“La spada nel fodero”
Marco Guzzi su Facebook
Da duemila anni leggiamo la Passione di Cristo, infinite volte l’abbiamo letta e ascoltata. Oggi poi, Domenica delle Palme, la si legge interamente.
Uomini armati di bastoni e di spade arrivano per arrestare Gesù, si sta per compiere un atto di estrema violenza e di palese ingiustizia contro un uomo che ha solo guarito e predicato, che ha fatto solo del bene al suo popolo e anche a tante persone straniere.
L’evangelista Matteo scrive: “Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
Allora Gesù gli disse: ‘Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada’” (Matteo 26,51-52).
Cosa c’è di più naturale di voler difendere il proprio maestro da questa ignobile aggressione? Cosa c’è di più giusto, in un certo senso?
Di quella stessa violenza perirai
Eppure Gesù non lo permette.
E’ terribile la fermezza del Cristo, e ci mette tutti in discussione, o almeno dovrebbe, dovrebbe inquietare perlomeno coloro che desiderino mettersi alla sequela di questo uomo, che ha proclamato la propria, e la nostra essenza divina.
Gesù sembra contestare lo stesso diritto ad una legittima difesa, perché sostiene categoricamente che in ogni caso, per qualunque motivo tu usi la violenza, di quella stessa violenza perirai.
Ora, certamente ciò non significa che in ogni caso io non possa difendermi, lo stesso Gandhi sosteneva che di fronte ad un pazzo che circolasse per un villaggio aggredendo le persone, dovremmo utilizzare la forza per fermarlo.
La non violenza è un’attitudine complessa, e nessun atteggiamento fondamentalistico dovrebbe mai oscurarne la limpidezza.
Nuova umanità
Ma risulta comunque davvero sorprendente che le parole, e il comportamento di Cristo, continuino a non suscitare alcuna seria riflessione sulla natura non violenta della Nuova Umanità che Gesù incarna e inaugura.
Risulta davvero sorprendente che ancora nel 2023 tutti i nostri governanti, in gran parte cristiani, continuino a credere solo nella forza delle armi, e nella risposta violenta, anzi sempre più violenta, nei confronti di un’aggressione.
Possibile che non riusciamo ad immaginare, se non in piccolissimi gruppi, una difesa non violenta? Possibile che non riusciamo ad immaginare una difesa che riduca le morti, le distruzioni, il numero di rifugiati, i lutti, le mutilazioni, gli stupri, le torture, e così via? Possibile che un secolo come il Novecento non ci abbia insegnato niente, e che tutti i potenti continuino a reagire con l’automatismo aggressivo-difensivo dei primati?
La Nuova Età che nonostante tutto sta sorgendo supererà queste limitazioni, e allora le parole del Cristo torneranno a risuonare con la potenza del tuono e la dolcezza dell’arpa nei padiglioni acustici di donne e uomini risvegliati.
La Finlandia alle porte della Nato svolta a destra

da Remocontro
Finlandia, la premier uscente Sanna Marin sconfitta dai conservatori del centrodestra di Orpo, ma a far rumore è soprattutto il risultato dell’estrema destra populista, che diventa la seconda forza del Paese. Vincono i conservatori del Partito della Coalizione Nazionale (Ncp), guidato dall’ex ministro delle Finanze Petteri Orpo, che ha ottenuto il 20,7%. Più a sorprendere il secondo posto dell’ultradestra di ‘Veri finlandesi’, 20,1%. Mentre la formazione di Marin è arrivata terza, fermandosi al 19,9%. Polarizzazione a blocchi e perdita di voti dei partiti minori: Centro, Verdi e Sinistra.
Troppa Nato fa male politicamente
Vincono i due partiti di destra più o meno estrema, tutti a favore della Nato, ma con maggiori sfumature rispetto alla Russia vicina di casa, e perde la premier uscente e accesa sostenitrice della fine della storica neutralità del suo Paese con l’ammissione ormai decisa alla Nato. Il partito più votato è stato il ‘Partito di Coalizione Nazionale’ (PCN), di centrodestra, seguito dai ‘ Veri Finlandesi’, partito populista di estrema destra: entrambi nella precedente legislatura erano all’opposizione. Sono arrivati invece solamente terzi i Socialdemocratici della prima ministra uscente Sanna Marin, il partito che aveva vinto le elezioni del 2019, e che da allora governava con una coalizione di partiti di centrosinistra.
Il rebus maggioranza
Il vero problema è che con questi numeri, nessuno è in grado di formare un governo da solo. Tradizionalmente in Finlandia all’esito delle elezioni, con sistema proporzionale e seggi assegnati per circoscrizioni in base alla popolazione, il partito più votato cerca di formare la coalizione di governo e indica il premier. Per la maggioranza servono 101 deputati sui 200 del parlamento. In questo caso il partito conservatore, con i suoi 48 seggi, dovrà chiedere il sostegno a uno degli altri due grandi partiti: il partito di destra nazionalista, 46 seggi, oppure i Socialdemocratici, guidati dalla premier uscente Sanna Marin con 43 seggi.
Marin ha escluso che i socialdemocratici possano allearsi con il partito ‘Veri finlandesi’ per differenze sostanziali nei valori e nelle politiche, visto che i candidati del partito populista e nazionalista hanno presentato una piattaforma anti-immigrazione e anti-Unione europea.
Il probabile nuovo premier
Petteri Orpo ha 53 anni, è sposato con due figli ed è stato eletto a capo del partito conservatore liberale finlandese ‘Kokoomus’ nel 2016. Ha fatto parte di diversi governi in cui ha ricoperto incarichi da vicepremier, ministro delle finanze, ministro degli interni e ministro delle politiche agricole. Uno dei punti principali su cui ha basato la sua campagna elettorale è stata l’economia, con la promessa di diminuire il debito pubblico. «La cosa più importante per il prossimo governo è sistemare la nostra economia, spingere la crescita economica, equilibrare l’economia pubblica. E la seconda questione molto importante è costruire la Finlandia della Nato», ha detto.
La destra nazionalista
Il partito di destra nazionalista Perussuomalaiset è guidato dal 2021 dalla leader 45enne Riikka Purra. Tra i punti principali del programma ci sono le politiche migratorie, clima, criminalità ed energia con posizioni apertamente anti-migranti e euroscettiche, a partire dalla richiesta di non rispettare l’impegno per la neutralità climatica nel 2035, altre al vecchio obiettivo di ‘Fixit’, l’uscita della Finlandia dall’Unione europea.
La grande sconfitta Sanna Marin
Con i suoi 37 anni è tra i leader più giovani d’Europa, protagonista nella gestione della pandemia di Covid- e per il suo ruolo di primo piano, insieme al presidente Sauli Niinistö, nel sostenere la richiesta di adesione della Finlandia alla Nato. Sostegno acceso e a volte contestato per eccesso di veemenza. Il sostegno all’Ucraina nell’ultimo anno ha aumentato la sua visibilità internazionale. Ma neppure l’aiuto Nato col sì ufficiale di tutti all’ammissione nell’Alleanza deciso alla vigilia elettorale le è bastato per la riconferma.
Divieto del nuovo

di Massimo Marnetto
Quando un tema è complicato da regolare, lo si vieta. Questa pigrizia vale per la gestazione per altri (Gpa), per l’intelligenza artificiale generativa (ChatGPT), per la carne coltivata. Distinguere il buono dal cattivo che ognuna di queste novità incorpora è difficile.
Ci vorrebbero criteri intelligenti per evitare i danni causati dall’interesse privato lucrativo, senza precludere i vantaggi per la collettività. Uno sforzo che richiede competenza tecnica e giuridica, ma soprattutto apertura al nuovo. Che invece spesso fa paura proprio perché porta la conoscenza oltre la consuetudine.
Anche in questo caso il tema è la migrazione: non delle persone, ma delle conoscenze. Ed entra in ballo l’accoglienza per la diversità, opposta alla purezza del noto. Il misoneismo teme la sostituzione, mentre il nuovo può essere un’addizione al consueto. Buone regole possono far convivere gestazione per altri ”e” gravidanza tradizionale; intelligenza umana eartificiale; bistecca biologica e carne coltivata. Il divieto dell’albero della conoscenza è atavico.
- Contro la guerra
da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra” - La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’” - I due americani
Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”. - L’Iran e il crollo dei doppi standard
dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard” - La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”
