“Miracoloso” Nordio: Anm e penalisti concordano

Giancarlo Caselli su Libera Informazione

Devo proprio chiedere scusa. Su Nordio ho sbagliato.

Spesso l’ho criticato perché mi sembrava che avesse inanellato una serie non indifferente di “perle”, tipo: i mafiosi non parlano al telefono; non esistono reati spia della mafia; da vecchio Pm garantisco che con la separazione delle carriere non c’è pericolo di subordinazione al potere esecutivo; mi invento l’interrogatorio preventivo dell’imputato da catturare, incurante del fatto che potrebbe derivargliene un assist per la fuga o l’inquinamento delle prove…..

Ora invece  mi  rendo conto che poteva trattarsi di una tecnica per stupire di più quando alla fine fossero emerse le sue doti taumaturgiche.

Eh sì,  perché a  nessuno è mai riuscito il miracolo che invece Nordio ha saputo realizzare: mettere d’accordo ANM e Camere penali, da sempre avversari dialetticamente irriducibili pressoché su tutti i temi della giustizia. Come se Salvini riuscisse a far arrivare in orario una quantità almeno ragionevole di treni…

Magistrati e avvocati di tutti i palazzi di giustizia italiani, infatti, si sono trovati assolutamente d’accordo nel protestare contro la caotica confusione causata dal mancato funzionamento della app che avrebbe dovuto assicurare il processo telematico penale.

Una situazione gravissima, dovuta alle criticità già rilevate in fase di sperimentazione delle quali non si è voluto o saputo tenere conto. Criticità ricollegabili anche alla prevedibile scarsità delle risorse in materia di infrastrutture tecnologiche.

Un disastro annunziato, che però non offusca il prodigio della storica riconciliazione fra magistrati e avvocati.

Per cui grazie, caro Ministro. E  perdoni chi in passato si è distratto osservando il  “dito” di  qualche défaillance, senza intuire la “luna” che c’era dietro.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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