Inserimento migranti

“Difendiamo Dio e la nostra civiltà” , con questo grido, non lontano da quelli del suo concorrente Salvini l’altro giorno a Pontida, Giorgia Meloni ha aperto di fatto in Ungheria, presente l’amico Orban, la sua campagna elettorale per le Europee. Il dio delle crociate, certo, non quello del Vangelo di Gesù Cristo che col soccorso a uno straniero – il pubblicano della parabola evangelica – dava un pratico esempio dell’amore del prossimo, quindi anche di civiltà cristiana (nandocan).

di Massimo Marnetto

Vorrei che la sinistra dicesse che il maggior flusso di migranti non è colpa della destra, inaugurando così la fine dell’uso di parte di un problema nazionale. Con altrettanta nettezza, invece, dovrebbe chiedere alla Meloni di piantarla con la fisima del ”blocco” delle partenze, ma di mettersi in modalità ”formazione-lavoro-integrazione dei migranti”, anche per sostenere la domanda di manodopera del Paese.

A questo proposito, la Premier dovrebbe studiare l’ottima inchiesta di Riccardo Iacona (Presa Diretta) sul sistema tedesco. Che ha creato una procedura statale di inserimento progressivo, basata su lingua-formazione-lavoro. Percorso costoso, ma possibile perché là tutti pagano le tasse e lo Stato ha i soldi per risolvere i problemi. Qui invece i partiti non vogliono perdere il consenso degli evasori e la destra chiama le tasse ”pizzo di stato”.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere