Reader’s – 15 dicembre 2022. Rassegna web

Dalla Fnsi: «Tira una brutta aria per l’informazione»

Querele bavaglio, libertà di informazione, tutela delle fonti e del diritto dei cittadini ad essere informati. Consiglio nazionale su questi temi ieri, 14 dicembre, davanti al Centro di produzione RAI di via Teulada “per ribadire l’esigenza non più rinviabile di norme stringenti a difesa del giornalismo e della qualità del lavoro dei giornalisti”. Con i colleghi di Usigrai, Ordine, Report, Domani, PresaDiretta, Articolo21, associazione amici di Roberto Morrione, Sant’Egidio, Arci, Libera.

«Siamo qui – ha esordito il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti – per essere vicini anche fisicamente alla redazione di Report, una delle più colpite dall’attacco alla tutela delle fonti e al diritto di cronaca”, ma siamo qui anche “per le giornaliste e i giornalisti di tutti i giornali e le trasmissioni che ogni giorno devono fare i conti con le querele bavaglio, con le conseguenze delle norme sulla presunzione di innocenza, con i divieti di avvicinarsi ai migranti che sbarcano dalle navi. Siamo qui per rimarcare il nostro no a qualunque forma di bavaglio all’informazione”.

“La situazione era già precaria – ha aggiunto – e ora tra prefetti che intervengono nei porti, questori, giudici che vogliono valutare la rilevanza sociale e querele bavaglio di governo, lasceremo anche quel 58° posto nelle graduatorie internazionali per la libertà di stampa per raggiungere rapidamente Polonia e Ungheria. Questo non è un problema dei giornalisti, è un problema dell’ordinamento democratico».

“E’ necessario – ha poi detto il segretario generale della FNSI Raffaele Lorusso – che tutti prendano coscienza del fatto che “si sta creando nel Paese un clima ostile nei confronti dell’informazione e di chi fa informazione. Sequestri degli strumenti di lavoro, pedinamenti, azioni legali, bavaglio sono aspetti diversi di un unico tentativo di indebolire il giornalismo anche attraverso atti concreti per smantellare i diritti dei lavoratori”.

Ad esempio, ha spiegato, «in queste ore si sta parlando di stanziare 100 milioni per ridurre l’occupazione senza alcuna intenzione di pensare a come creare lavoro, senza alcuna attenzione per i giornalisti precari. Si vuole un’informazione sempre più debole, che non sia in grado di nuocere o dare fastidio. Per questo si punta ad avere una categoria di giornalisti altrettanto debole. Questo vale per il diritto di cronaca, ma ancor di più sul fronte della tutela del diritto del lavoro”.

Fra le testimonianze che sono intervenute in seguito, quelle del direttore del quotidiano “Domani”, Stefano Feltri e del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, di Elisa Marincola, portavoce di Articolo21, del segretario dell’Usigrai, Daniele Macheda. Quest’ultimo ha ricordato in particolare che «c’è bisogno di verità, ma non ci sono tutele a difesa del segreto professionale o contro le querele temerarie».

Per Walter Massa, presidente nazionale dell’Arci, «questi sono temi di libertà che interessano non solo i giornalisti ma tutti i cittadini. Si parla di lavoro, diritti, democrazia: argomenti che riguardano ciascuno di noi». Patrick Boyle e Marinela Diaz della rete Free Assange Italia hanno illustrato poi le ragioni della mobilitazione a sostegno del giornalista fondatore di WikiLeaks.

«Querele e minacce fanno ancora più male se sei un giornalista precario, senza tutele, senza garanzie», ha detto quindi Mattia Motta che, in chiusura, insieme con Tiziana Tavella e Valerio Tripi dell’Assostampa Siciliana, ha presentato l’iniziativa lanciata a Palermo dell’albero di Natale precario. «La categoria – hanno rilevato – deve avere il coraggio di parlare dei problemi dei colleghi precari, delle condizioni di lavoro. Non è una questione corporativa, ma riguarda il diritto dei cittadini ad essere informati da giornalisti liberi e indipendenti».


Parlamentari europei a libro paga non soltanto per il Qatar

da Remocontro

Tangenti Ue. Secondo gli inquirenti belgi, distribuite mazzette a molti europarlamentari. Indagini sull’accordo con Doha per le linee aeree inviata all’autorità giudiziaria per indagini. Sappiamo del coinvolgimento dell’ex vice presidente del Parlamento, Eva Kaili, con quei 750 mila euro in valigia. Ma i media ellenici, però, scrivono di un fascicolo che comprende almeno altri 60 europarlamentari non ancora indagati.

Il fidanzato italiano della parlamentare greca confessa

Davanti agli inquirenti belgi Francesco Giorgi ha confessato di aver fatto parte di un’organizzazione utilizzata dal Marocco e dal Qatar allo scopo di interferire e condizionare gli affari europei. Il suo ruolo era quello di gestire i contanti. Lo scrive stamane il quotidiano francofono belga Le Soir in base a documenti visionati insieme a La Repubblica.
Secondo quanto scrive il giornale, Giorgi avrebbe anche indicato di sospettare che Andrea Cozzolino e Marc Tarabella, entrambi europarlamentari del gruppo S&D, avrebbero preso soldi tramite Antonio Panzeri. Il Marocco sarebbe coinvolto nella vicenda di sospetta corruzione attraverso il suo servizio di informazione esterna, la Dged.
In base ai documenti consultati dai due quotidiani – si legge ancora sul giornale – Panzeri, Cozzolino e Giorgi sarebbero stati in contatto con con la Dged e con Abderrahim Atmoun, l’ambasciatore del Marocco in Polonia.

L’Euro associazione per delinquere

Oggi la Plenaria di Strasburgo voterà una risoluzione unanime per «sospendere tutti i lavori sui fascicoli legislativi che riguardano il Qatar». Ma è la traccia dei soldi che rappresenta la pista fondamentale. Finora la polizia federale ha sequestrato 1,5 milioni di euro, e si ipotizza che una parte del denaro servisse anche a corrompere altri parlamentari a libro paga.

Convalida degli arresti

Ieri, intanto, la Camera di consiglio di Bruxelles ha convalidato la detenzione preventiva per Panzeri e Giorgi, che resteranno in carcere per almeno un mese. Per Figà Talamanca, invece, solo il braccialetto elettronico.

Tra corruzione e spionaggio

I servizi di sicurezza di cinque Stati europei indagano sul tentativo di corruzione di parlamentari Ue ad opera di Paesi extra Unione. Ci sarebbe un presunto «sistema tangentizio ad ampio raggio», con lo scopo di incidere sui diversi dossier, anche di tipo economico, in corso di istruzione all’Eurocamera.

‘Qatargate’

Il procedimento giudiziario “Qatargate” sarebbe solo un troncone di questa maxi verifica d’intelligence. Lo scandalo «mazzette» sta investendo l’istituzione europea a Strasburgo, soprattutto dopo che le nuove rivelazioni non sembrano limitate a poche “mele marce”, ma una presunta «rete» di eurodeputati a libro paga di altri organismi esteri.

Le intelligence europee

I giornali belgi Le Soir e Kanck hanno interpellato il ministro della Giustizia belga, Vincent Van Quickenborne, che ha confermato l’esistenza di un’indagine dell’intelligence, spiegando che «il servizio di sicurezza dello Stato sta lavorando da più di anno, assieme ai servizi di intelligence stranieri, per identificare la sospetta corruzione di membri del Parlamento europeo da parte di vari Stati».

Interferenze straniere come spionaggio

In campo ci sarebbero cinque agenzie di sicurezza interne, scrtive il Sole24Ore, tra le quali – stando a indiscrezioni –anche l’Italia, di fronte ad «una minaccia per la sicurezza dello Stato». Stando alla ricostruzione, il Sureté dell’Etat, il servizio segreto del Belgio, aveva messo sotto controllo e intercettato Panzeri, probabile regista dell’affaire Qatar.

L’intelligence italiana?

Col Corriere della Sera scopriamo che l’agenzia interna per la «Sicurezza dello Stato» del Belgio ha lavorato per mesi con i servizi segreti di altri 5 paesi, ma non con quelli dell’Italia che sarebbero stati esclusi dall’operazione nonostante tutto sembri ruotare intorno a personaggi italiani.

‘Operazione Qatar’ dal 1021

L’operazione Qatar, rivelano fonti giornalistiche belghe, comincia nel 2021 come indagine su un’interferenza da parte di un paese straniero sui processi decisionali del Parlamento europeo, come quelli sulle posizioni da prendere nei confronti di paesi accusati di non rispettare i diritti umani quali il Qatar, molto attivo per raggiungere un’intesa con la Ue sull’aviazione (ora bloccata dopo lo scandalo).

L’Aiuto dei PM di Milano

E i pm di Milano che danno assistenza in Italia ai colleghi greci per le propaggini italiane dell’indagine, parlano di europarlamentari a «libro paga», plurale che lascia immaginare un orizzonte investigativo più esteso di quello che al momento appare. Secondo la stampa greca, come già abbiamo detto, avrebbero sotto osservazione «oltre 60 eurodeputati». Estensione numerica e politica. Dal blocco socialista verso «nuovi partiti della destra».

Tagscorruzione parlamento europeo Qatargate


Distanze

di Massimo Marnetto

Vedere la magistratura belga al lavoro nel caso-Qatar, fa capire che l’Italia è diventato un paradiso penale. Qui l’impunità viene spacciata per garantismo. La legge si preoccupa del comfort dell’accusato illustre e non del patimento della vittima. Il reo che sconta la pena va rieducato, dice giustamente la Costituzione. Invece noi stiamo rieducando le vittime a non aspettarsi più giustizia, perché la potente lobby dell’illegalità sta disarmando gli inquirenti e limitando il controllo della stampa.

La giustizia e persino la correttezza era ”la” questione (morale) della sinistra. Deve tornare presto ad esserlo. Io – elettore di sinistra – mi vergogno per lo scandalo di Panzeri. Vorrei che questo sentimento – la vergogna – fosse espresso anche dai dirigenti di Articolo 1 e del PD, pur se penalmente estranei. Sentirsi parte del problema è l’unico modo per prenderne le distanze.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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