Allargare lo sguardo sulla geografia e sulla storia di quanto accade nel mondo è imperativo non solo per qualunque analisi geopolitica, ma anche per un giudizio motivato. È quanto in Italia fa ottimamente, in Italia, la rivista Limes diretta da Lucio Caracciolo. È poi compito dei divulgatori specializzati in politica estera come l’amico e collega Ennio Remondino aiutarne la diffusione sul web e io do volentieri una mano per i lettori del mio blog.
Quando è iniziata la vigilia della guerra?
Come faccio, del resto, con altri illustri amici, come Domenico Gallo, presidente emerito della Corte di Cassazione, ex parlamentare ed esponente di primo piano della sinistra. Di quest’ultimo, sempre su nandocan magazine, uscirà a puntate il suo ultimo saggio sui precedenti della criminale invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. Per quelli di voi che non intendono limitarsi ad una generica condanna (nandocan).
Ennio Remondino su Remocontro
La strategia degli Stati Uniti disegnata da Limes. La mappa illustra gli imperativi americani su scala planetaria. «Il proprio intorno geografico, la Fortezza Nordamerica, nucleo geopolitico dell’emisfero occidentale».
«Di conseguenza -scrive Limes- deve impedire che dall’altro lato dei due oceani, in Eurasia, si formino una o più potenze capaci di contestarle il primato globale».

America alla conquista del mondo
Secondo sempre più strateghi di casa, gli Stati Uniti, per rimanere la superpotenza egemone, impone al Paese di passare all’offensiva, circondando quell’immensa massa continentale dal mare attraverso il controllo degli stretti e della prima fascia costiera. La ‘teoria della vittoria’ spiegata da Seth Cropsey, già sottosegretario alla Marina Usa, ‘Vittoria anti cinese’, ma non soltanto.
Lotta per il dominio di Eurasia
«Oggi gli Stati Uniti sono impegnati in una lotta per il dominio dell’Eurasia. I prossimi decenni metteranno alla prova ogni aspetto della potenza militare e dell’economia politica americane».
E qui Seth Cropsey torna nei panni dell’americano di frontiera: «Dovremo competere con Cina, Russia e Iran, cercare di dissuaderli e, se necessario, provare a sconfiggerli. La situazione geopolitica è chiara ora che la Russia è passata da una strategia di sovversione a una di plateale aggressione. Anche la soluzione strategica è netta, almeno nei suoi fondamentali», semplifica il politico che emerge dietro lo stratega.
Stati Uniti uber alles
«Gli Stati Uniti devono sostenere e affiancare una coalizione di paesi ai bordi dell’Eurasia(Rimland), difendendo la loro indipendenza e la loro sovranità dalla politica di potenza dei paesi revisionisti». I quali, ‘Paesi revisionisti’, avrebbero diritto ad arrabbiarsi e reagire. Ma il Rimland, la fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia, è diviso e spesso molto poco americano. «Soprattutto, non è chiaro se la pazienza strategica giocherà a favore degli Stati Uniti». Pazienza strategica? Una affermazione forte visti gli intenti.
«Washington e i suoi alleati hanno bisogno di una politica aggressiva. A tal fine, occorre darsi una teoria della vittoria, cioè dire che cosa significa vincere».
Cosa significa vincere
La repubblica americana, ci raccontano gli analisti e strateghi geopolitici Usa, affronta ora tre aspiranti egemoni in Eurasia. Tutti e tre, per ragioni di politica economica, cercano di instaurare almeno un’egemonia regionale e più in generale di riorganizzare il sistema eurasiatico. «La Cina e la Russia sono troppo grandi per sopravvivere come Stati autoritari senza manipolare l’ambiente circostante. L’Iran potrebbe sopravvivere anche senza una politica estera aggressiva, ma il suo orientamento ideologico, il suo specifico odio verso l’Occidente, lo costringe a seguire una strategia espansionista».
Ucraina per finire
Per gli Stati Uniti padroni/padrini in Europa a mezzo Nato. I critici dicono che abbiano mandato gli ucraini al massacro per condurre una guerra di logoramento contro la Russia. Certo gli Stati Uniti, che hanno contribuito più di tutti ad armare e sostenere l’Ucraina, sono precipitati in una crisi politica interna che rischia di bloccare le decisioni del Congresso e, di conseguenza, i finanziamenti al governo Zelensky.
Se Biden, come sembra accadere, diventerà ostaggio dei repubblicani ostili a Zelensky, sarà l’Europa il vero ago della bilancia nella crisi sul suo stesso territorio. Con il prezzo della guerra sempre più alto anche per le nazioni intervenute a fianco di Kiev, in molti casi non più gestibile.
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- Disarmare l’Intelligenza Artificiale“Un punto di vista di parte sulle tecnologie”, sottolinea l’autore, riferendosi, con un compiacimento che peraltro condivido, alla recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza artificiale. Non è mai troppo tardi per richiamare alla vigilanza sull’impiego delle nuove tecnologie digitali. Eppure sono molti anni che autorevoli esperti della materia – penso anche al collega eContinua a leggere “Disarmare l’Intelligenza Artificiale”
- Pareggiodi Massimo Marnetto È importante la lettera di proposta di incontro inviata da Zelensky a Putin, anche se ha sortito un rifiuto. Il motivo è la fine del mito mortifero della ‘’vittoria’’ inseguito dagli ucraini (e non solo) e ora in crisi anche presso i russi, vista la capacità di Kiev di colpire con maggioreContinua a leggere “Pareggio”
- How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacyChiedo scusa ai non molti lettori che trovassero difficoltà nella lettura della versione originale se non ho neppure provato a tradurre l’articolo ma la materia è troppo delicata per rischiare di travisarlo con una traduzione (nandocan) Amos Brison +972 podcast Having grown up in the Jewish public school system in Israel, I’ve been thinking aContinua a leggere “How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacy”
- Libano, su Tiro l’inferno di nome e la disumanità di fattoProvate a pensare cosa vuol dire evacuare una città di duecentomila abitanti e collocatelo idealmente in un progetto di annessione del Libano o di gran parte di esso ad un “grande Israele” e anche questo vi sembrerà più chiaro. Meno chiara semmai è la differenza di trattamento da parte dei governi europei per l’annessione russaContinua a leggere “Libano, su Tiro l’inferno di nome e la disumanità di fatto”





