Ora ci manca solo una dichiarazione di guerra alla Danimarca, ma credo che questo sarebbe troppo anche per lui, che non troverebbe soltanto l’opposizione degli abitanti della Groenlandia. Questi ultimi gli hanno già fatto sapere, prima ancora che arrivi il suo “inviato speciale”, che non basta la minaccia di dazi a far loro cambiare idea. C’è solo da augurarsi che l’idea di passare da una guerra commerciale a quella armata non si sia affacciata neppure ad una mente fantasiosa come la sua (nandocan)
Ennio Remondino su Remocontro
Ad occuparsi di estremo Nord a qualcuno deve essersi congelato il cervello. «Dazi a chi mi ostacola sulla Groenlandia» minaccia Trump con la sua arma preferita. E il suo ‘inviato speciale’, visiterà l’isola a marzo. Il portavoce russo Dmitri Peskov: «La Russia, osserverà l’evoluzione della situazione inusuale intorno alla Groenlandia» aggiungendo che «la Russia parte dal presupposto che la Groenlandia sia territorio del Regno danese».
‘Situazione insolita’ ironizza Mosca
«Situazione è insolita, direi addirittura straordinaria dal punto di vista del diritto internazionale», ha affermato Peskov, citando Trump quando ha affermato «che il diritto internazionale non rappresenta per lui alcuna priorità». Dal Cremlino per ora un morbido avvertimento: «Noi, insieme al resto del mondo, osserveremo quale sarà questa traiettoria». Ma il braccio armato europeo si agita in cerca di rogne. «La Germania è in azione nel Mar Baltico a causa delle navi russe», afferma il portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Germania di Merz ‘Volenterosa’ anche verso l’Artico? Non sono state forniti ulteriori dettagli perché -dicono-, le operazioni sono ancora in corso. Concretamente, la polizia negli ultimi giorni avrebbe impedito il passaggio a navi russe. «La polizia federale ha il compito di controllare il traffico marittimo nel Mar Baltico e nel Mare del Nord, nella’ zona economica esclusiva tedesca’ e nelle acque costiere tedesche». «Per prevenire eventuali pericoli», senza spiegare quali.
Negli ultimi tempi la stampa tedesca ha pubblicato diversi rapporti in base ai quali petroliere attribuite alla flotta ombra russa navigavano nel Baltico sotto falsa bandiera o con numeri di identificazione falsificati.
Groenlandia a colpi di dazi
«Potrei imporre dazi doganali per la Groenlandia, di cui abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale», ha detto Trump. Minacce tariffarie per garantire il prezzo dei farmaci prima di menzionare la Groenlandia. Definendosi il ‘tariff king’, il re delle tariffe, Trump ha quindi aggiunto che se l’amministrazione non vincesse alla Corte Suprema sui dazi sarebbe una ‘vergogna per il Paese’. Certo danno politico pesante per lui. Risorse e scioglimento dei ghiacci: sia che gli Stati uniti trovino un modo per annettere la Groenlandia, sia che non ci riescano, l’isola sarà al centro degli interessi dell’insistente personaggio nel futuro prossimo.
L’anschluss della Groenlandia
Donald Trump ormai senza repertorio novità rilancia la possibilità di ampliare la guerra commerciale anche a coloro che si mettono di traverso sull’anschluss della Groenlandia. E i suoi ‘collaboratori’ obbediscono e gli vanno dietro. «L’inviato speciale Usa per la Groenlandia Jeff Landry – anche governatore della Louisiana – ha parlato della questione come se fosse praticamente cosa fatta, e i groenlandesi fossero in ‘giubilante attesa’ di lanciare fiori all’arrivo degli emissari della potenza occupante. O magari a lui stesso, dato che ai giornalisti di Fox ha detto che intende visitare la Groenlandia a marzo – il suo primo viaggio nel Paese per il quale lo scorso dicembre è stato nominato inviato speciale del governo Usa», denuncia e ironizza Giovanna Branca. «Il presidente è serio sulle sue intenzioni», ha affermato Landry. «Ha dettato le sue condizioni, ha detto alla Danimarca ciò che vuole, e ora spetta a Marco Rubio e al vicepresidente Vance stringere un accordo».
E le ‘visioni’ di Trump diventano verbo
La sera prima, la portavoce della Casa bianca Karoline Leavitt aveva detto alla stampa, come sempre contraddicendo ogni evidenza della realtà, che le delegazioni diplomatiche danesi e groenlandesi si erano dette d’accordo a «continuare il dialogo per l’acquisizione della Groenlandia». Entrambi i ministri degli Esteri che mercoledì avevano partecipato all’incontro alla Casa bianca la hanno subito smentita: Lars Løkke Rasmussen, ministro degli Esteri danese, ha specificato a un quotidiano locale di essersi detto disposto solo a istituire un team che possa occuparsi delle «preoccupazioni per la sicurezza nazionale» che Trump continua a agitare a proposito del territorio autonomo.
Il troppo di Trump anche in casa
Mentre il presidente Usa minacciava dazi contro i riottosi, un gruppo di 11 senatori e deputati statunitensi (fra cui i senatori repubblicani Thom Tillis e Lisa Murkowski) hanno incontrato a Copenaghen sia la prima ministra danese Mette Frederiksen che quello groenlandese Jens-Frederik Nielsen, in segno di solidarietà e come gesto distensivo, sottolinea il Manifesto. «Credo sia importante sottolineare che quando il popolo americano viene interpellato sull’annessione della Groenlandia – ha dichiarato Murkowski – la stragrande maggioranza, il 75%, sostiene di non ritenerla una buona idea. Questa senatrice dell’Alaska – ha aggiunto parlando di sé – non pensa sia una buona idea». «I segnali sono chiari – ha detto Murkowski – il sostegno del Congresso all’annessione della Groenlandia non c’è».
Peggio del capo chi lo ossequia
Ieri anche l’Islanda ha sobbalzato, dopo una ‘battuta’ fatta dall’uomo scelto da Trump per ricoprire il ruolo di ambasciatore Usa a Reykjavik, Billy Long, riportata da Politico: «L’Islanda potrebbe diventare il 52esimo stato, e io il suo governatore». Il ministero degli Esteri islandese ha comunicato al Guardian di aver subito chiesto chiarimenti all’ambasciata Usa. E una petizione già firmata da quasi 3.500 persone chiede alla prima ministra Kristrún Frostadóttir di rigettare la nomina di Long ad ambasciatore.
E ora anche la Russia
Comunque vada e per ora, avverte Sabato Anghieri, «l’isola artica sarà al centro degli interessi geopolitici del futuro prossimo». Putin dal Forum sull’Artico di Murmansk: «Quello che sta succedendo ora non è sorprendente. I piani Usa sulla Groenlandia hanno profonde radici storiche», ricordando che già nel 1860 Washington aveva ipotizzato di acquisire l’isola, ma il Congresso non aveva appoggiato l’iniziativa. «È ovvio che Washington continuerà a promuovere con coerenza i propri interessi geostrategici, politico-militari ed economici nell’Artico». Le parole, pronunciate dal presidente di uno stato che nel 1867 vendette l’Alaska proprio agli Usa, sono emblematiche di quanto oggi l’interesse sulle terre settentrionali sia crescente. Dalla storia all’attualità: «Con il cambiamento climatico che apre l’Artico, la regione diventerà una frontiera sempre più critica».
L’estremo nord da riscoprire
La Russia possiede più di metà della costa artica (53%) e trae da quelle terre circa il 7% del suo Pil: idrocarburi, metalli preziosi e terre rare ma anche pesca e industrie alle quali sono offerti importanti sgravi fiscali. Inoltre, le esportazioni provenienti dalle terre polari rappresentano circa l’11% del totale annuo. Senza contare le conseguenze del disgelo che stanno accelerando i progetti agricoli sulle provincie del nord e, soprattutto, sulle nuove vie commerciali. Mosca possiede l’unica flotta al mondo di rompighiaccio a propulsione nucleare e il controllo che esercita a quelle latitudini non ha rivali. E il 15 dicembre Putin ha varato un decreto per la costruzione di una nuova base scientifica non permanente vicino al Polo, denominata Artur Chilingarov, che dovrebbe aprire dalla primavera del 2026 e ufficialmente avrà scopi scientifici (e addirittura turistici), ma gli analisti insistono sul fatto che iniziative di questo tipo non possono non avere un valore geopolitico e strategico.
L’Artico che fu sovietico
Esistono decine di postazioni militari russe nell’Artico, alcune dell’epoca sovietica e poi ristrutturate: 13 basi aeree, diverse stazioni radar e stazioni di soccorso. Queste terre desertiche furono usate durante la guerra fredda anche per i test nucleari, come quello del 30 ottobre 1961 per la «bomba zar», il più potente ordigno all’idrogeno mai sperimentato, con un raggio di distruzione totale di 55 km.
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