritto eterno nel popolo”. ”La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini”. Questi sono l’articolo 1 e 3 della Costituzione della Repubblica Romana, emanata il 3 luglio 1849, mentre Roma stava cadendo in mano ai francesi, venuti per riportare sul trono Pio IX; quasi uguali a quelli ripresi dalla nostra Carta. Durò meno di sei mesi la Repubblica Romana, eppure – dopo 175 anni – siamo ancora debitori verso chi la scrisse e lottò per piantare il seme dei diritti fondamentali, che maturò solo dopo la caduta del fascismo. 

Molti di quegli eroi oggi sono erme silenziose nel Gianicolo, il colle dove Garibaldi combatté insieme a patrioti venuti da tutta Italia e dall’estero, quando ancora si partiva per difendere degli sconosciuti, mossi solo dall’ideale di libertà. Come fece il ”Moro”, l’ex schiavo di colore uruguaiano, divenuto ufficiale dell’Eroe dei due mondi, morto pochi giorni prima dell’emanazione della Costituzione e rimasto senza busto, né nome. Ora Andrés Aguyar ce l’ha. E tutti i busti di quegli eroi caduti per la libertà, ci chiedono fissandoci con il loro immobile sguardo di marmo, di batterci ancora per poter pensare, parlare, decidere. Per ciò che è alla base della dignità di ogni persona: la libertà.


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