Corruttore
“Comunque la si pensi su B., bisogna riconoscere che fu una persona pessima” scrive oggi Marnetto e io sono d’accordo, tranne che per quel “comunque” che ha messo nel titolo e ribadito nel testo. Perché immagino che non si possa pretendere da una persona che riconosca quello che non pensa. E di italiani che non riconoscono che B. sia stato una “persona pessima” ce ne sono purtroppo molti, magari grazie anche al potere di persuasione dei media da lui gestiti e controllati. Ancora più numerosi però sono quelli che pur consapevolmente glielo hanno permesso, conciliando il presunto liberalismo con monopolio e conflitto d’interessi. Sono d’accordo soprattutto sulla necessità, prima ancora di promuovere cultura e mentalità, di crearne le condizioni politiche e sociali, un compito finora trascurato e tradito dalla sinistra. (nandocan)
Comunque
di Massimo Marnetto
Comunque la si pensi su B., bisogna riconoscere che fu una persona pessima. Ora c’è l’imbarazzo di combinare pietà e verità. La prima dovuta alla salma; la seconda che impone un giudizio fortemente negativo verso un uomo che ha corrotto gran parte del Paese; carpendo la buona fede dei semplici, sollecitando l’ego dei narcisisti, comprando l’appoggio dei più avidi. Ora, per questo leader disonorevole – perché ha posto sempre il proprio vantaggio prima dell’interesse generale – si stanno approntando cerimonie e panegirici, persino un indebito lutto nazionale.
Sentiremo discorsi pieni di viscida ipocrisia, ricordi sbiancanti, virtù inesistenti, lodi posticce verso un uomo gretto, che ha danneggiato molte persone oneste e valide, pur di primeggiare. Ora la morte è la grande prescrizione, che tutto cancella e sovverte: il meschino diventa sublime, la frode si trasforma in dono, l’egoismo in generosità, il danno in progresso. L’Italia supererà anche questo momento. Ma dobbiamo promuovere cultura, interesse generale e una mentalità costituzionale per evitare al Paese di ricadere così in basso.
La morte di Silvio Berlusconi.
Alessandro Gilioli su Facebook*
Questo che segue, se interessa, è il titolo di apertura del gr di Radio Popolare delle 19.30.
Non sono sicuro che somigli a nessun altro gr o tg.
La morte di Silvio Berlusconi. Mercoledì i funerali in Duomo. Il governo Meloni ha imposto per la giornata il lutto nazionale e le bandiere a mezz'asta. Corruttore, evasore fiscale, una sentenza lo ha definito delinquente abituale. Per decenni ha usato le sue tivù per conquistare il potere, per salvarsi dai processi e per diffondere i suoi disvalori, dall'arricchimento a ogni costo all'utilizzo della donna come merce. Nella tomba si è portato i segreti sull'origine del suo patrimonio e sui suoi rapporti con la mafia. In corso da dieci ore la beatificazione a reti unificate. Ma la Storia non ha prescrizioni. *direttore di Radio Popolare
Berlusconi già santificato: il mito della ‘sua’ politica estera
da Remocontro
Lutto nazionale per Silvio Berlusconi, già santificato. Ha cantato sulle navi, costruito palazzi e imperi mediatici, stravolto la politica della destra e anche della sinistra, segnala il Manifesto per un po’ di decoro nel ricordo. Ha maneggiato miliardi, cenato elegante, quasi presieduto la Repubblica. Sul mito molto forzato della sua politica estera due firme di prestigio assieme: Tommaso Di Francesco e Alberto Negri

Se ne è andato, nel bene e nel male, unico anche nel peggio
Che da anziano era apparso a molti persino il meno peggio. In realtà è stato il primo e più avanzato dei populisti europei, così avanti da anteporre il suoi interessi personali e delle sue aziende a quelli del Paese. Come quando decide di frammentare in sei quote le forniture di gas dell’Eni dalla Russia per favorire imprese e imprenditori amici: la sua grande amicizia con Putin – che «non è più comunista, io lo conosco bene» ripeteva – nasce da questa combinazione in cui i due erano compagni di merende, un vero e proprio sistema di import-escort. Ecco perché ieri il leader russo nel rievocarlo è apparso, per una volta, quasi commosso. Si sentivano almeno una volta al mese.
La Russia e la Nato
Anche la vicenda di Pratica di Mare, il vertice in cui mise insieme la Russia e la Nato, è da rivedere per ridimensionare la mitopoiesi berlusconiana. In primo luogo bisogna ricordare che Berlusconi – ferocemente anticomunista in assenza ormai di comunisti – nel suo rapporto privilegiato con Bush junior fu un sostenitore convinto delle missioni disastrose in Afghanistan2001 – la guerra di vendetta dell’11 Settembre – e in Iraq nel 2003 in prima fila nella coalizione dei volenterosi, per niente condivisa quest’ultima dalla Russia ma anche dal centro destra europeo: la Francia di Chirac si astenne dal partecipare. C’è da chiedersi poi come i governi italiani successivi a Berlusconi abbiano potuto avallare la narrazione falsa su quelle guerre sprofondate nel dramma di centinaia di migliaia di morti e in clamorosi fallimenti.
Filo americano gaffes a parte
Berlusconi, che in seguito si scontrò con Obama per le solite gaffe inopportune, era in realtà all’epoca il più filo-americano dei leader italiani come dimostrò l’invito al Congresso degli Stati Uniti per parlare addirittura in sessione plenaria. Presso i «moderati» italiani, orfani dopo tangentopoli della Dc e del partito socialista, Berlusconi si faceva scudo delle politiche mediterranee di Andreotti e Craxi, ma stando ben attento a non urtare gli americani: a differenza del leader socialista, protagonista di Sigonella, che diffidava dei rapporti dei nostri servizi («troppo legati al Mossad», diceva) e non lisciava il pelo alla leadership israeliana. Ma allora Arafat andava a pranzo da Pertini e i palestinesi non erano dei pariah come nell’Italia di oggi. Berlusconi fu invece il primo premier italiano invitato a parlare alla Knesset.
‘Nato-Russia Relations: A New Quality’
Il vertice di Pratica di Mare del 2002 non se lo era inventato Berlusconi: nella base dell’aeronautica militare alle porte di Roma venne stilato un documento, il “Nato-Russia Relations: A New Quality”, sugli auspici di un nuovo rapporto di fiducia tra Occidente e Russia. In questo documento Nato e Russia sottolineavano il comune rispetto degli obblighi derivanti dalla Carta dell’Onu, dall’Atto finale di Helsinki e dalla Carta per la sicurezza europea adottata sotto l’egida dell’Osce. Senza questi precedenti Pratica di Mare non sarebbe mai avvenuta: il consiglio a 20 Nato-Russia esisteva già.
Putin e la guerra al terrorismo
E non dimentichiamo il contesto: Putin non appariva come il leader che è oggi, la guerra al terrorismo aveva unito le potenze internazionali e gli Stati Uniti, vincitori della Guerra Fredda, oltre a giurare che la Nato non si sarebbe allargata ad est, avevano concesso alla Federazione russa una certa libertà di manovra convinti di essere ormai entrati in un mondo unipolare. Vent’anni dopo la distanza da quell’epoca è siderale. Dalla guerra in Georgia a quelle in Siria e Libia fino alla crisi ucraina del 2014, all’annessione della Crimea e l’invasione dell’Ucraina non solo lo scenario è radicalmente cambiato ma ormai il protagonismo di Cina, India e dei Brics, ci parlano di un mondo multipolare.
Rapporti familistici con Putin, Erdogan, Gheddafi
Ma è proprio la politica estera, condotta con i rapporti personali e familistici con Putin, Erdogan, Gheddafi, che dai sogni di gloria cullati con Pratica di Mare, segna il declino di Berlusconi. Oltre al rapporto personale, da padrino, con Erdogan, per lui fu fatale quello con Gheddafi con cui firmò il patto tra Roma e Tripoli su gas, migranti – sempre da respingere e detenere in campi di concentramento – e infrastrutture (un controvalore economico stimato 55 miliardi di euro, quasi due finanziarie). Per sancire l’alleanza, che allora appariva indissolubile, il 30 agosto 2010, fu inscenato a Tor di Quinto un spettacolo con caroselli di carabinieri e cavalli arabi e un seguito di 5mila tra imprenditori, uomini d’affari, politici, faccendieri e questuanti vari, tutti proni con il cappello in mano davanti al rais libico.
Sembrava un trionfo. Ma pochi mesi dopo con la rivolta di Bengasi Francia in primis, Usa e Gran Bretagna decidono come Nato di intervenire militarmente con i raid aerei contro Gheddafi. Berlusconi è con le spalle al muro.
La fine nell’ex ‘scatolone di sabbia’
La sera del 17 marzo 2011, un mese dopo l’inizio della rivolta in Libia e mentre il Consiglio di sicurezza Onu stava definendo la risoluzione 1973 che autorizzava l’intervento, al Teatro dell’Opera di Roma era in programma il Nabucco diretto da Muti per i 150 anni dell’unità d’Italia. In un vertice cui parteciparono tra gli altri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Berlusconi e il ministro della Difesa La Russa, Berlusconi pronunciò la frase: «Sull’intervento militare dell’Italia rimetto ogni decisione a lei, presidente, come capo delle forze armate».
L’ex scatolone di sabbia inghiottiva miseramente le glorie del Cavaliere in politica estera.
Necessità di un movimento pacifista mondiale

Enrico Rossi su Facebook
Sipri, l’Istituto di Ricerche Internazionale sulla pace di Stoccolma, fa sapere che gli arsenali dei nove stati che detengono le armi nucleari si stanno incrementando dovunque.
Stati Uniti, Russia, Cina ma anche Francia, Inghilterra, India, Pakistan, Corea del Sud e Israele stanno rimodernando i propri arsenali.
12.500 testate nucleari
La guerra in Ucraina ha infatti bloccato la diplomazia tra gli Stati su questo tema al punto che adesso non si conosce neppure precisamente l’inventario nucleare dei singoli Stati.
Si parla di circa 12500 testate, il 90 per cento nelle mani di USA e Russia, di cui 2000 operative, pronte all’uso. La Cina sta correndo per avere in un decennio un arsenale paragonabile a quello degli USA e della Russia.
In sintesi: “Questa elevata concorrenza nucleare -dicono i ricercatori dell’Istituto- ha aumentato drasticamente il rischio che possano essere usate le armi nucleari per la prima volta dalla seconda guerra mondiale”.
Diceva Berlinguer
La necessità di un movimento pacifista mondiale è ormai assoluta se vogliamo evitare la catastrofe.
In passato questi movimenti sono stati fortissimi e hanno influenzato la politica dei grandi Stati.
Così diceva Enrivo Berlinguer a questo proposito.
“Ritengo che il movimento pacifista nasca anzitutto dal giustificato timore della guerra nucleare, che si è diffuso nei settori più diversi della società al di sopra di differenziazioni ideologiche, politiche, nazionali e religiose.
I movimenti che sono sorti e si sviluppano con imponente carattere di massa in Europa, negli Usa, in Giappone, e che cominciano a manifestarsi anche nei paesi dell’Est europeo, sono quindi movimenti che nascono da sentimenti profondi e la loro autonomia, multiformità e ampiezza sono tali che nessuna forza politica, nessuno Stato sarebbero in grado, da soli, di organizzare o, come stoltamente qualcuno dice, di poter comandare a bacchetta.
Non è pacifismo a senso unico
Se ne ha la riprova nel fatto che gli odierni movimenti per la pace non sono a senso unico, ma giudicano sulla base degli atti concreti compiuti dai vari governi e rivolgono la loro sollecitazione e pressione verso le due grandi potenze e verso entrambi i blocchi. All’interno di essi si esprime una pluralità di sensibilità, aspirazioni, bisogni, tra cui quelli che riguardano la qualità della vita e dello sviluppo, la salvaguardia dell’ ambiente naturale e altri ancora”.
Il PD, a mio avviso, deve schierarsi nettamente per la pace, con le iniziative di Papa Francesco e contro l’invio di altre armi in Ucraina.
- Custodire la Costituzione
di Massimo Marnetto ‘’ È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.’’ Lo dice la XII disposizione transitoria della Costituzione. Quindi, l’intolleranza al fascismo è legale, anzi costituzionale. Sembra tutto chiaro e invece è molto opaco il concetto di ‘’riorganizzazione’’. Come avviene? Con una nuova marcia su Roma? Con una solenne cerimonia? No,Continua a leggere “Custodire la Costituzione” - Libro e moschetto
da “Prima Loro” (Raniero La Valle) Cari amici, Il ravvedimento di Trump per porre fine alla guerra con l’Iran denuncia la sconfitta degli Stati Uniti che, avendo già perso l’Impero, non sanno come uscirne. Purtroppo l’idiota della Casa Bianca, che insulta i governi e istituzionalizza il pugilato e la lotta nel giardino di casa, nuovoContinua a leggere “Libro e moschetto” - E se tornassimo a parlare di fraternitá?Il fatto è che fraternità e capitalismo si sono dimostrati nei fatti difficilmente compatibili e la prima sopravvive come utopia morale e religiosa. Grazie, Paolo, per averci ricordato. che il pacchetto funziona soltanto se inteso in blocco (nandocan) Paolo Butturini su Facebook La Rivoluzione francese ci aveva lasciato tre parole. Liberté, Égalité, Fraternité. Due secoliContinua a leggere “E se tornassimo a parlare di fraternitá?”
- Finlandia: scorie nucleari sepolte per 100 mila anni
da Remocontro Onkalo, il primo deposito geologico permanente al mondo per le scorie nucleari ad alta attività. Realizzato a 430 metri di profondità, dove isolare il combustibile esaurito per decine di migliaia di anni. Mentre l’Italia non ha ancora trovato dopo decenni, un solo deposito nazionale almeno sicuro. A Eurajoki, nel Sud-Ovest della Finlandia L’AutoritàContinua a leggere “Finlandia: scorie nucleari sepolte per 100 mila anni” - Vannacci e “la sporca dozzina“
di Massimo Marnetto Se la Meloni si vantava di metterci la faccia, Vannacci è orgoglioso di metterci la feccia. Lei si è presentata come una underdog sfavorita; lui arriva con la sua sporca dozzina. Lei ha fatto fortuna con il blocco navale; lui rilancia con la remigrazione. Non importa che il blocco navale non sia possibile o cheContinua a leggere “Vannacci e “la sporca dozzina“”
