L’israeliano Haaretz: ‘Fermare i massacri’, ma Netanyahu se ne impippa

Ennio Remondino su Remocontro

Il giornale cita un’indagine del New York Times secondo cui le morti civili a Gaza stanno aumentando più di che durante le guerre americane in Iraq, Afghanistan e Siria. Durante le prime sei settimane, Israele ha sganciato bombe da una tonnellata sul sud di Gaza almeno 200 volte, anche se le forze di difesa israeliane e il governo israeliano avevano dichiarato che il meridione della Striscia era sicuro.
L’IDF si è impegnato a spingere gli abitanti a spostarsi verso sud, dove il rapporto del New York Times mostra che il sud non era affatto sicuro.
Organizzazione mondiale della sanità: «Non c’è pace senza giustizia, ma la guerra uccide anche la salute».

Più di 20mila i cadaveri sepolti, e i 10mila ‘dispersi’ sotto le macerie

Ventimila cadaveri certi tra cui tantissime donne e bambini e con lo sconto dei corpi a marcire sotto le montagne di macerie, che, tradotto dalle ipocrisie politiche a motivare l’impossibile, equivale a circa l’1% della popolazione di Gaza. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, più di due terzi delle vittime sono donne e bambini. Anche se queste cifre sono imprecise, Israele non ha presentato cifre contrarie. Se Israele continua così, con l’aiuto ora micidiale della fame, delle malattie e del gelo, potrebbe vincere qualsiasi campionato di crudeltà bellica del terzo millennio.

Peggio di Irak, Afghanistan e Siria

Un rapporto investigativo del New York Times ha rilevato che le morti civili a Gaza durante l’attuale guerra stanno aumentando più rapidamente di quanto non abbiano fatto durante le guerre americane in Iraq, Afghanistan e Siria. E un nuovo rapporto di quel giornale afferma che durante le prime sei settimane di guerra, Israele ha sganciato bombe da una tonnellata sul sud di Gaza almeno 200 volte, anche se le forze di difesa israeliane e il governo israeliano avevano dichiarato che il sud di Gaza era un luogo sicuro. L’IDF si è impegnato a spingere gli abitanti di Gaza a spostarsi verso sud. «Andate a sud», ha detto ripetutamente l’IDF. Ma il rapporto del New York Times e ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti, mostra che il sud non era affatto sicuro, ma solo una successiva fase di guerra.

L’IDF, Israel Defence Forces, l’Oms, la fame e le malattie

Guerra di terra anche nel sud di Gaza, dove non c’è stata un’evacuazione di massa e dove la popolazione, oltre che possibile bersaglio (la vigilia le stragi nei campo profughi), avrebbe l’obbligo di ridurre i danni ai civili non coinvolti. Insomma, situazione umanitaria a Gaza: la fame; le malattie; la carenza di acqua, cibo e medicine; il fatto che le persone non hanno una casa in cui tornare; e le infrastrutture distrutte. Fare una distinzione netta tra colpire i terroristi di Hamas e danneggiare civili non coinvolti, anche considerando il fatto che in quell’area sono detenuti 129 ostaggi israeliani, sottolinea Haaretz.

Peggio l’accusa dell’OMS

L’Oms: «La guerra uccide anche la sanità, senza pace non c’è salute». L’anno fine della pandemia e dell’inizio del macello Gaza. «Senza pace non c’è salute e senza salute non può esserci pace». La denuncia-perorazione del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. «L’insicurezza, la povertà e la mancanza di accesso all’acqua pulita e all’igiene hanno alimentato la diffusione di malattie infettive in molti Paesi». Conquiste scientifiche importanti, assieme alle notizie di violenze sugli ostaggi e l’attacco devastante contro Gaza, aggiungendo alle oltre 20mila vittime gli oltre 53.000 feriti.

Cessate il fuoco immediato

L’Oms continua a denunciare che «gli ospedali e gli operatori sanitari sono stati ripetutamente attaccati, mentre i soccorsi non sono sufficienti. Al 22 dicembre, solo 9 delle 36 strutture sanitarie di Gaza erano parzialmente funzionanti, e solo quattro offrivano i servizi più basilari nel Nord»«Per questo motivo chiediamo nuovamente un cessate il fuoco immediato», rimarca Tedros, ricordando che quest’anno ‘guerra e ostilità’, purtroppo, hanno afflitto molte altre località del mondo, tra cui Sudan, Ucraina, Etiopia e Myanmar, solo per citarne alcune’.

Ancora Haaretz e ostaggi per finire

Israele -insiste il quotidiano di Tel Aviv-, deve arrivare ad un accordo per il rilascio degli ostaggi ed essere pronto a pagare sia i giorni aggiuntivi di cessate il fuoco che il rilascio dei prigionieri palestinesi. «Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant hanno ripetutamente affermato che la pressione militare su Hamas avrebbe fatto sì che l’organizzazione ammorbidisse le sue richieste e avrebbe portato al ritorno degli ostaggi, ma la realtà non è stata in linea con le loro aspettative. Finora la massiccia offensiva in corso non ha prodotto alcun risultato per quanto riguarda gli ostaggi».

Natanyahu e Galant bugiardi guerrafondai

Due bugiardi smentiti drammaticamente dai fatti. «Ci ha solo portato a interrompere i colloqui sul loro rilascio. Riportare a casa gli ostaggi è uno degli obiettivi supremi della guerra. Il governo non ha il mandato di abbandonare gli ostaggi, né esplicitamente né implicitamente».

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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