“Nel mezzo del cammin di nostra vita”, come avrebbe detto Dante, ho perduto la fede nella resurrezione e nei miracoli in generale, dunque con buona pace di Benedetto Croce, non posso dirmi cristiano. Tuttavia questo non mi impedisce di considerare, apprezzare e condividere per quanto possibile la scandalosa predicazione di Gesù di Nazareth che non invitava solo all’amore del prossimo – invito questo già presente nel Vecchio Testamento – ma ad “amare i nemici”, più che sufficiente per apprezzare la via gandhiana della non violenza. Ma ad osservare quanto oggi accade nel mondo, sarà necessario un ulteriore sviluppo dell’evoluzione umana. Sempre che una guerra nucleare non provveda prima all’eliminazione dal pianeta anche della nostra specie (nandocan)
Vito Mancuso* su Facebook
Senza Gesù non vi sarebbe stato nessun cristianesimo, è chiaro; fermandoci a lui, però, nemmeno: vi sarebbe stato il gesuanesimo, una variante dell’ebraismo, religione di osservanza. Furono Pietro e Paolo a costituire lo strappo decisivo da cui sorse il cristianesimo, religione di redenzione. E chi tra i due operò il passaggio decisivo non fu Paolo, ma Pietro. La mia tesi consiste nella proposta di una triplice e non lineare sequenza Gesù-Pietro-Paolo, e dico «non lineare» perché intendo mettere in evidenza che Gesù non sarebbe stato d’accordo con il contributo specifico di Pietro consistente nel valore espiatorio della sua morte. Per questo motivo, più che di un fondatore, o di un primo e di un secondo fondatore, io sostengo che si debba parlare di una triplice e composita processualità.
Di essa il passaggio decisivo è il secondo momento rappresentato da Pietro. Questo avvenne quando un fatto storico venne interpretato con categorie teologiche derivanti dalla fede. Gli occhi della Storia vedono un uomo morire tra i più atroci tormenti; gli occhi dell’Idea (e della fede che è l’organo che la consegna) vedono un uomo obbedire al disegno più alto preordinato da Dio tramite cui espiare i peccati e salvare i peccatori. La visione della Storia genera silenzio e costernazione; la visione dell’Idea o della fede genera un racconto diverso che solitamente viene detto mito e che il cristianesimo scelse di chiamare euangélion, vangelo, il quale, come ogni mito, ha il potere di innalzare coloro che l’accolgono dal piano basso della Storia al piano alto dell’Idea. Pietro e Paolo fecero quello che fecero ed ebbero successo.
Gesù non voleva essere il fondatore di una nuova religione, ma a causa loro lo diventò. Non però della sua religione, il gesuanesimo, ma di quella di Cristo, il cristianesimo».
«Gesù è “il materiale” originario dell’edificio cristiano. Pietro è colui che da questo materiale prende la pietra più massiccia, rappresentata dalla morte in croce, la estrae dal terreno della Storia e la radica nel terreno della religione trasformandola in un’Idea oggetto di fede. Paolo infine è colui che su questa prima pietra costruisce la cattedrale della dottrina cristiana, non senza fare uso di materiale eterogeneo di provenienza ellenistica. Fu da questa sua costruzione che gli evangelisti attinsero il criterio decisivo in base a cui ordinare e presentare il materiale storico su Gesù: la necessità della morte. Per questo i vangeli sono una composizione bicipite, laddove le due teste sono il materiale storico su Gesù e l’idea teologica di Cristo.
- filosofo e teologo
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