17. Conciliare la parità sociale e la redistribuzione delle ricchezze

L’idea di una discriminazione positiva che tenga conto dei criteri sociali può essere salvaguardata, ma solo se si fonda su un programma ambizioso di ridistribuzione delle ricchezze e se fa da complemento a misure universali come lo Stato sociale, la garanzia del posto di lavoro o l’eredità per tutti.

da “una breve storia dell’uguaglianza” di Thomas Piketty*

* Di questo libro ho pensato di proporre gradualmente sul blog, a scopo divulgativo, i brani che ritengo più significativi. La pandemia come la crisi politica, economica e ambientale che l’ha preceduta e accompagnata fanno oggi dell’ingiustizia sociale il problema più scottante per l’umanità. Nella sua “breve storia”, di cui raccomando la lettura integrale, Piketty scrive che “l’eguaglianza è una lotta che può essere vinta e nella quale ci sono sempre varie traiettorie possibili, che dipendono dalla mobilitazione, dalle lotte e da ciò che si apprende dalle lotte precedenti”.

**Thomas Piketty, professore dell’École des Haute Études en Sciences Sociale e dell’École d’Économie de Paris, è autore di numerosi studi storici e teorici che gli hanno fatto meritare nel 2013 il premio Yrjö Jahnsson, assegnato dalla European Economic Association. Il suo libro “Il capitale nel XXI secolo (2014) è stato tradotto in 40 lingue e ha venduto 2,5 milioni di copie.

Una discriminazione positiva che tenga conto dei criteri sociali

Va sottolineato che nessun paese occidentale ha mai applicato fino a oggi quote suggerite da ragioni sociali o etniche in una misura paragonabile a quanto è stato fatto in India, e che su questioni del genere molti dispositivi sono tuttora da inventare.

L’assenza di una politica di risarcimento e di discriminazione positiva spiega, almeno in parte, il perdurare delle disuguaglianze etniche molto forti negli Stati Uniti.

In linea generale, la discriminazione positiva fondata su criteri sociali universali come il reddito, il patrimonio o il territorio comporta molti vantaggi. Oltre a consentire di raccogliere più facilmente maggioranze politiche a proprio favore, il merito di evitare l’irrigidimento dell’identità etniche. In pratica sarebbe già un progresso notevole riuscire ad evitare la discriminazione negativa, ossia il fatto che le classi sociali non avvantaggiate fruiscano un po’ ovunque di risorse scolastiche inferiori a quelle assegnate alle classi avvantaggiate.

L’idea di una discriminazione positiva che tenga conto dei criteri sociali può essere salvaguardata, ma solo se si fonda su un programma ambizioso di ridistribuzione delle ricchezze e se fa da complemento a misure universali come lo Stato sociale, la garanzia del posto di lavoro o l’eredità per tutti.

Misurare il razzismo: la questione delle categorie etniche

Secondo certi osservatori, l’unico modo di procedere è importare in Europa e in tutti i paesi categorie etniche come quelle introdotte da tempo nei censimenti statunitensi….Ma i risultati ottenuti in termini di uguaglianza razziale negli Stati Uniti non sono tali da far morire di invidia resto del pianeta.

Il Regno Unito è l’unico paese europeo ad aver introdotto categorie di tipo statunitense nella lotta contro le discriminazioni…La Francia e la Germania e tutti gli altri paesi toccati dal problema dovrebbe costituire un vero osservatorio pubblico delle discriminazioni, con il compito di oggettivare la realtà, di raccontare ogni anno lo stato della situazione e di orientare le politiche.

Mobilitare gli indicatori disponibili al servizio di un’autentica politica antidiscriminatoria, ferma e risoluta, trasparente e verificabile, che coinvolga tutti gli attori (sindacati e datori di lavoro, movimenti politici e associazioni cittadine ecc.), cosa che finora non è mai stata fatta veramente, e trascenda i singoli modelli nazionali.

La neutralità religiosa e le ipocrisie della laicità alla francese

In Francia come in tanti altri paesi, l’educazione ai culti da diritto a riduzioni d’imposta, le quali costituiscono de facto un modo di finanziamento pubblico estremamente diseguale.

Continua con :18. Uscire dal neocolonialismo


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