Col nuovo inquilino alla Casa Bianca nasce lo ‘$TRUMP’

da Remocontro

In occasione del suo insediamento alla Casa Bianca , Donald Trump lancia «$TRUMP»,  la sua criptovaluta. Il 16 gennaio la si poteva acquistare al prezzo di 18 centesimi, ora vale 30 dollari e il suo valore continua a crescere. La capitalizzazione di mercato ha così ormai superato i 5 miliardi di dollari con una corsa agli acquisti che richiama quella dei cercatori d’oro che alla fine del XIX secolo presero d’assalto il Klondike.

‘Corsa all’oro’ ma attenti ai falsi luccichii

La notizia è stata all’inizio così sorprendente  che le agenzie di stampa l’hanno tenuta in sospeso, in attesa di verificare se si trattasse di un’azione da parte di hacker e cyber-truffatori. Invece, è tutto vero e la «meme coin» Official Trump ha guadagnato quasi il 16 mila per cento. La meme-coin è l’immagine delle monete digitali e che in questo caso raffigura il neo presidente nell’iconica posa del dopo attentato con pugno alzato al grido di “Fight-Fight-Fight”.

Lo «$TRUMP» digitale

La società che ha lanciato il progetto ha immesso sul mercato 200 milioni di monete digitali denominate «$TRUMP». Le due società sono riconducibili al nuovo presidente degli Stati Uniti, la Trump e la Fight Fight Fight Llc e detengono i restanti 800 milioni di «meme-coin» che, ai prezzi attuali, valgono quasi 24 miliardi di dollari. Somme enormi che Trump potrà intascare nei prossimi tre anni se le quotazioni dovessero mantenersi su questi livelli.

Usa e le ‘riserve virtuali’?

Durante tutta la campagna elettorale il tycoon ha sostenuto l’introduzione delle critpovalute tanto da voler far diventare gli Stati Uniti il primo Stato con moneta virtuale nelle sue riserve. L’elezione alla Casa Bianca ha messo le ali al Bitcoin che ieri è tornato sopra soglia 100 mila dollari. Si moltiplicano le voci secondo cui Trump dopo il suo insediamento, firmerà un ordine esecutivo per costituire una riserva strategica in Bitcoin per gli Stati Uniti.

Industria tecnologica ed economia statale

Se così fosse sarebbe l’atto definitivo della consacrazione dell’industria tecnologica nella politica economica statale. Una tendenza che mira a consolidarsi nella finanza internazionale. Le grandi banche si stanno già muovendo in questo senso. Il primo istituto europeo  è stata l’italiana Intesa SanPaolo che ha acquistato recentemente 11 Bitcoin per un totale di 1 milione di euro.

‘Pura follia’

«È assolutamente folle», ha detto Jordan Libowitz, vicepresidente dell’organizzazione non-profit Citizens for Responsibility and Ethics di Washington, intervistato da Politico.

«Dopo decenni in cui abbiamo visto i presidenti eletti che nel tempo che precede l’insediamento sono più o meno impegnati  a separarsi dalle loro finanze per dimostrare di non avere conflitti di interesse, ora abbiamo un presidente eletto che, il fine settimana prima dell’insediamento, lancia nuove attività finanziarie personali».


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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