Israele e il più grande campo di concentramento della storia

Eric Salerno su Remocontro

Eric Salerno oggi si limita ad appunti sul blog personale. Sconcerto anche per le origini e l’autorevolezza da cui proviene. Israele prevede di concentrare tutta la popolazione di Gaza nella ‘città umanitaria’ sulle rovine di Rafah. Mentre un altro autorevole amico, Ugo Tramballi, completa lo scenario geopolitico caotico e tragico del momento.

Eric Salerno e l’indicibile Israel Katz

«Il ministro della Difesa Israel Katz ha detto di aver incaricato l’IDF di preparare un piano per stabilire una città umanitaria” sulle rovine di Rafah, che alla fine avrebbe ospitato l’intera popolazione della Striscia di Gaza. Secondo Katz, il piano prevede di spostare 600mila palestinesi – principalmente dall’area di al-Muwasi – nella nuova zona dopo il controllo di sicurezza. Una volta dentro, ai residenti non sarebbe permesso di andarsene. Katz ha aggiunto che, se le condizioni lo consentono, la costruzione della città inizierebbe durante il cessate il fuoco di 60 giorni attualmente in fase di negoziazione».

Katz ha detto che Israele sta cercando partner internazionali – mercenari – per gestire la zona. Il piano è coordinato dal direttore del Ministero della Difesa e dall’ex vice capo di stato maggiore dell’IDF, Amir Baram.

Peggio Tramballi da Gerusalemme

«Che sia per mano dei contractors che dovrebbero distribuire cibo o degli israeliani; vittime dei deliri di Hamas o delle bombe d’Israele che per eliminare un miliziano uccidono cento innocenti: per l’una o l’altra causa, i palestinesi continuano a morire anche se ora ‘tregua’ è la parola più spesa».

Gaza come Berlino 1945

«Secondo l’Onu per trovare qualcosa di simile alla distruzione urbana provocata da Israele con l’aiuto attivo di Hamas, bisogna risalire alla Berlino del 1945».

Vago futuro oltre la tregua

«A Netanyahu serve mantenere vago il futuro oltre la tregua, almeno fino a fine luglio, quando il Parlamento inizia la pausa estiva. Riaprirà a ottobre inoltrato. Qualsiasi cosa accada, dunque, Bibi resterà al potere. Poi si vedrà. Sono tempi che potrebbero non coincidere con le aspettative di Trump. Lui non aspira solo a un compromesso fra israeliani e palestinesi, sogno proibito di ogni presidente americano per entrare nella Storia. Trump vuole la pace in Medio Oriente».

Non solo colpa di Israele

«Anche se non fosse esistito Israele, la regione sarebbe stata comunque instabile: petrolio, società tribali, scontri religiosi. Tuttavia il conflitto fra ebrei e palestinesi rimane la fonte primaria dell’insicurezza mediorientale, la madre di tutti i conflitti. In 77 anni quattro guerre arabo-israeliane, due in Libano, una con l’Iran, due intifade; delle crisi a Gaza si è perso il conto fino all’ultimo disastro. Nel 2002, al vertice della Lega Araba di Beirut, dal principe ereditario saudita Abdullah ‘l’Iniziativa di pace araba’: riconoscimento d’Israele in cambio del suo ritiro dai territori occupati. Vi aderirono tutti i paesi della regione ma l’allora premier Ariel Sharon la ignorò».

Trump non credibile

«Ora Donald Trump ha la stessa ambizione: amichevoli relazioni di Libano, Siria, sauditi, Oman, in cambio della pace. Ma quale pace? La tregua e neanche la fine del conflitto a Gaza basterebbero. Come nel 2002, il consenso israeliano a una trattativa per il futuro palestinese, è la chiave fondamentale. Ed è ciò che i paesi arabi coinvolti hanno ripetuto a Trump».

Ora l’ostacolo in Israele non sono solo gli estremisti al governo: è la maggioranza dell’opinione pubblica a respingere l’idea di uno stato palestinese. Il più antico dei conflitti torna come sempre al suo inizio, al piano Onu di spartizione del 1947. Allora furono gli arabi a respingerlo ma in questo conflitto senza fine nessuno può dichiararsi innocente.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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